HERBERT MARCUSE.
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MARXISMO E NUOVA SINISTRA. SCRITTI E INTERVENTI.
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Parte 1.
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2007. Manifestolibri, ROMA.
Collezione Marcusiana. 
ISBN 978-88-7285-507-2. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
    Fondazione Ezio Galiano onlus
    http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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A cura di Raffaele Laudani. Postfazione di Sandro Mezzadra.  
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PRESENTAZIONE.
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Questo secondo volume degli scritti di Marcuse raccoglie un'ampia selezione di testi inediti degli anni Sessanta e Settanta sul marxismo.
Alla luce delle trasformazioni della societ capitalistica avanzata del secondo dopoguerra e in un serrato confronto con le posizioni della nuova sinistra, del femminismo e dell'ambientalismo, il filosofo francofortese elabora una nuova teoria critica che ripensa radicalmente i fondamenti del marxismo critico del Novecento e lo apre alle novit del mondo globale, anticipando cos molti temi del dibattito attuale, dalla nuova centralit del lavoro immateriale alle forme plurali e molteplici della
soggettivit ribelle dei movimenti antisistemici.
Fra i testi pubblicati, sette lezioni inedite tenute a Parigi nel 1974 e un lungo commento del 1979 alle Tesi di Rudolph Bahro, che per molti versi pu essere considerato  il testamento intellettuale del filosofo tedesco.
Correda e chiude il volume un ampio carteggio inedito con Raya Dunayevskaya, tra le figure pi innovative e moderne del marxismo.
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L'AUTORE.
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Herbert Marcuse (Berlino, 19 luglio 1898  Starnberg, 29 luglio 1979)  stato un filosofo, sociologo, politologo ed accademico tedesco naturalizzato statunitense. Figlio di una famiglia ebraica originaria della Pomerania, combatte durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 diventa membro della SPD, e nel 1918  inizia gli studi di Germanistica e storia della letteratura tedesca contemporanea. Nel 1919 abbandona la SPD e nel 1922 consegue il dottorato a Friburgo. Nel 1929 inizia a lavorare alla sua abilitazione sotto Martin Heidegger a Friburgo, ma non essendogli possibile completare il suo lavoro, alla fine del 1932 approda all'Istituto per la Ricerca Sociale. Ancora prima della presa di potere di Adolf Hitler, Marcuse fugge nel 1933 via Zurigo a Ginevra, per poi emigrare definitivamente negli Stati Uniti nel 1934, dove ottiene la cittadinanza nel 1940. E'stato uno dei massimi esponenti della cosiddetta Scuola di Francoforte, formata con Max Horkheimer e Theodor Adorno.
Negli Stati Uniti  ha insegnato in diverse universit e ha pubblicato le sue due principali opere annoverate tra le pi importanti della teoria critica e  tra le opere centrali del Movimento Studentesco degli anni sessanta in tutto il mondo. Nel 1979 Marcuse muore per le conseguenze di un'emorragia cerebrale.
Tra le sue opere principali:
Ragione e rivoluzione, L'uomo a una dimensione, Eros e civilt.
Accanto alla raccolta in cinque volumi degli Scritti e interventi inediti di Herbert Marcuse, la collana Marcusiana ripropone alcuni testi fondamentali del maestro della teoria critica, che conservano intatta la loro attualit e la loro forza di provocazione.
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Indice di questa parte.
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Introduzione.
Nota del traduttore.
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1. MARXISMO E RIVOLUZIONE NEGLI ANNI SESSANTA.
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Prefazione a R. Dunayevskaya, Marxismo e libert (1958).
Postfazione a K. Marx, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1965).
Lobsolescenza del marxismo (1967).
Riesame del concetto di rivoluzione (1968).
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2. SULLA NUOVA SINISTRA.
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Note sulla nuova sinistra (1967).
Marcuse definisce la sua posizione sulla nuova sinistra (1968).
Vittoria di un cattivo maestro. Intervista alla TV di San Diego (1969).
La nuova sinistra ha fallito? (1975).
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3. FEMMINISMO E AMBIENTALISMO.
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La liberazione della donna in una societ repressiva (1962).
Marxismo e femminismo (1974).
Ecologia e critica della societ moderna (1979).
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Fine Indice.
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INTRODUZIONE. di Raffaele Laudani.
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1. Questo secondo volume degli Scritti e interventi di Herbert Marcuse raccoglie i principali
contributi dedicati alla teoria marxista della rivoluzione e al suo riesame negli anni della cosiddetta
nuova sinistra. Da questo punto di vista, i testi qui presentati costituiscono il naturale completamento
del volume che li ha preceduti, che raccoglieva gli interventi politici degli anni Sessanta e Settanta1. Lo
stesso vale per queste pagine introduttive, che mirano a fornire al lettore alcuni elementi supplementari
che nella precedente occasione non erano stati discussi o erano rimasti solo accennati.
Nellintroduzione a quel volume si era messo in evidenza il ruolo centrale che la nuova sinistra
aveva avuto nella critica della societ dellultimo Marcuse. Quei movimenti - studenti, minoranze
razziali, controculture, lotte anticoloniali - erano i principali protagonisti dello sfondamento della
stabilizzazione geopolitica del secondo dopoguerra che, soprattutto dopo il Sessantotto, aveva
inaugurato una nuova fase storica con molti tratti simili allepoca attuale. Si sottolineava inoltre come
quello sfondamento costituisse per Marcuse anche una sfida e uno stimolo - non senza imbarazzi e
lacerazioni anche sul piano dei rapporti personali - ad avventurarsi oltre i sentieri consolidati e i
presupposti impliciti della teoria critica della Scuola di Francoforte.
Se tuttavia in quegli interventi militanti il travaglio teorico provocato da quella sfida era solo
intuibile tra le pieghe dei commenti allattualit politica, esso emerge ora in questo volume in tutta la
sua pienezza e complessit. Anche in questo caso il Sessantotto funge da spartiacque e guida la
struttura interna di questo volume: nella prima parte, che raccoglie i principali interventi di Marcuse
negli anni compresi tra la pubblicazione di Soviet Marxism (1958) e il successo mondiale seguito alla
pubblicazione di Luomo a una dimensione (1964), il riesame marcusiano del marxismo  tutto
orientato alla descrizione dei limiti dellortodossia marxista (sovietica e socialdemocratica) di fronte
alla presunta integrazione della classe operaia nel sistema di dominio globale (sovietico o
capitalistico). Il ruolo dei movimenti  qui prima assente - basti pensare al sostanziale disinteresse per
la rivolta ungherese del 1956, cui in Soviet Marxism Marcuse dedica poche righe distratte - e poi
problematico: se da un lato il protagonismo della nuova sinistra sembra fornire a Marcuse elementi per
dare corpo e sostanza a quel Gran Rifiuto dei senza speranza con cui si chiudeva L'uomo a una
dimensione, dallaltro quello stesso protagonismo sembra confermare e dare forza alla diagnosi della
integrazione del proletariato. La sincera identificazione politica di Marcuse con le sorti dei
movimenti (documentata anche nella seconda e nella terza parte di questo volume) rimane dunque in
questa fase teoreticamente sospesa tra limmagine del catalizzatore della rivoluzione e quella della
futilit; come gli rimproverava il leader studentesco Hans Jrgen Krahl, priva di una Realpolitik
rivoluzionaria2.
Dopo la rivolta mondiale del Sessantotto, la nuova sinistra viene progressivamente inglobata
nella teoria. Quegli elementi nuovi e spiazzanti che prima costituivano delle anomalie - spontaneit,
carattere extra-istituzionale, estraneit alla tradizione operaia, pluralit costitutiva delle soggettivit
ribelli e delle loro pratiche - sono ora parte integrante del riesame marcusiano; costituiscono anzi il
cuore e il contorno di un marxismo profondamente innovato rispetto alla tradizione del marxismo
critico tedesco dei primi del Novecento da cui Marcuse aveva preso le mosse. I risultati di questo
riesame, raccolti nella quarta parte di questo volume, restano aperti e contraddittori, con perentorie
fughe in avanti e repentini ritorni nei porti sicuri della ortodossia francofortese. E tuttavia in questa
contraddittoriet sta probabilmente la loro forza attuale: nellaccettare i rischi di questa sfida teorica ai
fondamenti della teoria critica, nel non limitarsi alla glossa a una prestazione intellettuale gi
consolidata e nel suo porsi anzi in una posizione di ascolto e ricettivit nei confronti del nuovo, con un
atteggiamento incredibilmente umile per quella che era ormai unicona mondiale. Un riesame che non
perviene dunque ad alcuna sistematicit e che rimane in una tensione irrisolta tra il passato e il futuro,
ma che al tempo stesso non rinuncia mai a sporcarsi le mani nel e con il presente.
2. Per comprendere le difficolt con cui si apre il riesame marcusiano del marxismo - proprio
nel momento in cui, con la pubblicazione di L' uomo a una dimensione, Marcuse diventava un punto di
riferimento fondamentale per la nuova sinistra -  necessario tenere presente la lunga gestazione di quel
volume che, per quanto pubblicato negli Stati Uniti e presentato come una critica della societ
americana del secondo dopoguerra, risentiva profondamente di questioni e preoccupazioni sviluppate
negli anni Trenta e Quaranta dalla Scuola di Francoforte per rispondere e dare senso alla novit del
nazionalsocialismo, in un contesto quindi molto diverso da quello in cui operavano in quegli anni i
movimenti della nuova sinistra. Per Marcuse e per gli altri francofortesi il nazismo era la prima forma
storica di quella mobilitazione totale, fatta di accesso (per quanto subordinato) al benessere
capitalistico, servizi sociali e allentamento dei vincoli morali e sessuali tradizionali (ci che in seguito
Marcuse descriver nei termini freudiani della desublimazione repressiva), che a loro avviso guidava
lintegrazione operaia nel sistema di dominio capitalistico e spiegava a posteriori la sconfitta operaia
di inizio secolo. Sostituendo lideale pericoloso della libert con la realt protettiva della sicurezza
economica, il regime nazista aveva dato ai suoi seguaci la buona coscienza della loro frustrazione,
trasformando stimoli di protesta e di ribellione in stimoli di coordinamento. Era cio riuscito a
coordinare anche le zone pericolose pi nascoste della societ individualistica, inducendo
lindividuo ad apprezzare e perpetuare un mondo che lo usa solo come un mezzo per loppressione.
La Gleichschaltung nazista aveva dunque creato un nuovo tipo di individuo: il soggetto sicuro, che
da unit di resistenza e autonomia si era trasformato in unit di duttilit e adeguamento; un
soggetto cio che aveva interiorizzato come suoi i doveri della societ esistente3.
La descrizione dellintegrazione operaia nella societ a una dimensione degli anni Sessanta
ripresenta gli stessi tratti fondamentali. La sconfitta militare del fascismo hitleriano non ha modificato
infatti lo scenario di integrazione delle forze dellopposizione. Questa opera adesso in uno stadio di
maggiore sofisticazione4: la mobilitazione totale della societ tardocapitalistica non abbisogna pi
della violenza terroristica ed opera nelle forme levigate e democratiche della societ
liberaldemocratica, nel bonapartismo senza Bonaparte che trovava nella societ a una dimensione
statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta la sua punta pi avanzata5. Come spiega nella sua
postfazione del 1965 al Diciotto Brumaio di Marx qui pubblicata, anche in questo caso la societ 
stretta in una totalit amministrata, che mobilita gli uomini e il paese6, dove tutte le forze di
opposizione, anche quelle in lotta, appaiono in fondo incapaci di rivoluzione7.
E' di fronte allevidenza di questa persistente e sempre pi sofisticata integrazione che si motiva
la necessit di riesaminare il marxismo, di prendere in esame cio le implicazioni teoriche e politiche
della crisi di uno dei pilastri della teoria marxiana, nello stesso momento in cui per questa
obsolescenza attesta la validit degli altri suoi concetti fondamentali8. Non che questesigenza
fosse precedentemente assente in Marcuse. Essa era infatti ben presente fin dalle giovanili
sperimentazioni heideggeriane compiute sul finire degli anni Venti. In quella fase, ancora fortemente
segnata dal fallimento della rivoluzione tedesca dei Consigli del 1918-19, quellesigenza si esprimeva
tuttavia nella volont di una rifondazione filosofica del marxismo9. In un momento storico in cui la
politica rivoluzionaria sembrava girare a vuoto, spettava infatti allo sforzo filosofico vivificare la
prassi marxista e ristabilire la sua concretezza e possibilit10. Adesso, per, il riesame doveva
rispondere ad una sfida pi immediatamente politica, che imponeva un movimento inverso, dalla critica
del presente ai fondamenti teorici del marxismo. Come spiegava gi nel 1947 a Max Horkheimer e
Theodor Adorno, lo scenario ereditato con la fine del nazismo e lemergere dellequilibrio bipolare del
secondo dopoguerra sembrava dimostrare limpossibilit storica della realizzazione della teoria
rivoluzionaria marxista, anche se la classe operaia e la sua prassi politica determinavano ancora la
struttura concettuale del marxismo. Compito della teoria critica doveva quindi essere lindagine dei
mutamenti strutturali della societ capitalistica, non limitandosi cio solo allanalisi del collante
ideologico che giustificava lintegrazione operaia. L'uomo a una dimensione voleva essere il
compimento di questindagine.
Al confronto con i movimenti della nuova sinistra, Marcuse arrivava quindi zavorrato da un
paradigma interpretativo che, al di l di unidentificazione esistenziale con le sorti di coloro che
protestano, che si ribellano, che si battono11, lasciava poco spazio al riconoscimento di una loro
efficace soggettivit. Il suo marxismo era ancora, come ai tempi della giovanile rifondazione, di natura
prevalentemente difensiva volto cio a salvare la sua possibilit dalle contingenze della storia.
Come appare evidente nei saggi su L'obsolescenza del marxismo e Riesame del concetto di rivoluzione,
per quanto sincera e tuttaltro che banale, dentro questa prospettiva lanalisi marxista dei movimenti
della nuova sinistra tentata da Marcuse non poteva andare oltre la fenomenologia, senza per un reale
collegamento fra le loro molteplici pratiche di ribellione e le contraddizioni strutturali del sistema.
3. Il lungo carteggio con Raya Dunayevskaya pubblicato in appendice e la prefazione del 1958
al suo Marxismo e libert che apre il volume sono la cifra di queste difficolt costitutive del riesame
marcusiano. Nel volume di Dunayevskaya si ritrovano infatti le tre direttrici principali che hanno
contraddistinto il marxismo di Marcuse: la fondazione filosofica (parte I e II), la discussione degli
sviluppi successivi della dottrina marxista (parte III) e la critica del presente alla luce di questa
fondazione filosofica (parte IV), che per producono risultati profondamente diversi. Ci vale in
particolare per il giudizio sulle responsabilit del leninismo negli sviluppi totalitari del marxismo
sovietico (che Marcuse in quegli stessi anni discute in Soviet Marxism) e, soprattutto, per la funzione
rivoluzionaria del proletariato nella societ industriale avanzata, che costituisce il cuore del riesame
marcusiano.
Cresciuta negli ambienti trotzkisti americani e oggi colpevolmente dimenticata, Dunayevskaya
ha dato infatti vita, prima insieme a C.R.L. James e poi con il gruppo di operai riuniti attorno alla
rivista News & Letters di Detroit, ad una delle riflessioni marxiste pi innovative del secondo
dopoguerra, dove il marxismo dialoga facilmente con teorie e movimenti diversi come quello
afro-americano, il pensiero post-coloniale e, successivamente, il femminismo. Sollecitando un
confronto sul finire del 1954, quando ancora Marcuse era noto solo in ambienti intellettuali ristretti per
il volume hegeliano del 1941 su Ragione e rivoluzione, Dunayevskaya aveva correttamente individuato
in Marcuse una prospettiva straordinariamente affine al suo programma di ricerca che, a partire dal
recupero delleredit hegeliana, mirava a ristabilire la forma originaria di marxismo che Marx
chiamava naturalismo o umanismo e a trasformarla in una metodologia pratica per la critica del
presente12. Con ogni probabilit, in quel momento Dunayevskaya non conosceva ancora il commento
marcusiano del 1932 ai Manoscritti marxiani, dove era gi esposta lunit essenziale tra filosofia,
critica delleconomia politica e prassi rivoluzionaria che informa lintera prestazione marxiana, e che
serviva a Marcuse per recuperare lontologia della libert come rivoluzione che aveva contraddistinto
la sua prima produzione, senza passare pi dalle forche caudine della fenomenologia esistenziale di
Heidegger13. Dunayevskaya era per consapevole che, nella sua ferma difesa dellorigine hegeliana
della dialettica rivoluzionaria di Marx, il volume marcusiano del 1941 aveva posto per la prima volta
negli Stati Uniti le basi per un marxismo realmente umanistico, dalle forti venature libertarie e
antiautoritarie e, al tempo stesso, molto diverso dalla vague esistenzialistica allora emergente14; una
prospettiva che nel caso di Dunayevskaya si sostanziava nel recupero della dimensione intrinsecamente
sociale delle categorie economiche marxiane, nel loro essere continuamente permeate
dallumanesimo che viene fuori dalle lotte sociali per la libert e contro il piano dispotico del
capitale che cerca di imbrigliarla15. E tuttavia, come riconosce lo stesso Marcuse, questa area cos
estesa di accordo si incontra con una cos ampia area di dissenso16.
Al fondo delle divergenze vi  una diversa interpretazione del rapporto che il marxismo deve
intrattenere con la prassi. Laddove per Marcuse limpossibilit di verificare la prima nella seconda,
costringe a salvare la prassi attraverso la filosofia (teoria), per Dunayevskaya questo rapporto muove
dal basso, dalla prassi alla teoria, cosicch essa  continuamente creata e ricreata dalle lotte
spontanee e totali che attraversano ogni epoca, compresa quella apparentemente asfittica della
societ a una dimensione17. Si spiega cos anche la loro diversa posizione sul rapporto tra gli
intellettuali e le masse. Dietro atteggiamenti che, in fondo, sono altrettanto intellettualistici - da vecchio
professore tedesco che non vuole rinunciare alla fatica del concetto o da chi ama mostrarsi come
donna del popolo che si sporca le mani con la routine quotidiana della gestione di un giornale - sta
lindisponibilit di Marcuse a contaminare in questa fase della sua vita i presupposti fondamentali della
teoria critica francofortese. Quella di Dunayevskaya non , come gli rimprovera Marcuse, la
glorificazione romantica della gente comune18, ma la disponibilit insolente ad aprire le
orecchie ai nuovi impulsi del proletariato, senza i quali il teorico non  solo il professore distratto
che abita in una torre davorio.  morto e non lo sa19. Sembra di sentire lo stesso Marcuse che,
quindici anni dopo, nel pieno della rivolta studentesca e delloccupazione dellistituto per la ricerca
sociale di Francoforte, si dice disposto a correre il rischio del parricidio e ricorda ad Adorno che vi
sono momenti in cui la teoria viene sospinta avanti dalla prassi, situazioni in cui la teoria che si tiene
distante dalla prassi diviene infedele a se stessa20. In questa fase, tuttavia, Marcuse non pu che
attestarsi su una posizione di difesa della purezza della dialettica, ostile ad ogni traduzione immediata
nella realt, molto simile a quella che egli rimproverer in seguito allamico di un tempo.
Lo stesso dicasi per la polemica sullautomazione: Marcuse ha ragione nel sottolineare che ci
contro cui lottano gli operai non  lautomazione, bens la pre-automazione, la semi-automazione,
il contenimento dellautomazione entro vincoli capitalistici21; e tuttavia, egli sembra qui non
considerare un principio che negli anni Quaranta egli stesso aveva sostenuto, ossia che scienza e
tecnica non operano mai in forma pura, ma sono sempre inserite in un universo tecnologico (che per
Marcuse equivale a dire entro determinati rapporti di produzione) che d loro senso e funzione22. Le
lotte operaie difese e documentate da Dunayevskaya sono rivolte proprio contro quelluniverso
tecnologico che fa dellautomazione arrestata (e della disoccupazione che ne consegue) uno
strumento per approfondire il comando capitalistico sul lavoro vivo. E tuttavia, al di fuori da
quelluniverso tecnologico, lautomazione non esiste, se non come categoria puramente filosofica.
4. Il dialogo con Raya Dunayevskaya offre per anche unaltra chiave per illuminare le
difficolt del riesame marcusiano prima del Sessantotto. Una chiave, per cos dire, geografica. Il
marxismo di Dunayevskaya  figlio ed espressione della societ statunitense, dove al conflitto di classe
tradizionale si sono sempre affiancate e spesso sovrapposte altre linee di differenziazione sociale,
prima fra tutte quella del colore, cos che sostanzialmente tutte le lotte sociali - dallemancipazione
dei neri dalla schiavit o contro la segregazione razziale alle varie ondate di femminismo, fino anche
alle pi recenti lotte contro il controllo delle frontiere con il Messico, sono state tutte considerate dagli
stessi protagonisti lotte contro lo sfruttamento e la subordinazione del lavoro, al pari delle lotte
wobblies per la riduzione dellorario di lavoro in fabbrica. Questa maggiore complessit della
composizione di classe del lavoro americano ha prodotto anche forme di lotta contro il piano
dispotico del capitale molto simili a quelle spontanee e extra-istituzionali che poi saranno proprie
della nuova sinistra, e che i canoni organizzativi della tradizione operaia europea hanno non a caso
quasi sempre bollato come sui generis o velleitarie. Il marxismo di Marcuse (e quello di tutta la Scuola
di Francoforte)  invece figlio della tradizione del movimento operaio europeo, radicato e costruito
sugli echi dei dibattiti del primo novecento in seno alla Seconda Internazionale. Retrospettivamente, 
cos quantomeno sorprendente limmagine che  passata di Marcuse come il teorico del nuovo Soggetto
storico che prende il posto della classe operaia, siano essi i marginali, gli studenti o il Terzo Mondo -
una posizione che non a caso Marcuse ha sempre rifiutato di riconoscere come propria23. Al limite 
vero il contrario: egli non  disposto a riconoscere realmente neanche lesistenza di una nuova classe
operaia che prende il posto di quella tradizionale24. Anche se ne rifiuta gli esiti antirivoluzionari, il
marxismo di Marcuse  intellettualmente subordinato ad unopzione politica profondamente
ortodossa che stabilisce unidentificazione immediata tra il movimento operaio e le sue
organizzazioni storiche, partito e sindacato di massa. La crescente politica conciliativa delle
organizzazioni storiche del movimento operaio diventa cos per lui, inevitabilmente, lintegrazione
del proletariato tout court, e le altre forme di ribellione possono essere considerate tutto al pi un
catalizzatore esterno o che si affianca al soggetto rivoluzionario.
La prestazione di Dunayevskaya  quindi una spina nel fianco del paradigma francofortese
della sconfitta operaia. Anche per questo motivo, Marcuse non pu nascondere il suo disagio per la
americanizzazione di Marx compiuta da Dunayevskaya, quando in Marxismo e libert sostiene che
la struttura del Capitale sia stata interamente rivista da Marx alla luce delle novit introdotte dal
movimento degli schiavi al tempo della guerra civile25. Quel sibillino richiamo agli amici che lo
bombardano di domande e il rifiuto di principio ad accogliere la dettagliata difesa di Dunayevskaya
riferimenti marxiani alla mano, spiega cos molto degli imbarazzi teorici che attanagliano la prestazione
di Marcuse in quegli anni e perch quel marxismo produca in lui al tempo stesso grande gioia e
grande irritazione26. Non essendo ancora disposto a correre il rischio del parricidio, Marcuse pu
difendere il marxismo solo attraverso un processo di astrazione - che Marcuse vuole marxiano ! -
dalla dimensione soggettiva della lotta anticapitalista e interamente centrato sulle contraddizioni
tecnologiche del sistema, sullincapacit dei rapporti di produzione esistenti di assecondare le esigenze
delle forze produttive che, per effetto dei processi di automazione, tendono oltre il lavoro alienato,
verso la liberazione.
5. Non  quindi solo una mera coincidenza che Marcuse si accorga realmente della svolta
introdotta dalla nuova sinistra e dellapertura delle societ a una dimensione solo in Europa, fra le
barricate parigine del maggio del Sessantotto, negli stessi giorni in cui egli presentava ad un convegno
internazionale su Marx il suo ortodosso riesame del marxismo. Lo spirito jeffersoniano della nuova
sinistra americana si  fatto globale27, trascinando con s anche le organizzazioni e le forme di lotta del
movimento operaio europeo e gli schemi intellettuali su di essi costruiti. Similmente, non  casuale che,
contestualmente a questa scoperta, il pi anziano Eros e civilt prenda il posto di L'uomo a una
dimensione come quadro interpretativo delle politiche di movimento. Qui, infatti, le premure difensive
sulla possibilit della rivoluzione venivano momentaneamente messe da parte a vantaggio di una
filosofia del movimento che, ricollegandosi alla parte pi innovativa dei suoi studi giovanili, metteva in
evidenza la sovrabbondanza essenziale del desiderio di liberazione rispetto ad ogni sua forma di
imbrigliamento politico. Eros era cio potentia-possibilitatis che sfida continuamente ed eccede le
politiche di contenimento della societ costituita28.
E' in questo mutato scenario che si motiva il crescente interesse di Marcuse per movimenti e
tradizioni estranei a quella operaia come lambientalismo e, soprattutto, il femminismo radicale. La
fenomenologia lascia il posto ad uno sforzo di comprensione dall 'interno: da un lato, questi movimenti
allargano e precisano i contenuti umanistici del suo marxismo; dallaltro, attraverso la mediazione
freudiana, essi favoriscono una concretizzazione storica - e corporea - alla scoperta filosofica
delleccedenza del desiderio che guida le istanze di liberazione. La coscienza ecologica consente ad
esempio a Marcuse di proporre unimmagine del comunismo che unisce la pace, la gioia, la felicit e la
libert sotto il denominatore comune della bellezza29: Lidea della bellezza -spiega Marcuse in
Controrivoluzione e rivolta -  della natura come dellarte: questa non  una semplice analogia o
unidea umana imposta alla natura;  invece lintuizione che la forma estetica, emblema di libert,  un
modo (o momento?) dellesistenza tanto delluniverso umano come di quello naturale30.
Lambientalismo  cos un movimento di liberazione duplice: nelle sue lotte  presente una
dimensione politica, perch minaccia gli interessi costituiti del big business, e una dimensione
psicologica, perch la protezione dellambiente, la pacificazione della natura esterna, comporterebbe
anche una pacificazione della natura umana, dei rapporti fra gli esseri umani31. La coscienza
ambientalista del limite pu servire quindi come movente della lotta radicale per la costruzione di
una societ libera: Linquinamento dellaria e dellacqua, il rumore, lintrusione dellindustria e del
commercio negli spazi aperti naturali hanno il peso dellasservimento e dellimprigionamento. La lotta
contro di essi  lotta politica, poich  ovvio fino a che punto la violazione della natura  inseparabile
dalleconomia capitalistica o burocratica32. Infatti, quando si pone come ostacolo alla produttivit e
allo sfruttamento delle risorse, lambiente naturale subisce, come gli uomini, la cecit delle energie
distruttive del capitale, laggressivit che distrugge la vita e inquina la natura. La sua dimensione
estetica espone per lambientalismo anche al rischio della integrazione nel sistema, nelle forme
della fuga dalla politica e della ricerca reazionaria dellincontaminato o, peggio ancora, nella
trasformazione della coscienza ecologica in un bisogno commerciale33.
Per essere radicale, il mutamento ecologico deve dunque porsi come scienza politica: deve
collocare la distruzione della natura nel contesto pi generale distruttivit che caratterizza la societ
tardocapitalistica. Presuppone cio la sovversione dei bisogni compensatori esistenti. Cos concepita,
la liberazione della natura, il recupero delle forze naturali che esaltano la vita, di qualit sensuali
estranee alla logica delle prestazioni competitive, che sono implicite nelle lotte ambientaliste,
assumono una posizione strategica nelle lotte contro il tardocapitalismo. Ogni aspetto della critica del
capitalismo pu essere anzi riletto in chiave ecologica. In un simposio su Ecologia e rivoluzione
tenutosi a Parigi nel 1972, Marcuse lega ad esempio la questione ecologica alla lotta contro i crimini di
guerra commessi nei confronti del popolo vietnamita. A suo avviso, infatti, lintervento americano in
Vietnam pu essere letto al tempo stesso come un ecocidio e come un genocidio: i due aspetti, la
distruzione della natura umana e della natura esterna, sono due facce della pi generale distruttivit del
capitalismo avanzato, della sua violazione di ogni forma di vita recalcitrante al dominio. In questo
senso, la violenza del napalm statunitense contro le campagne e le foreste vietnamite deve essere
considerata una chiara espressione della violenza distruttiva del capitalismo avanzato, una metafora
sanguinaria della societ capitalistica contemporanea: il crudele spreco delle risorse produttive nella
madrepatria imperialista va di pari passo con il crudele spreco delle forze distruttive e del consumo di
strumenti di morte prodotti dallindustria militare34.
Il Womens Liberation Movement  per Marcuse un movimento ancora pi significativo,
potenzialmente il pi radicale che ci sia35. Proprio perch la repressione delle donne  stata
costantemente rafforzata dalluso sociale della loro costituzione biologica, il movimento femminista
si trova in una posizione privilegiata negli scenari tardocapitalistici, in cui la sovrapposizione tra
repressione sociale e repressione biologica  diventata un attributo costitutivo del potere. Esso
rappresenta la forza storica che nel panorama della rivolta contro il capitalismo decadente meglio
esprime il rapporto sovversivo esistente tra la critica del principio di prestazione e lemergere di un
nuovo principio della realt, quella che meglio consente di riformulare i contenuti concreti della
liberazione: La donna - si legge in Controrivoluzione e rivolta - mantiene la promessa di liberazione.
E' la donna che, nel quadro di Delacroix, tenendo la bandiera della rivoluzione, conduce il popolo sulle
barricate. Non indossa alcuna uniforme; i suoi seni sono nudi e il suo bel viso non mostra traccia di
violenza. Ma lei ha un fucile in mano, perch si deve ancora combattere per la fine della violenza36.
Nel movimento femminista  gi contenuta limmagine del socialismo come mutamento qualitativo
dellordine esistente, come mutamento nei bisogni istintuali delle donne e degli uomini, liberati dalle
esigenze del dominio. La lotta per la liberazione della donna porta quindi con s i contenuti della pi
ampia emancipazione del genere umano: nella societ tardocapitalistica le caratteristiche solitamente
considerate specificamente femminili - la ricettivit, la sensualit, la nonviolenza, la tenerezza - hanno
tutte una portata eversiva. Esse incarnano infatti la negazione determinata dei valori e dei bisogni
repressivi della societ capitalistica, sono modi dellenergia erotica degli istinti di vita nella loro lotta
contro laggressivit della societ capitalistica come forma della cultura fondata sul dominio
maschile. La rivoluzione comunista dovrebbe quindi manifestarsi come un processo di
femminilizzazione del principio di prestazione, come disgregazione dei valori di efficienza,
competitivit e virilit che guidano la societ capitalistica.
Marcuse  consapevole dellaccezione fortemente peggiorativa accordata dal movimento
femminista a questimmagine romantica della donna. Questa mistica della femminilit  stata anzi
parte integrante del processo indotto di adattamento della donna alla nuova opulenza della societ
americana, la forma specificamente femminile di formazione alla societ a una dimensione37. Per le
femministe americane, con cui su questo tema Marcuse ha intrattenuto un confronto costante nel corso
degli anni Settanta, lesaltazione tardocapitalistica della differenza femminile  solo la faccia
presentabile della politica del sesso, lorganizzazione dei rapporti sessuali come rapporti di
dominio38. Essa serve a riproporre il vecchio modello della madre-casalinga e ad esorcizzare il sogno
proibito della carriera39. Dal canto suo, gi agli inizi degli anni Sessanta, Marcuse aveva messo in
guardia da unidentificazione immediata dellemancipazione della donna con la carriera, con
laccesso paritario al mondo del lavoro. La lotta per la piena uguaglianza economica, sociale e
culturale, di conseguenza, deve essere considerata solo il prerequisito necessario alla liberazione della
donna40. Questa liberazione pu essere pienamente raggiunta solo oltre luguaglianza, con la
costruzione di una societ governata da un diverso principio della realt, oltre il principio di
prestazione, una societ in cui le conseguenze politiche oppressive della dicotomia tra maschile e
femminile vengano superate nelle relazioni sociali e individuali tra esseri umani. Luguaglianza non
garantisce infatti la liberazione. Si limita a liberare la potenza lavorativa femminile, la sua forza lavoro
al servizio del capitale. Una simile emancipazione non fa altro che trasformare la donna in uno
strumento di lavoro uguale alluomo, estendendo per questa via la base potenziale dello sfruttamento
capitalistico. Il fatto che limmagine e la realt della donna siano state determinate da una societ
dominata dal maschio non significa necessariamente che questa determinazione debba essere rifiutata,
che la liberazione delle donne debba sopraffare la natura femminile. In quell'immagine manipolata
della femminilit  a suo avviso contenuta un potenziale di liberazione che il movimento,
recuperandone l'originaria incompatibilit con la societ repressiva, dovrebbe riscoprire in tutta la sua
portata sovversiva: la societ patriarcale ha creato unimmagine femminile, una controforza
femminile, che pu ancora diventare uno dei becchini della societ patriarcale41. La lotta per la
liberazione della donna deve quindi liberare la femminilit dal suo velo mistico e farne l'antitesi del
principio di prestazione: il capitalismo avanzato ha gradualmente creato le condizioni materiali per
trasformare in realt lideologia della femminilit, ha creato le condizioni oggettive per capovolgere in
forza la debolezza a cui  stata fino ad ora associata, per trasformare loggetto sessuale in un soggetto e
rendere il femminismo una forza politica nella lotta contro il capitale e per una societ androgena,
post-genere.
6. La differenza fra il riesame marcusiano del marxismo degli anni Sessanta e quello del
decennio successivo si evidenzia nello straordinario commento a Lalternativa di Rudolph Barho42.
Scritto pochi mesi prima della sua morte, questo saggio pu anzi essere considerato il testamento
intellettuale di Marcuse. Il mutamento di prospettiva dai tempi di L'uomo ad una dimensione 
evidente: qui, infatti, i movimenti della nuova sinistra sono ormai parte integrante della teoria, ne danno
anzi forma e contenuti, e lattenzione si  decisamente spostata dalloggettivit dei processi tecnologici
alla soggettivit della rivolta. La ricerca di Barho consente in particolare a Marcuse di radicare la sua
scoperta filosofica delleccedenza del desiderio nel processo materiale di produzione. Questa  ora
berfliges Bewutsein, quella quantit crescente di energia mentale libera che non  pi vincolata
al lavoro necessario e alla conoscenza gerarchica: attraverso la crescente meccanizzazione e
intellettualizzazione del lavoro, il modo di produzione capitalistico accumula una quantit crescente di
abilit e conoscenze generali, un potenziale che non pu essere sviluppato all'interno dellapparato di
produzione esistente, perch entrerebbe in conflitto con il bisogno di una integrale deumanizzazione del
lavoro43. Una larga parte di questo potenziale viene cos deviata in forme di lavoro non necessarie,
richieste solo per la riproduzione del capitale e senza un rapporto reale con la costruzione e la
preservazione di una societ migliore. Sotto queste circostanze, una contro-coscienza emerge tra la
popolazione dipendente (oggi circa il 90% del totale), una consapevolezza della sempre pi evidente
obsolescenza dellorganizzazione e della divisione sociale del lavoro prevalente44. Il modo di
produzione tardocapitalistico favorisce lo sviluppo di qualit, conoscenze, forme di immaginazione, e
capacit di godimento che nel contesto produttivo esistente vengono pervertite e mortificate,
determinando quindi una spinta a diffondersi oltre la loro realizzazione repressiva. Il blocco
alleffettiva realizzazione di questi bisogni diventa coscienza della frustrazione, dellumiliazione e
dello spreco. Questa coscienza eccedente esiste quindi in tutti gli strati della popolazione dipendente,
anche se  personificata (ma non riflessa) principalmente negli strati intellettualizzati. Per questa via,
Marcuse pu riformulare il nesso tra lavoro, mutamenti della composizione di classe e soggettivit
della protesta che, prima del Sessantotto, restava solo abbozzato: il potere del capitale non si articola
pi primariamente nel rapporto di lavoro in senso stretto, ma allesterno, nel mercato e in tutti i campi
della vita politica e sociale. Il dominio capitalistico ingloba quindi nella gabbia della sua rete di
rapporti subordinati settori sempre pi vasti della popolazione dipendente. Il potere direttivo e
organizzativo del Gesamtkapital sta di fronte al potere produttivo del Gesamtarbeiter45. Il processo di
realizzazione del capitale non tocca solo i lavoratori manuali; la base dello sfruttamento si  allargata
fino ad includervi lavoro e servizi un tempo considerati improduttivi. Il lavoro intellettuale diventa
cos parte integrante e forse primaria della forza lavoro collettiva46. Siamo di fronte ad un mutamento
decisivo nella composizione della classe operaia: con la crescita della produttivit del lavoro, una
parte sempre pi ampia della popolazione  impiegata nella produzione immateriale. Non si tratta per
di una nuova classe operaia che si affianca o si sostituisce a quella storica nella sua funzione
rivoluzionaria, ma di un allargamento della base potenziale della rivoluzione, espressione di una forza
lavoro sempre pi socialmente combinata: Studenti, minoranze razziali e nazio-nali oppresse,
donne, iniziative di cittadinanza sono cos tutte forme in cui si esprime la forza vitale e la potenza
sovversiva del lavoro vivo. Tutti gli individui, al di l delle loro differenze, sono soggetti potenziali di
una prassi radicale: rimane vero che il capitalismo produce i suoi becchini. Questi non si identificano
col proletariato, ma con loperaio complessivo e la sua coscienza soffocata - la soggettivit ribelle47.
Nella nuova situazione la categoria tradizionale di impoverimento, intesa esclusivamente come
peggioramento delle condizioni di vita materiali, non  pi capace di esprimere compiutamente i
movimenti soggettivi di autodeterminazione. Questo impoverimento deve essere inteso pi estesamente
come oppressione: sessuale, razziale, al lavoro o, semplicemente, lesperienza di vivere in una societ
le cui forme di vita non sono pi tollerabili. Le forme innovative e immateriali con cui si
manifestano le soggettivit ribelli esprimono cos la consapevolezza che il soddisfacimento dei bisogni
materiali fondamentali deve muoversi sotto il segno dellautodeterminazione delle donne e degli
uomini in tutte le sfere e le dimensioni della loro vita. La nuova dimensione del comando capitalistico
ha messo dunque in moto forme molteplici e plurali di negazione del lavoro. Per Marcuse si tratta
veramente di una questione di allargamento delle contraddizioni. Queste ultime adesso penetrano
lintera societ. Naturalmente, esse si realizzano in forme molto diverse a seconda dei contesti e delle
classi sociali, ma sono contraddizioni del sistema nel suo complesso.
In questo nuovo quadro di riferimento, il concetto di integrazione del proletariato ha perso
ovviamente gran parte della propria validit. Dire che il proletariato  integrato non rende pi giustizia
al presente stato di cose48: nella misura in cui  espressione del processo di produzione materiale,
allinterno del Gesamtarbeit convivono interessi compensatori che possono essere soddisfatti nel
quadro della societ esistente e interessi emancipatori che invece trascendono questo quadro. Si tratta
quindi di un equilibrio costantemente precario, ambivalente, che nelle sue forme pi alte e consapevoli
si manifesta come soggettivit senza soggezione, ma che, al tempo stesso, per queste sue caratteristiche,
corre sempre il rischio di annullare la propria dimensione sovversiva. Marcuse ricorre in questo caso
alla molteplicit semantica del termine inglese people, espressione delle istanze di liberazione dal basso
(all power to the people), ma al tempo stesso costantemente sul filo di cadere nella gente, forma
tardocapitalistica della massa49. Anche la teoria della rivoluzione ne esce modificata: a fronte della
concentrazione di un enorme potere militare e di polizia nelle mani delle istituzioni dello status quo e
del prevalere di una mentalit riformista nelle grandi organizzazioni del lavoro, la strategia tradizionale
della presa del potere, intesa come assalto diretto al cuore dello Stato e dei suoi centri nevralgici, non
 pi praticabile e neanche auspicabile50. Il rifiuto organizzato si esprime come sovversione di
base, come azione simultanea diversificata e per contagio.
Alcuni lettori avranno ritrovato pi di unassonanza con i temi discussi in questi ultimi anni a
proposito della moltitudine51: pi che unalternativa precostituita allimpero, ci che oggi chiamiamo
moltitudine  per qui lo spazio stesso della politica, un campo di tensione, il terreno di lotta della
soggettivit ribelle. Questa, in altri termini, deve produrre continuamente la catastrofe della propria
soggettivit, trasformando in prassi questa potenza ostruita e resa inattiva dalle gratificazioni
compensatorie del tardocapitalismo.

NOTE
1 H. Marcuse, Oltre luomo a una dimensione. Movimenti e controrivoluzione preventiva,
Roma, Manifestolibri, 2005.
2 H.J. Krahl, Teoria critica e pratica (1969), in Costituzione e lotta di classe (1971), Milano,
Jaca Book, 1973, pp. 317-324.
3 H. Marcuse, Stato e individuo sotto il nazionalsocialismo (1942), in Davanti al nazismo, a
cura di C. Galli e R. Laudani, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 13-42.
4 Id., 33 tesi (1947), in Davanti al. nazismo, cit., pp. 113-126.
5 Id., Il destino storico della democrazia borghese (1972), in Oltre luomo a una dimensione,
cit., p. 194.
6 Infra, p. 45.
7 H. Marcuse, 33 tesi, cit., p. 114.
8 Infra, p. 49.
9 H. Marcuse, Contributi a una fenomenologia del materialismo storico (1928), in
Fenomenologia ontologico-esistenziale e dialettica materialistica, a c. di G. Casarico, Milano,
Unicopli, 1980, pp. 3-42.
10 H. Marcuse, Sulla filosofia concreta (1929), in Marxismo e rivoluzione, Torino, Einaudi,
1975, pp. 3-29.
11 Infra, p. 46.
12 R. Dunayevskaya, Herbert Marcuse, Marxist Philosopher, in News & Lettere, 7, 1979.
13 H. Marcuse, Nuove fonti per la fondazione del materialismo storico (1932), in Marxismo e
rivoluzione, cit., pp. 61-116.
14 Per una sintesi dellumanesimo marxista di Dunayevskaya si veda il suo Lumanesimo di
Marx oggi, in E. Fromm, LUmanesimo socialista (1965), Milano, Rizzoli, 1975, pp. 87-102.
15 Infra, p. 311.
16 Infra, p. 343.
17 Infra, p. 296, 298,312,314.
18 Infra, p. 287.
19 Infra, p. 292.
20 Cfr. H. Marcuse, Lettera a T.W. Adorno del 5 aprile 1969, in Oltre luomo a una
dimensione, cit., p. 309.
21 Infra, p. 330.
22 H. Marcuse, Alcune implicazioni sociali della tecnologia (1941), in Tecnologia e potere
nelle societ post-liberali, a cura di G. Marramao, Napoli, Liguori, 1981, pp. 137-170. Questo e altri
contributi marcusiani sulla questione della tecnica saranno discussi nel terzo volume di questa edizione
critica.
23 Infra, p. 92 e pp. 184-185.
24 Infra, p. 228.
25 Infra, pp. 319-320.
26 Infra, p. 343.
27 Infra, p. 73.
28 Cfr. R. Laudani, Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Bologna, Il
Mulino, 2005.
29 Cfr. A. Light, Marcuses Deep-social Ecology and the Future of Utopian
Environmentalism, in Herbert Marcuse. A Critical Reader, London-New York, Routledge,
2004, pp. 227-235.
30 H. Marcuse, Controrivoluzione e rivolta, Milano, Mondadori, 1973, p. 218.
31 Infra, p. 173.
32 Controrivoluzione e rivolta, cit., p. 214.
33 Ivi, p. 213.
34 H. Marcuse, Ecologie et rvolution, in Le Nouvel Observateur, 397, 1972.
35 Infra, p. 153.
36 H. Marcuse, Controrivoluzione e rivolta, cit., p. 226.
37 B. Friedan, La mistica della femminilit (1963), Milano, Edizioni di Comunit, 1982. Ma si
veda anche B. Cartosio, Anni inquieti, Roma, Editori Riuniti, 1992.
38 K. Millett, La politica del sesso (1969), Milano, Rizzoli, 1971, spec. cap. II (Teoria della
politica sessuale), pp. 41-82.
39 B. Friedan, Mistica della femminilit, cit., p. 37.
40 Infra, pp. 143-144.
41 H. Marcuse, Controrivoluzione e rivolta, cit., p. 226.
42 R. Bahro, L'alternativa nellest europeo (1976), Milano, Sugarco, 1979.
43 H. Marcuse, The Reification of the Proletariat, in Canadian Journal of Philosophy and
Social Theory, 1, 1979, p. 21.
44 Ivi, p. 21.
45 H. Marcuse, Controrivoluzione e rivolta, cit., p. 20.
46 H, Marcuse, Teoria e pratica, Milano, Shakespeare & Company, 1975, p.42.
47 Infra, p. 266.
48 H. Marcuse, Teoria e pratica, cit., p. 42.
49 H. Marcuse, Il destino storico della democrazia borghese, cit., p. 194.
50 Infra, pp. 275-276.
51 Cfr. M. Hardt-A. Negri, Moltitudine, Milano, Rizzoli 2005. Ma cfr. anche P. Virno,
Grammatica della moltitudine, Roma, DeriveApprodi, 2002.

NOTA DEL TRADUTTORE
Marcuse utilizza Marxian e Marxist secondo una chiara differenziazione semantica, sicch i due
termini possono essere resi rispettivamente con marxiano e marxista (cos, ad esempio, nella
Prefazione a Marxismo e libert). Pi di rado, tuttavia, egli ricorre al solo Marxian, in riferimento tanto
alla teoria di Marx (in senso proprio marxiana), quanto alla sua elaborazione successiva,
propriamente marxista. In questo senso, in L'obsolescenza del marxismo, si distingue tra Marx and
Engels themselves e la later Marxian Theory, la teoria marxista posteriore, comprendente qui la
teoria dellimperialismo di Rosa Luxemburg, di Hilferding e di Lenin. Discorso analogo vale per il
tedesco Marxschen: di Marx, o marxiano, raramente per anche come sinonimo di marxistisch,
quindi marxista (entrambi gli usi sono nella Postfazione al Diciotto brumaio, ad es. nella
formulazione der Abstand der Marxschen Theorie von der gegenwrtigen Marxschen Ideologie). Nel
complesso, con Marxian lAutore si riferisce, in prima istanza, alla riflessione di Marx, ma spesso
anche a quelle che egli considera sue genuine rielaborazioni, mentre Marxist allude, in termini pi
generali, al movimento storico, teorico e politico, di cui lo stesso Marcuse si riconosce partecipe;
talvolta, per, la medesima espressione contiene una presa di distanza, quando qualifica una specifica
ideologia e connota, pertanto, lirrigidimento - da ultimo lo svuotamento - di quella stessa storia (di
ideologia marxista si parla in Marcuse definisce la sua posizione sulla nuova sinistra, ma gi in
Soviet Marxism  presente la distinzione tra Soviet Marxism e pre-soviet Marxian theory: cfr. ivi,
New York 1958, p. 11).
Nella traduzione di laborer, worker, laboring class e working class si  tenuto conto della
usuale diversificazione terminologica cui vanno incontro i termini Arbeit e Arbeiter sia nella lingua
inglese sia in quella italiana. Si  reso pertanto labor con lavoro, o talvolta col sinonimo
manodopera, e laborers con lavoratori, salvo che in locuzioni specifiche, in cui si  ricorso,
secondo una prassi consolidata, a operaio: labor movement = movimento operaio; labor
bureaucracy = burocrazia operaia. Organized labor sono invece i lavoratori organizzati, o anche
le organizzazioni del lavoratori. Corrispondentemente, si  tradotto worker con operaio e working
class con classe operaia (si  inteso per il plurale working classes nel senso pi ampio di classi
lavoratrici). Al tempo stesso, si  scelto di non differenziare la traduzione di labor e work, cos come
ricorrono sia in The Obsolescence of Marxism sia in Ecology and the Critique of Modern Society,
quando Marcuse richiama la separazione marxiana tra regno della necessit e regno della libert
con la distinzione tra il socially necessary labor, c) alienated labor, e il creative work, o nonalienated
work. Piuttosto che rendere il secondo termine con un pi generico opera, o addirittura attivit, si 
preferito dare risalto alla pi ampia nozione di lavoro, trascendente il socialmente necessario, che
qui  in gioco, conservando lespressione lavoro creativo - tanto pi che Marcuse invece preferisce
spesso (cos ad es. nel Saggio sulla liberazione, trad. it. Torino 1969, p. 33, ma gi in Eros e civilt,
trad. it. Torino 1964, p. 213) indicare la dimensione della libert come al di l del lavoro, in termini
di leisure (tempo libero) o play (gioco). Ci, peraltro, tenendo conto anche dellannotazione
marcusiana contenuta in La fine dellutopia (trad. it. Bari 1968, p. 39), riguardo loscillazione
terminologico-concettuale cui d luogo la definizione del rapporto di lavoro e liberazione (come
liberazione dal/del lavoro).
Instinct, cui Marcuse ricorre conformemente alla Standard Edition degli scritti freudiani (e
gi tradotto con istinto nelledizione italiana di Eros e civilt) si rende qui con pulsione -
analogamente, instinctual con pulsionale - con impulso invece il pi raro drive. Sullopportunit di
una simile traduzione del termine Trieb, cfr. l'Avvertenza generale alla presente edizione, in S. Freud,
Opere I, a cura di C. Musatti, Boringhieri, Torino 1967, p. XII. E' da notare come Musatti alluda
proprio a quella plasticit delle pulsioni che ne farebbe altro dagli istinti, e che pi interessa a
Marcuse. Su questo, cfr. anche la voce pulsione, nella Enciclopedia della psicoanalisi di J.
Laplanche e J.-B. Pontalis, nuova edizione italiana a cura di L. Mecacci e C. Puca, Roma-Bari 1993.
Corporate capitalism: a differenza del significato attualmente prevalente nel dibattito
teorico-politico americano, che allude alla riorganizzazione neocorporativa del capitalismo, in Marcuse
lespressione contiene un chiaro riferimento alle grandi societ per azioni, per cui  resa con
capitalismo delle corporations, come gi nel vol. I della presente edizione degli scritti marcusiani
(cfr. Oltre luomo a una dimensione. Movimenti e controrivoluzione preventiva, a cura di R. Laudani,
Roma 2005), soluzione preferita, a capitalismo azionario, di cui si fa uso, ad es., nelledizione
italiana del Saggio sulla liberazione.
Da ultimo, nella traduzione di Fallimento della nuova sinistra? e di Marxismo e femminismo, si
rendono con maschile e femminile i termini maskulin e feminin (o masculine e femmine), con i
quali Marcuse sottolinea la peculiare accentuazione storico-sociale della differenza di genere -e ci per
non appesantire il testo con espressioni arcaiche o comunque poco diffuse
(mascolino-femminino). Pi di rado ricorrono nel testo marcusiano mnnlich e weiblich (o male e
female), ad indicare la dimensione di genere nella sua originariet biologica (recuperabile
esclusivamente nel quadro di una societ libera): in questi pochi casi, si ricorre comunque a maschile
e femminile, o, dove possibile, a uomo e donna, segnalando per comunque tra parentesi quadra
la differenza terminologica originale. Cos, in La nuova sinistra ha fallito?: Si pu dire che la
dicotomia uomo-donna [mnnlich-weiblich, male-female] si sia sviluppata nellopposizione
maschile-femminile [maskulin-feminin, masculine-feminine].
Napoli, novembre 2006
Luca Scafoglio

I. MARXISMO E RIVOLUZIONE NEGLI ANNI SESSANTA
PREFAZIONE A R. DUNAYEVSKAYA, MARXISMO E LIBERT*
Riesaminare la teoria marxiana costituisce uno dei compiti pi importanti per la comprensione
della situazione attuale. Forse nessuna altra teoria ha anticipato le tendenze fondamentali della tarda
societ industriale con tanta precisione, e ha tratto dalle sue analisi conclusioni apparentemente cos
errate. Se lo sviluppo economico e politico del Ventesimo secolo presenta molti dei tratti che Marx
deriv dalle contraddizioni interne del sistema, tali contraddizioni non sono per esplose nella crisi
finale; lera dellimperialismo ha visto il mondo occidentale riorganizzarsi su scala intercontinentale,
ma anche, sulla medesima scala, stabilizzarsi - malgrado o in forza di una permanente economia di
guerra. E mentre la rivoluzione socialista era stata preparata e aveva avuto inizio sotto la guida di
concezioni rigorosamente marxiste, la successiva costruzione del socialismo nellorbita comunista non
mostra nulla della sostanza del pensiero di Marx. E tuttavia, quando si riesamina la teoria di Marx, non
basta mettere semplicemente in rilievo il contrasto tra la realt e le previsioni marxiane. Nella misura
in cui la concezione dello sviluppo del capitalismo maturo e della transizione al socialismo  stata
elaborata da Marx ed Engels in uno stadio precedente a quello della sua verifica, si pu dire che la
teoria marxiana implichi delle previsioni. Il carattere essenziale di tale teoria contraddice, per, una
simile affermazione. La teoria di Marx  una interpretazione della storia e, sulla base di tale
interpretazione, definisce lazione politica che, nel quadro delle possibilit storicamente date, pu
instaurare una societ senza sfruttamento, miseria e ingiustizia. Perci, la teoria di Marx deve
rispondere, nella sua struttura concettuale cos come nella prassi politica, alla realt storica in
evoluzione: la modifica delle concezioni teoriche e della prassi politica che queste devono guidare 
parte della teoria stessa. Se, tuttavia, tali modifiche fossero semplicemente aggiunte alla concezione
originaria per correggerla alla luce di fatti nuovi e inattesi, la stessa struttura teorica finirebbe per essere
distrutta. Questultima pu preservarsi solo se le modificazioni stesse sono ricavate dalla concezione
originaria, come alternative storiche ad essa immanenti. Le modifiche devono risultare connesse in
modo chiaro con i fondamenti della teoria, cio con la concezione materialistico-dialettica della societ
industriale. Questa concezione riunisce in s i diversi strati della teoria marxiana: qui devono trovare la
loro conferma le categorie filosofiche pi generali cos come quelle pi specificamente economiche,
tanto la dottrina quanto lazione politica del marxismo.
Lincapacit di chiarire la funzione e il pieno contenuto del materialismo dialettico ha inficiato
gran parte del dibattito sulla teoria di Marx, sia in ambito marxista sia non marxista. Con alcune
notevoli eccezioni (come Storia e coscienza di classe di Georg Lukcs1 e le pi recenti rielaborazioni
del marxismo in Francia), il materialismo dialettico  stato sminuito, come un resto metafisico,
elemento di disturbo, della teoria di Marx, oppure  stato formalizzato in un metodo tecnico, o
schematizzato in una Weltanschaung. Il libro di Raya Dunayevskaya rompe con queste e con
distorsioni affini e tenta di riconquistare lunit integrale della teoria di Marx nel suo vero fondamento:
nella filosofia umanistica.
E' stato spesso rilevato come gli scritti filosofici di Marx che precedono la Critica
delleconomia politica2 abbiano preparato il terreno per le teorie economiche e politiche di Marx. Dopo
essere stati a lungo dimenticati o trascurati, gli scritti filosofici sono tornati al centro dellattenzione
negli anni Venti, soprattutto dopo la prima edizione del testo integrale della Ideologia tedesca3 e dei
Manoscritti economico-filosofici4. Lidentit interna dello stadio filosofico con quello economico e
politico, tuttavia, non fu colta, e forse non poteva esserlo adeguatamente, poich mancava ancora un
anello decisivo, i Lineamenti della critica delleconomia politica del 1857-58, pubblicati per la prima
volta nel 1939 e nel 19415. Il volume di Dunayevskaya supera le precedenti interpretazioni,
dimostrando non solo che la teoria economica e politica di Marx  in tutto e per tutto una filosofia, ma
anche che questulti-ma  da principio una teoria economica e politica. La teoria marxiana emerge e si
sviluppa sotto la spinta della stessa dialettica storica, che essa interpreta. Il punto di partenza  dato
dalla comprensione della situazione della societ capitalistica. Il suo concetto deriva dalla
penetrazione filosofica delleconomia capitalistica: questa societ crea le condizioni indispensabili per
una esistenza umana libera e razionale, mentre preclude la realizzazione della libert e della ragione. In
altre parole - giacch il frequente abuso della parola libert ne impedisce del tutto lutilizzo -Marx
sostiene che la societ capitalistica crea le premesse per una esistenza senza fatica, miseria, ingiustizia
e angoscia, mentre perpetua quella stessa fatica, miseria, ingiustizia e angoscia.
Marx non mette in discussione il valore di questo obiettivo. Egli accoglie lumanesimo non
come una filosofia tra le altre, ma come un fatto storico o piuttosto come una possibilit storica; le
condizioni sociali per la realizzazione dellindividuo onnilaterale6 possono essere instaurate
trasformando le condizioni sociali costituite che impediscono tale realizzazione. Marx assume il
valore di una societ umana - il socialismo - quale norma del pensiero e dellazione, cos come si
assume la salute come criterio per la diagnosi e il trattamento di una malattia. Nella teoria marxiana
leconomia capitalistica non  descritta e analizzata in s e per s, ma in base allaltro da s - nei
termini delle possibilit storiche divenute mete realistiche per lazione. In quanto teoria critica, il
marxismo  compiutamente bidimensionale: esso misura la societ prevalente a partire dalle sue stesse
potenzialit e capacit, storico-oggettive. Il carattere bidimensionale si manifesta nellunit di filosofia
ed economia politica: la filosofia di Marx  critica delleconomia politica, e ogni categoria economica
costituisce una categoria filosofica. Questa unit viene bene alla luce nella trattazione che
Dunayevskaya dedica al Capitale, che mostra come le pi tecniche analisi economiche del processo di
produzione e circolazione siano altrettanto stretta-mente connesse alla filosofia umanistica, quanto lo
sono la critica a Hegel e le tesi su Feuerbach.
Una volta che si riconosce nellidea umanistica non solo il punto di partenza e di arrivo, ma
lessenza stessa della teoria marxiana, vengono alla luce gli elementi anarchici e libertari
profondamente radicati in questa teoria. Il socialismo si realizza non nellemancipazione e
nellorganizzazione del lavoro, ma con la sua abolizione. Fin quando la lotta delluomo con la natura
esiger che gli esseri umani provvedano con la fatica alle necessit della vita, tutto ci che si potr
conseguire, in questa sfera, sar unorganizzazione sociale del lavoro realmente razionale. La sua
instaurazione, allo stadio dellindustrialismo avanzato, costituisce solamente un problema politico. E'
possibile risolverlo, secondo Marx, con una rivoluzione che ponga il processo di produzione sotto il
controllo collettivo dei produttori immediati. Questa, per, non  libert. Libert significa vivere
senza fatica, senza angoscia: il gioco delle facolt umane. La realizzazione della libert  una questione
di tempo:  la riduzione della giornata lavorativa a un minimo, che converte la quantit in qualit.
Quella socialista  una societ nella quale non il tempo di lavoro, ma il tempo libero costituisce la
misura sociale della ricchezza e la dimensione dellesistenza individuale:
Leconomia effettiva - il risparmio - consiste in un risparmio di tempo di lavoro... ma questo
risparmio si identifica con lo sviluppo della produttivit. [Non si tratta] quindi affatto di rinuncia al
godimento, bens di sviluppo di capacit [power], di capacit atte alla produzione, e perci tanto delle
capacit quanto dei mezzi del godimento. La capacit di godere  una condizione per godere, ossia il
suo primo mezzo, e questa capacit  lo sviluppo di un talento individuale,  produttivit. Il risparmio
di tempo di lavoro equivale allaumento del tempo libero, ossia del tempo dedicato allo sviluppo pieno
dellindividuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttivit, sulla produttivit del
lavoro [...] Che del resto lo stesso tempo di lavoro immediato non possa rimanere in astratta antitesi al
tempo libero - come si presenta dal punto di vista delleconomia borghese - si intende da s. Il lavoro
non pu diventare gioco [...] Il tempo libero - che  sia tempo di ozio che tempo per attivit superiori
-ha trasformato naturalmente il suo possessore in un soggetto diverso7.
 limmagine di una societ nella quale l'occupazione dellindividuo consiste nel dare forma
al tempo libero in quanto tempo proprio, mentre il processo della produzione materiale, organizzato e
controllato da individui liberi, crea le condizioni e i mezzi per lesercizio della loro libert del
godimento. Se il socialismo dipende da una riduzione del lavoro meramente necessario spinta sino
al rovesciamento del rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, tra il guadagnarsi da vivere e la vita;
in altri termini, se il tempo libero deve diventare il contenuto dellesistenza individuale, allora il
socialismo presuppone la produzione industriale avanzata col pi alto grado possibile di
meccanizzazione. Da qui deriva la concezione marxiana della rivoluzione socialista come evento finale
del capitalismo maturo. La relazione tra socialismo e industrialismo avanzato non  per solo di ordine
tecnico-economico. Essa coinvolge lo sviluppo di quelle facolt umane che rendono lindividuo libero -
nei termini di Marx, onnilaterale -, in particolare lo sviluppo della coscienza. Il termine assume,
nella teoria marxiana, una connotazione specifica:  la consapevolezza delle possibilit date nella
societ, e della loro distorsione e soppressione, o la consapevolezza della differenza tra interesse
immediato e quello reale. La coscienza  perci coscienza rivoluzionaria, espressione della negazione
determinata della societ costituita e, in quanto tale, coscienza proletaria. Lo sviluppo della coscienza
in tal senso esige listituzionalizzazione di diritti civili e politici: la libert di parola, di assemblea, di
associazione, la libert di stampa, ecc., nella misura in cui la societ del capitalismo maturo pu
permettersela. Laccentuazione, in Marx, della democrazia quale stadio preparatorio del socialismo,
lungi dal costituire un manto o un linguaggio esotico, appartiene alle sue concezioni fondamentali e
nulla le toglie laccentuazione, ugualmente decisa, della differenza tra la democrazia borghese e
quella socialista.
La dialettica storica che unisce teoria e prassi, filosofia e economia politica, unisce anche
capitalismo e socialismo. E' la forza unificante che, come Dunayevskaya ripete, scaturisce non da un
sistema dogmatico, ma dalla comprensione della dinamica storica. Allora, per, lo sviluppo dello stesso
marxismo, nella teoria e nella prassi,  soggetto a tale dinamica. Pertanto, la socialdemocrazia, da un
parte, il leninismo e lo stalinismo dallaltra, vanno discussi nei termini dellinterazione storica tra teoria
e realt. Lultima parte dellanalisi di Dunayevskaya  dedicata a questo confronto.
La chiave per la comprensione dello sviluppo del marxismo a partire orientativamente dalla fine
del secolo scorso e dallinizio dellattuale  data dalla trasformazione, su scala internazionale, del
capitalismo libero in capitalismo organizzato, dalla sua stabilizzazione economica e politica, e dalla
conseguente elevazione del livello di vita. Questa trasformazione ha toccato in modo decisivo le classi
lavoratrici dei paesi industriali avanzati. Sotto la guida della loro burocrazia, con i successi da questa
conseguiti, la condizione della maggior parte di queste classi  passata dalla negazione assoluta
allaffermazione del sistema costituito. Con la contrazione del potenziale rivoluzionario allOvest, il
socialismo ha perso il suo soggetto storico e la sua area classici; conseguentemente, lo si  costruito
nelle aree arretrate dellEst, secondo una modalit estranea alla concezione marxiana. La crescita
dellorbita comunista, a sua volta, ha saldato fortemente i paesi capitalistici gli uni con gli altri, creando
una pi solida base per la stabilizzazione e lunificazione interna. N le guerre o le depressioni, n
linflazione o la deflazione hanno arrestato questo sviluppo, che costituisce la sfida pi grande lanciata
alla teoria marxista e alla valutazione marxista del comunismo contemporaneo.
Per raccogliere questa sfida, Dunayevskaya fa uso dellintero arsenale concettuale che la sua
interpretazione della teoria marxiana ha ricostruito nelle parti precedenti del libro. Lautore della
presente prefazione concorda con linterpretazione teorica dell oeuvre di Marx offerta in queste prime
parti, ma dissente da momenti centrali dellanalisi degli sviluppi post-marxiani, particolarmente
riguardo al rapporto tra leninismo e stalinismo, alle recenti rivolte in Europa orientale e, il punto forse
pi importante, dallanalisi della posizione attuale, della struttura e della coscienza delle classi
lavoratrici. Con la definizione del proletariato come classe rivoluzionaria in s (an sich), Marx non si
riferiva ad un semplice gruppo di occupati, e cio ai salariati impegnati nella produzione materiale. In
quanto concetto realmente dialettico, esso costituiva una categoria unica e, al tempo stesso, economica,
politica e filosofica; comprendeva, come tale, principalmente tre elementi: 1) lo specifico modo sociale
di produzione caratteristico del capitalismo libero; 2) le condizioni esistenziali e politiche prodotte
da questo modo di produzione; 3) la coscienza politica sviluppatasi in tale situazione. Un mutamento
storico anche in uno di tali elementi - ed un simile mutamento ha senzaltro avuto luogo - renderebbe
necessaria una profonda modifica della teoria. In assenza di una simile modifica, la nozione marxiana
di classe operaia non si lascia applicare, come sembra, n alla gran parte delle classi lavoratrici
dellOccidentale, n a quelle dellorbita comunista.
NOTE
* R. Dunayevskaya, Marxism and Freedom, New York, Bookman, 1958, pp. 712. Il testo 
stato pubblicato per la prima volta in lingua italiana, con traduzione di Roberto Massari, in appendice a
Hauke Brunkhorst e Gertrud Koch, Marcuse, Roma, Massari editore, 19892, pp. 111-118. Si offre qui
una nuova traduzione.
1 G. Lukcs , Storia e coscienza di classe (1929), Milano, Sugarco, 1991 [N.d.C],
2 K. Marx, Per la critica dell'economia politica (1859), Roma, Editori Riuniti, 19572[N.d.C].
3 K. Marx, F. Engels, Lideologia tedesca: critica della pi recente filosofia tedesca nei suoi
rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti (1845),
Roma, Editori Riuniti, 1975 [N.d.C].
4 K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Torino, Einaudi, 1968 [N.d.C],
5 K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica, 2 voll., Firenze, La
Nuova Italia, 1970 [N.d.C].
6 Marcuse fa qui riferimento alla Critica del programma di Gotha, (1875) in K. Marx, F.
Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, Roma 1966, p. 962: in una fase pi elevata della societ
comunista, dopo che  scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del
lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico, dopo che il lavoro non  divenuto
soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale
degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva
scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese pu essere
superato, e la societ pu scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacit; a ognuno
secondo i suoi bisogni! Lidea era gi presente nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, a cura
di N. Bobbio, Einaudi, Torino 1968, p. 116: luomo si appropria del suo essere onnilaterale in maniera
onnilaterale, e quindi come uomo totale [N.d.C],
7 K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica, cit., vol. II, pp.
409-410 [N.d.C]
POSTFAZIONE A K. MARX, IL 18 BRUMAIO DI LUIGI BONAPARTE*
Lanalisi che Marx dedica al modo in cui la rivoluzione del 1848 si risolve nel dominio
autoritario di Luigi Bonaparte prefigura la dinamica della societ tardo-borghese: sulla base della
propria struttura, essa liquida il suo periodo liberale. La repubblica parlamentare si trasforma in un
apparato politico-militare, al cui vertice un leader carismatico prende al posto della borghesia le
decisioni che questa classe non  pi in potere di assumere e far eseguire. Contemporaneamente, il
movimento socialista, in questa fase, soccombe: il proletariato esce di scena - per quanto? Tutto ci
appartiene al XX secolo, ma ad un XXI secolo visto nella prospettiva del XIX, al quale  ancora
estraneo lorrore del periodo fascista e neofascista. Questo orrore esige che si operi una correzione
delle frasi introduttive del Diciotto Brumaio: i grandi fatti e i grandi personaggi della storia
universale, che si presentano per cos dire due volte, la seconda volta si presentano solo come
farsa. Piuttosto: la farsa incute pi timore della tragedia, alla quale segue. La repubblica
parlamentare cade in una situazione nella quale la borghesia pu ancora scegliere: Dispotismo o
anarchia. Essa si decise, naturalmente, per il dispotismo. Marx riporta laneddoto del Concilio di
Costanza, secondo il quale ai sostenitori della riforma dei costumi il cardinale Pierre dAilly rispose
esclamando: Soltanto il diavolo in persona pu ancora salvare la Chiesa cattolica, e voi chiedete
angeli1. Nel presente neanche desiderare gli angeli  allordine del giorno. Ma come si giunge a una
situazione nella quale la salvezza della societ borghese dipende ormai solo dal dominio autoritario,
dallesercito, dalla svendita e dal tradimento delle sue promesse e delle sue istituzioni liberali?
Cerchiamo di sintetizzare brevemente i principi generali che Marx coglie nei particolari eventi storici.
La borghesia vedeva giustamente che tutte le armi da essa forgiate contro il feudalesimo volgevano la
punta contro di lei, che tutti i mezzi di istruzione da essa escogitati insorgevano contro la sua propria
civilt, che tutti gli dei da essa creati labbandonavano. Capiva che tutte le cosiddette libert e
istituzioni progressive borghesi attaccavano e minacciavano il suo dominio di classe tanto nella sua
base sociale quanto nella sua sommit politica; erano, cio, diventate socialiste 2.
In questo capovolgimento si manifesta il conflitto tra forma politica e contenuto sociale del
dominio borghese. La forma politica di dominio  costituita dalla repubblica parlamentare, ma, nei
paesi con unavanzata struttura di classe e moderne condizioni di produzione, la repubblica non 
altro... che la forma politica del rovesciamento della societ borghese, ma non la forma della sua
conservazione3.I diritti di libert e uguaglianza, conquistati nella lotta contro il feudalesimo, definiti e
istituiti nel corso dei dibattiti, delle trattative e delle deliberazioni parlamentari, non possono essere
contenuti allinterno del parlamento e dei suoi angusti confini: essi si universalizzano nei conflitti e
negli interessi di classe, extraparlamentari. Nella stessa discussione parlamentare, con la sua forma
liberale-razionale - di cui da tempo nel Ventesimo secolo ci si  liberati, consegnandola al passato -,
ogni interesse, ogni provvedimento sociale viene trasformato in idea universale: linteresse
particolare della borghesia  giunto al potere in quanto interesse generale. Ma lideologia, divenuta
ufficiale, cerca la sua realizzazione. I dibattiti parlamentari continuano sulla stampa, nei locali e nei
salotti, nellopinio-ne pubblica. Il regime parlamentare rimette tutto alla decisione delle
maggioranze; come le grandi maggioranze non dovrebbero voler decidere al di fuori del parlamento?
Se alla sommit delledificio dello Stato si suona il violino, come non aspettarsi che quelli che stanno
in basso si mettano a ballare?4. E quelli che stanno in basso sono il nemico di classe, o i settori non
privilegiati della classe borghese. Qui libert e uguaglianza significano qualcosa di molto diverso,
qualcosa che minaccia il potere costituito. Luniversalizzazione, la realizzazione della libert: questo
non risponde allinteresse della borghesia, appartiene al socialismo. Qual  lorigine di questa dinamica
fatale, e in che termini la si pu afferrare? Lo spettro minaccioso del nemico sembra essere dappertutto,
nel proprio campo. La classe dominante si mobilita, per liberarsi non solo del movimento socialista, ma
anche delle proprie istituzioni, cadute in contraddizione con linteresse della propriet e degli affari: i
diritti borghesi, la libert di stampa, la libert di riunione, il diritto di voto universale vengono
sacrificati a questo interesse, affinch la borghesia possa attendere ai propri affari privati sotto la
protezione di un governo forte e dotato di poteri illimitati. Essa dichiarava nettamente che non vedeva
lora di sbarazzarsi del proprio dominio politico per sbarazzarsi delle fatiche e dei pericoli del potere5.
Lesecutivo diviene un potere indipendente. In quanto tale, ha per bisogno di legittimazione. Con la
secolarizzazione della libert e delluguaglianza, la democrazia borghese minaccia il carattere astratto,
trascendente e interiore dellideologia, e, in tal modo, lacquietamento nella differenza essenziale tra
ideologia e realt. La libert e luguaglianza interiori pretendono di proiettarsi allesterno. Durante la
sua ascesa la borghesia ha mobilitato le masse, per poi tradirle e assoggettarle sempre di nuovo. Nel
suo dispiegarsi, la societ capitalistica deve in misura crescente fare i conti con le masse, deve
integrarle nello stato economico e politico ordinario, rendendole solvibili e persino - entro certi limiti -
capaci di governare. Lo stato autoritario ha bisogno di una base democratica di massa; il Fhrer deve
essere eletto dal popolo - e da questi viene eletto. Il diritto di voto universale, negato, de facto e talora
anche de iure, dalla borghesia, diventa unarma nelle mani dellesecutivo autoritario contro i gruppi
della borghesia pi riluttanti. Nel Diciotto brumaio Marx offre unanalisi esemplare della dittatura
plebiscitaria. Allora fu con laiuto delle masse dei piccoli contadini che Luigi Bonaparte giunse al
potere. Lanalisi di Marx proietta il loro ruolo storico nel presente. La dittatura bonapartista non pu
mettere fine alla miseria dei contadini. Questi trovano il loro naturale alleato e dirigente nel
proletariato urbano, il cui compito  il rovesciamento dellordine borghese6. E viceversa, nei contadini
disperati la rivoluzione proletaria trova il coro, senza il quale il suo a solo diviene in tutte le nazioni
contadine un canto funebre7.
Vincolata alla realt nel suo concetto, la dialettica di Marx si sottrae a ogni vincolo dogmatico:
la teoria marxiana non  forse mai cos distante dallattuale ideologia marxista, come nel momento in
cui riconosce la abdicazione del proletariato in uno degli anni pi brillanti per quanto riguarda la
prosperit dellindustria e del commercio. Labolizione del diritto di voto universale esclude gli operai
da ogni partecipazione al potere politico. Lasciandosi dirigere, di fronte a un tale avvenimento, dai
democratici, dimenticando, per un benessere passeggero, linteresse rivoluzionario della loro classe, gli
operai rinunciavano allonore di essere un potere conquistatore; si sottomettevano al loro destino;
provavano che la disfatta del giugno 1848 li aveva resi incapaci per anni di combattere e che il processo
storico doveva nuovamente incominciare a svolgersi al di sopra delle loro teste8. Gi nel 1850,
dinnanzi allautorit centrale londinese, Marx si era rivolto contro la minoranza rea di porre al posto di
una concezione critica una concezione dogmatica e, al posto di una valutazione materialistica della
situazione, una valutazione idealistica: Mentre noi diciamo agli operai: dovrete combattere ancora per
quindici, venti, cinquanta anni di guerre civili e nazionali, non solo per cambiare la situazione, ma per
cambiare voi stessi e mettervi in grado di esercitare il potere politico; voi dite invece: Dobbiamo
giungere subito al potere...9
La coscienza della sconfitta, persino della disperazione,  parte della verit della teoria e della
sua speranza. Tale lacerazione del pensiero, segno della sua fedelt alla realt spezzata, determina lo
stile del Diciotto brumaio: contro la volont del suo autore, lopera diventa capolavoro letterario. Il
linguaggio si fa concetto della realt, che resiste con lironia allorrore degli eventi. Di fronte ad essa
non c slogan o clich che tenga, neanche quello del socialismo. Nella misura in cui gli uomini
tradiscono, svendono lidea di umanit, trucidando o imprigionando quanti lottano in suo nome, lidea,
come tale, non si lascia pi esprimere.
Rimangono lo scherno e la satira, quali apparenza reale della sua verit. Ne sono raffigurazione
tanto la sinagoga socialista, che il governo fa erigere nel palazzo del Lussemburgo, che il massacro
di giugno. Dinnanzi al misto di stupidit e invidia, meschinit e brutalit che la politica esibisce, la
seriet del linguaggio viene meno. Accade qualcosa di comico: ogni partito si appoggia sulle spalle di
quello vicino, finch questo lo lascia cadere, per appoggiarsi al prossimo. Cos si opera da sinistra a
destra, dal partito proletario al partito dell'ordine. Questo scrolla le spalle, manda a gambe allaria i
repubblicani borghesi e si appoggia alle spalle della forza armata. Crede ancora di poggiare sopra di
esse quando un bel mattino si accorge che le spalle si sono cambiate in baionette. Ogni partito recalcitra
contro quello che lo spinge in avanti, a si appoggia a quello che lo spinge indietro. Non fa meraviglia
che in questa posizione ridicola perda lequilibrio e, dopo inevitabili smorfie, cada al suolo con strane
capriole10. E' comico, ma la commedia stessa  gi tragedia, il gioco nel quale tutto  perduto e dato in
sacrificio.
Lintera vicenda appartiene ancora al diciannovesimo secolo: al passato liberale, pre-liberale.
La figura del Terzo Napoleone, ancora ridicola agli occhi di Marx, ha da tempo lasciato il posto ad altri
e pi temibili politici; la lotta di classe  mutata, e la classe dominante ha imparato a dominare. I partiti
democratici sono liquidati o ridotti a quellunit che  necessaria affinch la societ nelle sue istituzioni
stabilite non risulti minacciata. E il proletariato si  disciolto nella generalit delle masse lavoratrici dei
grandi paesi industrializzati, le quali sostengono e mantengono in vita lapparato di produzione e di
dominio. Questo stringe la societ in una totalit amministrata, che mobilita gli uomini e il paese, in
tutte le loro dimensioni, contro il nemico. Solo in quanto soggetta a unamministrazione totale, in grado
in ogni momento di trasformare il potere della tecnica in quello dei militari, la pi alta produttivit nella
massima distruttivit, pu riprodursi, ormai, questa societ su scala sempre maggiore; il nemico, infatti,
non  solo al fuori di essa, ma anche al suo interno: nella propria possibilit di pacificare la lotta per
lesistenza, di abolire il lavoro alienato. Lo stesso Marx non ha potuto prevedere con quanta rapidit e
in che misura il capitalismo sarebbe giunto a lambire questa possibilit, n in che modo le forze
destinate a farlo esplodere sarebbero divenute strumenti del suo dominio.
A questo livello la contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione si  fatta cos
ampia e cos evidente, che, in modo razionale, non la si pu pi n dominare e neanche formulare. Non
c velo tecnologico o ideologico che possa occultarla. Ormai pu darsi solo come nuda
contraddizione, come ragione divenuta irrazionale, e pu sopportarla solo una falsa coscienza, alla
quale  divenuta indifferente la stessa distinzione di vero e falso. Essa trova la sua autentica espressione
nel linguaggio orwelliano - quello che Orwell, con un eccesso di ottimismo, proiettava nel 198411. Qui
la schiavit si spaccia per libert, lintervento armato per autodeterminazione, torture e bombe al
napalm per tecniche convenzionali, loggetto per soggetto. Vi si mescolano insieme politica e
pubblicit, affari e umanitarismo, informazione e propaganda, buono e cattivo, la morale e la sua
liquidazione. In quale contro-linguaggio pu, qui, trovare ancora espressione la ragione? Quella in
scena non  pi satira, e, dinnanzi alla seriet dellorrore, lironia diventa cinismo. Il Diciotto brumaio
inizia col ricordo di Hegel: lanalisi marxiana era ancora vincolata alla ragione nella storia: da
questa, e dalle sue manifestazioni esistenti, traeva la sua forza la critica.
Ma anche allora la ragione, alla quale Marx rimaneva vincolato, non era qui: appariva solo
nella sua negativit e nelle lotte di quanti si rivoltavano e protestavano contro lesistente, e che furono
sconfitti. Il pensiero marxiano  rimasto loro fedele - al cospetto della sconfitta e contro la ragione
dominante. E anche nella caduta della Comune di Parigi del 1871 Marx ha tenuto fermo alla speranza
per i senza speranza. Se oggi la stessa irrazionalit si  fatta ragione, essa  divenuta tale solo in quanto
ragione del dominio. Questa rimane la ragione dello sfruttamento e della repressione, anche quando i
dominati stanno dalla sua parte. E dappertutto ci sono ancora coloro che protestano, che si ribellano,
che si battono. Sono presenti nella stessa societ del superfluo: sono i giovani che non hanno ancora
disimparato a vedere, ascoltare, pensare, che non hanno ancora rinunziato, e quanti sono ancora vittime
del superfluo e che solo ora, nella sofferenza, imparano a vedere, ascoltare, pensare. Il Diciotto
brumaio  stato scritto per loro, e per loro non  invecchiato.
NOTE
* Pubblicato in K. Marx, Der 18. Brumaire des Louis Bonaparte, Frankfurt a. Main, Insel,
1965, pp. 143-150.  apparso poi in lingua inglese con il titolo Epilogue to the New German Edition of
Marxs 18th Brumaire of Louis Napoleon, in Radical America, 3, 4, 1969, pp. 55-59.
1 K. Marx, Der Achzehnte Brumaire, Verlag fr Literarur und Politik, Berlin 1927, p. 124 [Il
diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx, F. Engels, Opere XI, a cura di G. M. Bravo, Roma,
Editori Riuniti, 1982, p. 202].
2 Ivi, p. 64 [147],
3 Ivi, p. 30 [115].
4 Ivi, p. 65 [148],
5 Ivi, p. 100 [181].
6 Ivi, p. 121 [199].
7 Ivi, p. 123 [201], Il breve passo in questione, presente nelledizione del 1852, viene omesso
nella seconda edizione del 1869, ed  riportato in nota nelledizione italiana contenuta nel vol. XI delle
Opere di Marx e Engels [N.d.T.].
8 Ivi, p. 69 [152],
9 K. Marx, Enthllungen ber den Kommunistenprozess zu Kln, a cura di F. Mehring, Berlin
1914, p. 52 [Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia, in Opere XI, trad. it. di G. Dozzi e
G.M. Bravo, p. 415].
10 Der Achzehnte Brumaire; p. 44 [128-129].
11 G. Orwell, 1984: un romanzo (1949), Milano, Mondadori, 1967 [N.d.C].
LOBSOLESCENZA DEL MARXISMO*
Credo di dover iniziare con unobiezione, nei confronti del titolo dato al mio intervento. Manca
la cosa pi importante: il punto interrogativo. Per me tale punto di domanda costituisce il simbolo che
meglio riassume la dialettica nella teoria marxiana; pi specificamente, esso rappresenta
simbolicamente il fatto che essa, la teoria, diviene obsoleta precisamente nella misura in cui
lobsolescenza attesta la validit dei suoi concetti fondamentali. Lo dico in un inglese un po pi
semplice: i fattori che hanno fatto s che alcune concezioni decisive di Marx risultassero superate e
obsolete sono colti anticipatamente nella stessa teoria marxiana, quali alternative e tendenze del sistema
capitalistico. Perci il riesame della teoria di Marx, con la sua eventuale riformulazione, non pu
limitarsi ad adattare la teoria a fatti nuovi; deve procedere, piuttosto, come uno sviluppo interno e una
critica immanente dei concetti marxiani. Nella mia esposizione non faccio uso della distinzione,
operata da alcuni dei miei colleghi, tra gli stessi Marx ed Engels e la teoria marxista posteriore. Al
contrario, considero la teoria dellimperialismo di Rosa Luxemburg, di Hilferding e di Lenin, ad
esempio, uno sviluppo genuino della teoria marxiana originaria. Una terza e ultima premessa: poich
sono stato presentato come filosofo, vorrei scusarmi per il fatto che affronter situazioni e problemi del
tutto concreti e immediatamente politici.
Col titolo del mio intervento non voglio lasciar intendere che lanalisi marxiana del sistema
capitalistico sia datata; al contrario, penso che la validit dei suoi concetti fondamentali risulti
confermata. Li si pu sintetizzare come segue.
1) Nel capitalismo i rapporti sociali degli uomini sono governati dal valore di scambio
piuttosto che dal valore duso dei beni e dei servizi che essi producono, vale a dire, la loro posizione 
determinata dalla loro collocazione sul mercato.
2) In tale societ di scambio, la soddisfazione dei bisogni degli uomini costituisce solo un
risultato secondario della produzione per il profitto.
3) Col progredire del capitalismo si sviluppa una duplice contraddizione: a) tra la crescita
della produttivit del lavoro e della ricchezza sociale, da un lato, e il loro uso repressivo e distruttivo,
dallaltro; b) tra il carattere sociale dei mezzi di produzione (per cui gli strumenti di lavoro non sono
pi individuali ma collettivi) e ed il carattere privato della loro propriet e del loro controllo.
4) Il capitalismo pu risolvere tale contraddizione solo temporaneamente, con laumento
dello spreco, del lusso e della distruzione delle forze produttive. La spinta competitiva a trarre profitto
dalla produzione di armamenti porta a unampia concentrazione di potere economico, a unespansione
aggressiva verso lesterno, a conflitti con altre potenze imperialistiche e, infine, a cicli ricorrenti di
guerra e depressione.
5) Tale ciclo pu essere interrotto solo se le classi lavoratrici, che sostengono il peso
maggiore dello sfruttamento, si impadroniscono dellapparato produttivo e lo portano sotto il controllo
collettivo dei produttori stessi.
Faccio presente che tutte queste tesi, con leccezione dellultima, sembrano essere state
corroborate dallo sviluppo effettivo. Lultima affermazione si riferisce ai paesi industriali avanzati, nei
quali avrebbe dovuto aver inizio la transizione al socialismo, e proprio in questi paesi le classi
lavoratrici non costituiscono affatto un potenziale rivoluzionario. La falsificazione di una delle
concezioni fondamentali impone unanalisi della situazione internazionale nella quale le societ
industriali avanzate si sviluppano.
La concezione marxiana della transizione al socialismo pu essere realmente discussa solo
allinterno del quadro internazionale, globale, nel quale il sistema del capitalismo avanzato opera
attualmente. In questo quadro si possono constatare le seguenti condizioni: il continuo innalzamento
del livello di vita nei paesi industriali sviluppati  dovuto non solo a fenomeni di superficie, ma alla
traboccante produttivit del lavoro e alle nuove possibilit di fare profitto attraverso lo spreco, che si
aprono al sistema industriale avanzato. Un altro fattore che promuove lunificazione e lintegrazione
della societ  dato dal management scientifico, estremamente efficace, dei bisogni, della domanda e
della sua soddisfazione. Il management scientifico, che ha il suo punto di forza nellindustria della
propaganda e dellintrattenimento, ha da lungo tempo cessato di essere semplicemente parte della
sovrastruttura, per diventare parte del processo produttivo di base e dei costi di produzione necessari.
Se non fosse per il management scientifico dei bisogni e la stimolazione scientifica della domanda,
ampie quantit di beni non verrebbero acquistate.
Tali fattori hanno reso possibile la crescita costante del capitalismo, sicch tra quelle classi che,
in quanto produttori immediati, sarebbero in grado di arrestare la produzione capitalistica, il bisogno
vitale della rivoluzione non prevale pi. La concezione marxiana della rivoluzione era basata
sullesistenza di una classe non solo impoverita e disumanizzata, ma libera, anche, da ogni interesse
costituito nel sistema capitalistico, una classe che rappresenterebbe, perci, una nuova forza storica,
con bisogni e aspirazioni qualitativamente differenti. In termini hegeliani, tale classe  la negazione
determinata del sistema capitalistico, dei bisogni e delle forme di soddisfazione stabilite. Nei paesi
industriali avanzati, per, lemergere di una tale forza negativa interna, la cui esistenza e azione
dimostrerebbe la necessit storica della transizione dal capitalismo al socialismo,  bloccato - non a
causa di una repressione violenta o di metodi terroristici di governo, ma in forza di una coordinazione e
unamministrazione confortevoli e scientifiche. Come risultato di una mutata base del sistema, il nesso
storico interno tra capitalismo e socialismo sembra essere reciso, non solo ideologicamente, ma anche
praticamente.
Vorrei menzionare brevemente due tentativi di salvare questa concezione marxiana, messa in
discussione, della transizione al socialismo. C, in primo luogo, la teoria dellaristocrazia operaia, che
sostiene che lintegrazione della manodopera nel sistema capitalistico riguarda solo alcuni gruppi
privilegiati di lavoratori, quelli della burocrazia sindacale e quelli che controllano le macchine di
partito, i cui militanti non sono soggetti a tale integrazione. Penso che tale teoria sia datata;
lintegrazione non si limita affatto allesigua minoranza della burocrazia operaia, ma si estende ai
militanti di base. I gruppi sottoprivilegiati che sostengono il peso maggiore dello sfruttamento
rimangono al di fuori del lavoro organizzato. Mi riferisco, in secondo luogo, alle teorie dello stimolo
temporaneo del capitalismo e dellimpoverimento progressivo. Riguardo alla nozione di stimolo
temporaneo, si pu solo notare che, per quanto  dato sapere, in una teoria tutto  temporaneo; da un
punto di vista semantico, poi, il concetto non ha molto senso - quanto dura ci che  temporaneo? Il
concetto di impoverimento progressivo ha un significato sia sul piano logico, sia su quello
sociologico, ma risulta privo di senso se riferito alle condizioni rivoluzionarie per la transizione al
socialismo. Quello di cui si pu ancora parlare quando il lavoratore possiede non solo unautomobile,
ma due automobili, non un apparecchio televisivo, ma tre apparecchi televisivi, sar anche
impoverimento, ma credo che nessuno possa sostenere che tale genere di impoverimento alimenti il
bisogno vitale di un pensiero e di unazione radicali.
Il fallimento della concezione classica della transizione dal capitalismo al socialismo ha
invalidato la teoria di Marx? Nel rispondere a tale domanda far riferimento, dapprima, a un passaggio
dei Grundrisse der Kritik der politischen konomie (1857). Limportanza di tale passaggio consiste nel
fatto che Marx tenta apparentemente di astrarre dal proletario rivoluzionario e focalizza lattenzione
interamente sugli sviluppi economico-tecnologi-ci interni al capitalismo, che alimenterebbero le
tendenze alla disintegrazione dello stesso sistema capitalistico.
Ma nella misura in cui si sviluppa la grande industria, la creazione della ricchezza reale viene a
dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantit di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti
che vengono messi in moto durante il tempo di lavoro, e che a sua volta - questa loro powerful
effectiveness - non  minimamente in rapporto al tempo di lavoro immediato che costa la loro
produzione, ma dipende invece dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o
dallapplicazione di questa scienza alla produzione.. .Non  pi tanto il lavoro a presentarsi come
incluso nel processo di produzione, quanto piuttosto luomo a porsi in rapporto al processo di
produzione come sorvegliante e regolatore...Egli si colloca accanto al processo di produzione, anzich
esserne lagente principale. In questa trasformazione non  n il lavoro immediato, eseguito dalluomo
stesso, n il tempo che egli lavora, ma lappropriazione della sua produttivit generale (potenza
creativa), la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo
sociale - in una parola,  lo sviluppo dellindividuo sociale (onnilaterale) che si presenta come il grande
pilone di sostegno della produzione e della ricchezza... Il furto del tempo di lavoro altrui, su cui poggia
la ricchezza odierna, si presenta come una base miserabile rispetto a questa nuova base che si 
sviluppata nel frattempo e che  stata creata dalla grande industria stessa. Non appena il lavoro in forma
immediata ha cessato di essere la grande fonte della ricchezza, il tempo di lavoro cessa e deve cessare
di essere la sua misura, e quindi il valore di scambio deve cessare di essere la misura del valore duso.
Il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale,
cos come il non lavoro dei pochi ha cessato di essere condizione dello sviluppo delle forze generali
della mente umana. Con ci la produzione basata sul valore di scambio crolla...1
Non si fa parola, qui, di lotta di classe o di impoverimento; lanalisi del crollo del capitalismo 
interamente incentrata sulla dinamica tecnica interna al sistema, in breve, sulla tendenza
fondamentale del capitalismo avanzato verso lautomazione. Le immagini ed i concetti di tale
passaggio (il fatto che luomo non  pi incluso nel processo di produzione, ma vi si rapporta
dallesterno) costituiscono lespressione maggiormente avanzata e radicale della visione marxiana del
socialismo.
Quali sono le implicazioni di tale passaggio? Lo sviluppo tecnico delle forze produttive
allinterno del sistema capitalistico raggiunge un livello nel quale limpiego del lavoro fisico delluomo
quale strumento di produzione diviene quasi non necessario. La tecnica in se stessa non porta per a
nulla. La trasformazione degli agenti capitalistici della produzione nei produttori socialisti
continuerebbe a esigere una rivoluzione. Il livello dello sviluppo capitalistico allepoca della
rivoluzione sarebbe tale, per, da invocare un ideale ed una realt del socialismo differenti. In altri
termini, sembra che lidea di socialismo propria dello stesso Marx non sia stata abbastanza radicale e
utopica. Egli ha sottovalutato il livello di produttivit che il lavoro pu conseguire allinterno dello
stesso sistema capitalistico e le possibilit dischiuse dal raggiungimento di tale livello. Alla luce delle
realizzazioni tecniche del capitalismo risulterebbe possibile uno sviluppo del socialismo tale da rendere
obsoleta la distinzione marxiana tra lavoro socialmente necessario e lavoro creativo, tra lavoro alienato
e lavoro non alienato, tra il regno della necessit e quello della libert. Al tempo di Marx, tale
prospettiva era del tutto prematura ed irrealistica, sicch la sua concezione fondamentale della
transizione al socialismo  rimasta quella dello sviluppo e della razionalizzazione delle forze
produttive; la liberazione di queste da controlli repressivi e distruttivi doveva costituire il primo
compito del socialismo. A dispetto, per, di tutte le differenze qualitative, il concetto di sviluppo delle
forze produttive stabilisce una continuit tecnologica tra capitalismo e socialismo. In virt di tale
continuit, la transizione dal capitalismo al socialismo costituirebbe dapprima un mutamento
quantitativo, volto al conseguimento di una maggiore produttivit. Poi il passaggio dalla quantit alla
qualit, la negazione determinata, verrebbe a significare la riconversione dellapparato produttivo ai
fini dello sviluppo onnilaterale e della soddisfazione dei bisogni e delle facolt umane.
Mi sembra che tale concezione corrisponda ad uno stadio dello sviluppo delle forze produttive
che le societ industriali avanzate stanno gi oltrepassando. In tali societ vengono gradualmente
scemando: a) la potenza del lavoro fisico nella produzione di merci; b) luso delle macchine come meri
strumenti di lavoro individuale o di gruppo; c) la scarsit dovuta a un basso grado di produttivit e alla
spinta alla massimizzazione del profitto; d) il bisogno di abolire lo sfruttamento del lavoro organizzato.
Queste sono le possibilit della societ industriale avanzata e principalmente della societ
opulenta - termine di cui faccio uso in senso ironico. La societ opulenta segna il superamento dello
stadio di sviluppo delle forze produttive considerato da Marx quale limite interno del capitalismo. Tali
condizioni sono state superate a dispetto della miseria prevalente in questa societ. La concezione
marxiana implica, infatti, lidentit delle classi impoverite con la base dei produttori immediati, cio
con i lavoratori dellindustria. Nella societ opulenta questa non ha pi luogo: tale societ, infatti, si 
lasciata alle spalle le condizioni proprie del capitalismo classico, sebbene continui a riversare le forze
produttive nella distruzione e nello spreco - quella che, secondo Marx, doveva costituire una delle
contraddizioni ingovernabili che conducono alla crisi finale del capitalismo. Sembra, anzi, che la
societ opulenta sia riuscita a dominare tale contraddizione, dal momento che limpiego delle forze
produttive nella distruzione e nello spreco si rivela profittevole e promuove prosperit. La societ
opulenta ha realmente avuto successo nel contenere il mutamento sociale radicale? In altri termini, ha
avuto successo nel contenimento del potenziale rivoluzionario?
Per rispondere a tale domanda  necessario riesaminare la teoria della transizione alla luce dei
fattori storici prevalenti. Al fine di offrire alcuni elementi per una simile riconsiderazione intendo
operare la distinzione tra paesi industrializzati avanzati, paesi industrializzati meno avanzati e paesi
arretrati, e descrivere molto brevemente la situazione di ciascuna di queste categorie, in riferimento al
potenziale socialista. Per dirla diversamente:  possibile, oggi, individuare in questi tre tipi di societ le
forze - politiche, economiche e culturali - che, nei termini della concezione marxiana, possano risultare
esplosive, operando nella direzione prospettata dalla teoria di Marx?
Vorrei iniziare con la relazione tra i paesi industrializzati meno avanzati e quelli avanzati. Il
problema si pone qui in questi termini: si pu sostenere che la societ opulenta, cio la societ
americana contemporanea, costituir il modello di sviluppo delle societ capitalistiche tuttora pi
arretrate, come la Francia, lItalia e anche la Germania? Coloro che contestano tale ipotesi sottolineano
in genere lesistenza, in Italia ed in Francia, di un movimento operaio politicamente forte, con la sua
nuova strategia, lautogestione, che combina elementi del marxismo e della tradizione sindacalista2.
Tale movimento punta a garantire ai lavoratori, allinterno del sistema capitalistico, un alto grado di
influenza e potere nellamministrazione degli apparati chiave industriali e non; si ritiene che ci possa
portare gradualmente al controllo da parte dei operai stessi.
Dal mio punto di vista, questa nuova strategia pu risultare efficace solo dopo la rivoluzione,
ma non prima. Prima della rivoluzione, portata avanti nel quadro di un sistema capitalistico in salute,
tale strategia promuoverebbe, con ogni probabilit, la nascita, sul versante dei lavoratori, di interessi
legati al capitalismo stesso. La tesi che lAmerica costituir il modello per le societ capitalistiche pi
arretrate  supportata dallidea marxiana per cui i modi di lavoro pi avanzati e produttivi eserciteranno
presto o tardi un effetto-modello sui paesi meno avanzati.
Vorrei ora fare delle osservazioni altrettanto brevi sulla condizione dei paesi arretrati. Credo che
oggi nei paesi sottosviluppati in lotta sia presente una serie di premesse oggettive del socialismo.
1) La maggioranza dei produttori immediati vive in condizioni di miseria e di sfruttamento
intollerabili, e labolizione di tali condizioni implicherebbe la cancellazione del sistema sociale
costituito.
2) Le ristrette classi dominanti sono evidentemente incapaci di sviluppare, sotto la loro
direzione, le forze produttive; lo sfruttamento indigeno  perci protetto e perpetuato da potenze
straniere, sicch la rivoluzione sociale coinciderebbe con la liberazione nazionale.
3 ) Una leadership militante avanzata  attivamente impegnata a organizzare la popolazione
sottomessa e a svilupparne la coscienza. E' bene precisare che le classi dominate costituiscono un
proletariato non industriale, ma agrario; come tali, tuttavia, esse sono i produttori immediati che, in
virt della loro funzione nel processo produttivo, costituiscono la base sociale del sistema costituito, ed
 su questi presupposti che il proletariato, secondo la teoria di Marx, diviene lagente storico della
rivoluzione.
Tali paesi, per di pi, hanno la possibilit di saltare lo stadio dellindustrializzazione
capitalistica repressiva, una industrializzazione che ha portato a un sempre pi potente dominio
dellapparato di produzione e distribuzione sulla popolazione sottostante. I paesi arretrati, invece,
hanno forse la chance di uno sviluppo tecnologico che mantenga lapparato industriale in linea con i
bisogni vitali e col libero sviluppo delle facolt degli esseri umani. Tuttavia, la chance storica di saltare
stadi precedenti dello sviluppo repressivo sembra essere offuscata dal fatto che questi Paesi dipendono,
per il capitale necessario allaccumulazione primaria, dalle societ industriali avanzate e dai loro
interessi imperiali.
In terzo luogo, da ultimo, c la condizione della stessa societ opulenta. Ripeto che, dal mio
punto di vista, la societ opulenta corrobora piuttosto che confutare le contraddizioni interne che Marx
ha attribuito allo sviluppo capitalistico. E' vero che tali contraddizioni - come ho sottolineato allinizio -
sono sospese e gestite attraverso lo stato sociale o stato di guerra, ma non sono risolte. Tale stato,
infatti, deve fare i conti con la difficolt crescente di assorbire il surplus economico in aumento, che 
esso stesso un risultato dellaumento della produttivit del lavoro. Questa difficolt viene
temporaneamente superata grazie allintensificazione della produttivit del lavoro, alla riproduzione di
un enorme apparato militare, allobsolescenza pianificata e allinduzione scientifica dei bisogni e della
domanda. Tali tendenze allintegrazione e alla coesione sono per contrastate dal progresso
dellautomazione, che porta a una disoccupazione tecnologica, uno sviluppo, questo, che pu essere
arrestato solo con la produzione di beni sempre pi superflui e di servizi sempre pi parassitari.
Allinterno del sistema dellopulenza repressiva prende piede una significativa radicalizzazione
dei giovani e dellintellighenzia.  molto pi che un mero fenomeno ideologico; si tratta di un
movimento che, a dispetto dei suoi limiti, mira a una radicale trasvalutazione dei valori. Esso  parte
delle forze umane, o sociali, che, su scala globale, resistono al potere oppressivo della societ opulenta.
Vorrei concludere con una sommaria definizione di queste forze, nel quadro internazionale e
globale. Solo in tale contesto, infatti, possiamo discutere della questione se il sistema del capitalismo
avanzato si trovi di fronte a una crisi finale, come sostiene la teoria di Marx. Quanto accade in Africa o
in Asia non  esterno al sistema, ma  diventato parte integrante del sistema stesso. Muovendo da tale
considerazione,  possibile schematizzare la seguente sindrome del potenziale rivoluzionario:
1) nei paesi arretrati, i movimenti di liberazione nazionale;
2) la nuova strategia del movimento operaio in Europa;
3) gli strati sottoprivilegiati della popolazione nella stessa societ opulenta;
4) lintellighenzia dopposizione.
A queste categorie si possono aggiungere, senza soffermarvisi in questa sede, le societ
comuniste costituite, intese come potenze che, presto o tardi, potranno arrivare a scontrarsi con le
societ capitalistiche. Le societ comuniste costituite sono forze attive dopposizione, osservatori
neutrali o medici al capezzale di un capitalismo malato (nel senso che lesistenza del comunismo
favorisce la crescita e la coesione del capitalismo) ? Tra le quattro tendenze che ho chiamato la
sindrome di un potenziale rivoluzionario, mi sembra che il maggiore catalizzatore sia costituito dalla
prima: dai movimenti di liberazione nazionale. Fronteggiando le guerre di liberazione, la societ
opulenta combatte per il proprio futuro, per il suo potenziale di materie prime, di manodopera a basso
costo e di investimenti. Sottolineo che il concetto classico di imperialismo  datato; certamente non ci
sono interessi economici fondamentali degli Stati Uniti in grado di spiegare la guerra in Vietnam. Il
Vietnam, tuttavia, deve essere visto nel quadro globale: il trionfo, l, del movimento di liberazione
nazionale pu certo costituire il segnale per linnesco di movimenti analoghi in altre aree del mondo -
aree molto pi vicine a casa, nelle quali sono realmente implicati interessi economici fondamentali. A
confronto con tale minaccia, sembra che la radica-lizzazione dellintellighenzia, specialmente tra i
giovani, costituisca un fatto del tutto minore. Vorrei proporre, tuttavia, un ragionamento pi ampio. La
dialettica storica coinvolge qui lo stesso materialismo dialettico. Nella misura in cui la coscienza critica
 stata assorbita e coordinata dalla societ opulenta, la liberazione della coscienza stessa dalla
manipolazione e dagli indottrinamenti che il capitalismo esercita su di essa diventa un compito e un
presupposto indispensabile. Lo sviluppo non della coscienza di classe, ma della coscienza come tale,
liberata dalle distorsioni ad essa imposte, sembra costituire la premessa fondamentale del mutamento
radicale. E, nella misura in cui la repressione si dispiega e si estende allintera popolazione sottomessa,
il lavoro intellettuale, il lavoro delleducazione e della discussione, il compito di squarciare non solo il
velo tecnologico, ma anche gli altri veli, dietro i quali dominio e repressione sono allopera, tutti questi
elementi ideologici diventano fattori realmente materiali della trasformazione radicale.
NOTE
* Intervento presentato al Simposio Internazionale sul Marxismo tenutosi alla University of
Notre Dame nellaprile del 1966. E' stato pubblicato per la prima volta in Marxism and the Western
World, ed. by N. Lobkowicz, Notre Dame, University of Notre Dame Press, 1967, pp. 409-417. E'
apparso in lingua italiana in H. Marcuse, Critica della societ repressiva, Milano, Feltrinelli, 1968, pp.
124-134. Si propone qui una nuova traduzione.
1 K. Marx, Grundrisse der Kritik der politischen konomie, cit., pp. 592 ss. [Lineamenti
fondamentali della critica delleconomia politica, cit., vol. II, pp. 400401. Le parentesi tonde sono di
Marcuse].
2 Marcuse si riferisce probabilmente a Paul Sweezy e il gruppo della Monthly Review. Cfr.
ad esempio, P.M. SweeZy, Marx e il proletariato, in Monthly Review (ed. it.), I, 1-2, 1968, pp. 8-14
[N.d.C.].
RIESAME DEL CONCETTO DI RIVOLUZIONE*
Nella teoria marxiana il concetto di rivoluzione racchiude un intero periodo storico: lo stadio
finale del capitalismo, il periodo di transizione dato dalla dittatura del proletariato e lo stadio iniziale
del socialismo. Si tratta in senso stretto di un concetto storico, che rappresenta le tendenze effettive
della societ, e dialettico, poich prospetta le controtendenze del medesimo periodo storico, cos come
sono ad esso immanenti. La teoria e la prassi marxiane sono elementi essenziali della realizzazione di
tali tendenze e controtendenze. La stessa teoria di Marx costituisce una forza allinterno del conflitto
storico, e i suoi concetti, nella misura in cui si traducono nella prassi e alimentano le forze della
resistenza, del cambiamento e della ricostruzione, sono soggetti alle vicissitudini di una lotta che essi
rispecchiano e comprendono, ma non dominano. Il riesame costituisce, pertanto, un momento del
concetto di rivoluzione, parte del suo sviluppo interno.
Il mio intervento pu toccare solo alcune delle questioni che tale riconsiderazione reca con s.
Partir da una breve ricapitolazione delle concezioni marxiane. La rivoluzione:
1)  una rivoluzione socialista, che rovescia il sistema capitalistico, introducendo la propriet
collettiva dei mezzi di produzione ed il controllo su di essi da parte dei produttori immediati;
2) ha inizio nelle societ industriali avanzate, in forza dellentit delle contraddizioni interne
a tale stadio del capitalismo, e della possibilit di realizzare il principio socialista a ognuno secondo i
propri bisogni;  essenziale che la durata della prima fase sia ridotta, altrimenti si perpetuerebbe la
repressione;
3) deve avere luogo nel corso di una crisi economica, che indebolisca lapparato statale
costituito;
4) deve essere portata avanti dallazione di massa (organizzata) della classe operaia, su larga
scala, e condurre alla dittatura del proletariato quale stadio transitorio.
La concezione contiene le seguenti implicazioni di ordine democratico: a) la rivoluzione
coinvolge la maggioranza della popolazione e b) la democrazia offre le condizioni pi favorevoli per
lorganizzazione e leducazione della coscienza di classe.
Tali presupposti evidenziano la rilevanza del fattore soggettivo: la consapevolezza dello
sfruttamento dato e dei modi per mettervi fine, lesperienza di una condizione intollerabile e del
bisogno vitale del mutamento costituiscono le premesse necessarie della rivoluzione.
Il concetto marxiano di rivoluzione implica, per, che vi sia anche una continuit nel
mutamento: lo sviluppo delle forze produttive ingabbiate dal capitalismo ed il passaggio della
tecnologia e dellapparato tecnico nelle mani dei nuovi produttori.
Nel riesame non ne va solo dellindividuazione e dellenumerazione dei presupposti confutati
dallo sviluppo effettivo, ma dello stesso concetto di rivoluzione nella sua totalit, poich tutti i suoi
elementi sono correlati. Si tratta, dunque, di riconsiderare la concezione marxiana della relazione
strutturale tra capitalismo e socialismo con riferimento ai seguenti aspetti:
1) il problema della transizione, la questione, cio, se il socialismo possa coesistere col
capitalismo, o ne sia il successore - lerede;
2) la ridefinizione del socialismo, in accordo col nuovo stadio storico dello sviluppo
globale: qual  la differenza qualitativa del socialismo in quanto negazione determinata del
capitalismo?
Lo scopo di una simile riconsiderazione  definito dalla stessa teoria marxiana, cio
dallimmanente necessit di dispiegare la funzione dialettica dei suoi concetti nellanalisi della realt
sociale. Ne risulter un nuovo concetto di rivoluzione, nella misura in cui il capitalismo delle
corporations differisce dagli stadi precedenti del capitalismo, ai quali guardava la concezione
marxiana, e lo sviluppo del capitalismo ha deviato quello del socialismo, e viceversa.
Poich, per, lo stadio raggiunto dal capitalismo e dal socialismo  il risultato delle forze
economiche e politiche che hanno determinato quelli precedenti, il nuovo concetto costituir lo
sviluppo interno del vecchio.
Le sezioni seguenti intendono semplicemente proporre alcune direttrici per lelaborazione della
nuova concezione.
Il quadro globale
Nel suo senso forse pi generale, il riesame implica un mutamento del quadro teorico, che
rispecchi il cambiamento immanente e l'ampliamento di quella che pu costituire la base sociale della
rivoluzione, o del suo contenimento e della sua sconfitta.
Il quadro teorico - e quello dellattivit sovversiva -  diventato globale: non c concetto,
azione o strategia che, quale elemento di una chance, di una scelta, non sia da proiettare e da valutare
nella costellazione internazionale. Cos come il Vietnam  parte integrante del sistema del capitalismo
delle corporations, allo stesso modo i movimenti di liberazione nazionale sono parte integrante della
possibile rivoluzione socialista. La forza sovversiva dei movimenti di liberazione nel Terzo Mondo
dipende dallindebolimento delle metropoli capitalistiche sul piano internazionale.
Si potrebbe obiettare che la teoria marxiana ha sempre avuto un carattere internazionale,
anche sul piano dellorganizzazione. Questo  vero, ma tale internazionalismo era incentrato sulle
classi operaie industriali, che erano considerate forze di opposizione allinterno del capitalismo
industriale; oggi esse non costituiscono pi una forza sovversiva. La teoria marxista ha prestato
attenzione ai popoli delle aree coloniali ed arretrate, considerandoli per per lo pi unappendice, un
alleato, una riserva - secondo lespressione di Lenin - del principale soggetto storici della
rivoluzione. Il Terzo Mondo ha ottenuto pieno riconoscimento teorico e strategico solo in seguito alla
seconda guerra mondiale, poi, per, il pendolo ha oscillato verso laltro estremo. Oggi si ha una forte
propensione a guardare ai movimenti di liberazione nazionale come alla principale - se non lunica -
forza rivoluzionaria, o si ha la tendenza - apparentemente opposta - a imporre a tali movimenti modelli
teorici e organizzativi elaborati per una strategia allinterno delle aree metropolitane e a questa riferiti -
con una leadership concentrata nelle citt, la direzione di partiti centralizzati, lalleanza con gruppi
della borghesia nazionale, con coalizioni.
In realt, la situazione globale contraddice la divisione meccanicistica tra il Terzo Mondo e gli
altri. Abbiamo di fronte, piuttosto, una tripartizione delle forze storiche, che taglia trasversalmente la
divisione in primo, secondo e terzo mondo. Il conflitto tra capitalismo e socialismo divide anche il
Terzo Mondo e qui fa la sua comparsa, quale nuova forza storica, quella che si pu considerare - e
come tale la considera la nuova sinistra - unalternativa sia alle societ capitalistiche, che alle societ
socialiste costituite: la lotta per un differente percorso di costruzione del socialismo, una costruzione
dal basso, ma da una base nuova, non integrata nel sistema di valori delle vecchie societ - un
socialismo della cooperazione e della solidariet, in cui uomini e donne definiscono collettivamente i
loro bisogni e le loro mete, le loro priorit, il metodo e il ritmo della modernizzazione.
Lopposizione nelle metropoli
La possibilit di una simile alternativa - la chance di evitare che la prima fase si prolunghi
indefinitivamente, e di spezzare il continuum della repressione e del dominio - ha infiammato e
rafforzato lopposizione radicale nei paesi industriali avanzati, allEst come allOvest, in primo luogo
nel centro dellimpero capitalistico. Questa opposizione pu a buon diritto costituire il catalizzatore del
mutamento. La concezione marxiana guarda allo sviluppo nei paesi capitalistici avanzati e, per quanto
possa darsi lapparente evidenza del contrario, il destino della rivoluzione, in quanto rivoluzione
globale, si decider nelle metropoli. Solo se lanello pi forte della catena diventa il pi debole, i
movimenti di liberazione nazionale possono assumere il significato di una forza rivoluzionaria globale.
Nel cuore, del capitalismo delle corporations, lopposizione si caratterizza concentrandosi ai
due poli opposti della societ: tra la popolazione dei ghetti, di per s non omogenea, e
nellintellighenzia delle classi medie, specialmente tra gli studenti.
Diversi e anche in conflitto tra loro, tali gruppi hanno in comune il carattere totale del rifiuto e
della ribellione:
- sostengono la rottura con la continuit del dominio e dello sfruttamento, di qualunque segno
essa sia; insistono non solo su nuove istituzioni, ma sullautodeterminazione;
- diffidano di tutte le ideologie, compresa quella cui  stato ridotto il socialismo;
- rifiutano il processo pseudodemocratico che sostiene il dominio del capitalismo delle
corporations.
Il carattere eterodosso dellopposizione  esso stesso espressione della struttura del
capitalismo delle corporations, che integra la maggioranza della popolazione sottomessa. Nessuno
dei due gruppi di opposizione costituisce la base umana del processo sociale di produzione - per
Marx requisito decisivo del soggetto storico della rivoluzione.
Essi non costituiscono la maggioranza della popolazione.
Devono, invece, fare i conti con lostilit - ed il risentimento - diffusi tra i lavoratori organizzati
(che costituiscono ancora la base umana della produzione capitalistica, la fonte del plusvalore e quindi
ancora il soggetto potenziale della rivoluzione possibile) e sono privi di unorganizzazione efficace,
tanto a livello nazionale che internazionale.
Classe operaia e rivoluzione
In s, tale opposizione non pu essere considerata come lagente del mutamento radicale; pu
divenirlo solo con lappoggio di una classe operaia che non sia pi prigioniera della propria
integrazione e di apparati burocratici di sindacato e di partito che alimentano tale integrazione. Se
lalleanza tra la nuova opposizione e la classe operaia non si realizzasse, questultima potrebbe venire a
costituire almeno in parte, la base di massa di un regime neofascista.
Ne deriva che il concetto marxiano di una rivoluzione portata avanti dalla maggior parte delle
masse sfruttate, culminante nella presa del potere e nellinstaurazione di una dittatura del
proletariato, che d inizio alla socializzazione,  superato dallo sviluppo storico: esso appartiene ad
uno stadio della produttivit e dellorganizzazione capitalistiche che  stato sorpassato. Non rende
conto del pi alto livello della produttivit capitalistica, che comprende anche la produttivit della
distruzione, n della terrificante concentrazione di strumenti di annientamento e indottrinamento nelle
mani del potere costituito.
Tale confutazione della concezione marxiana costituisce tuttavia una vera e propria
Aufhebung; la verit della concezione si preserva e si riafferma al livello attualmente raggiunto dallo
sviluppo storico. Il proletariato rivoluzionario diviene un agente del mutamento l dove esso costituisce
ancora la base umana del processo sociale di produzione, vale a dire nelle aree prevalentemente
agricole del terzo mondo, nelle quali alimenta lappoggio popolare ai fronti di liberazione nazionale.
Queste forze e queste aree non sono esterne al sistema capitalistico. Sono parte essenziale del
suo spazio globale di sfruttamento: questo sistema non pu consentire che simili aree e forze si
avvicinino allaltra orbita (socialista o comunista) e vi confluiscano, poich esso pu sopravvivere solo
se la sua espansione non  bloccata da un potenza maggiore. I movimenti di liberazione nazionale sono
espressione delle contraddizioni interne al sistema del capitalismo globale.
Proprio a causa di questa relazione tra la rivoluzione negli altri paesi e le metropoli, sussiste,
per, il nesso fatale tra le prospettive dei movimenti di liberazione nazionale e quelle del mutamento
radicale nelle metropoli. Le forze della negazione allestero devono essere sincronizzate con
quelle allopera nel paese e tale coordinazione non pu mai derivare unicamente dallorganizzazione,
deve trovare la sua base oggettiva nel processo economico e politico del capitalismo delle
corporations. I fattori oggettivi si manifestano nelle forti tensioni che percorrono leconomia azionaria:
1) la necessit della competizione e la minaccia costituita dal progresso dellautomazione e
dalla conseguente disoccupazione esigono che quantit sempre maggiori di lavoro siano assorbite in
attivit e servizi non produttivi, parassitari;
2) i costi delle guerre neo-coloniali, o delle dittature corrotte da tenere sotto controllo,
aumentano in misura sempre maggiore;
3) i margini di profitto diminuiscono quanto pi si riduce il peso del lavoro delluomo nel
processo di produzione;
4) la societ esige che si creino bisogni, la cui soddisfazione tende a entrare in conflitto con la
morale e la disciplina indispensabili al lavoro all'interno del capitalismo; il regno della necessit 
pervaso dal non necessario, apparecchi e beni di lusso sussistono fianco a fianco con la perdurante
povert e miseria, i lussi divengono necessit in una competizione che  lotta per lesistenza.
Se tali tendenze rimarranno allopera, la contraddizione sempre pi vistosa tra la grande
ricchezza sociale ed il suo impiego legato allo spreco e alla distruzione, tra il potenziale della libert e
lattualit della repressione, tra labolizione possibile del lavoro alienato ed il bisogno capitalistico
della sua sussistenza, potr mettere gradualmente in discussione il funzionamento della societ,
alimentare il declino della morale che assicura normalmente la prestazione quotidiana e la conformit
ai modelli di comportamento richiesti nel lavoro e nel tempo libero. Ci risveglierebbe la
consapevolezza di come il progresso tecnico sia impiegato quale strumento di dominio.
Gli eventi francesi di maggio e giugno hanno mostrato sino a che punto tali tensioni allinterno
della societ costituita sono in grado di allentare la presa dellintegrazione capitalistica e sindacale, e
promuovere lalleanza tra gruppi della classe operaia e lintellighenzia militante.
La definizione della rivoluzione deve mettere in conto leventualit della disintegrazione del
sistema, diffusa, apparentemente spontanea, di una dissoluzione generale della sua coesione -
espressione della obsolescenza oggettiva del lavoro alienato, della pressione verso la liberazione
delluomo dalla sua funzione di agente (e schiavo) del processo di produzione: la rivoluzione pu
essere vista come una crisi del sistema nella sua opulenza e la sua dipendenza dal superfluo.
I soggetti del mutamento
Nel corso di una tale crisi emergerebbero i soggetti storici del mutamento - e questi non si
identificherebbero con nessuna delle classi tradizionali. Possiamo, per, valutare i requisiti di tali
soggetti richiamando lelemento forse decisivo della definizione marxiana, la tesi che il soggetto
storico della rivoluzione deve essere la negazione determinata, anche nel senso di una classe sociale
libera, cio non contaminata, dai bisogni e dagli interessi legati allo sfruttamento, propri delluomo
sotto il capitalismo, nel senso, cio, di un soggetto di bisogni e valori essenzialmente differenti,
umanistici.
E' il concetto di una rottura col continuum del dominio, della differenza qualitativa del
socialismo quale nuova forma e modo di vita, non solo come sviluppo razionale delle forze produttive,
ma anche riconversione del progresso volta alla cessazione della lotta competitiva per lesistenza, non
solo abolizione della povert e della fatica, ma anche ricostruzione dellambiente sociale e naturale in
un universo di pace e bellezza: trasvalutazione totale dei valori, trasformazione dei bisogni e delle
mete. Ci comporta ancora un ulteriore mutamento del concetto di rivoluzione, una rottura con la
continuit dellapparato tecnico della produttivit che, secondo Marx, si conserverebbe, liberato
dallabuso capitalistico, nella societ socialista. Tale continuit tecnologica costituirebbe un legame
fatale tra capitalismo e socialismo, dal momento che questo apparato tecnico  divenuto, nella sua
stessa struttura e nelle sue finalit, un apparato di controllo e di dominio. Recidere tale legame non
significherebbe arretrare nel progresso tecnico, ma ricostruire lapparato tecnico in accordo con i
bisogni di uomini liberi, guidati dalla loro coscienza e dai loro sensi, dalla loro autonomia. Una simile
autonomia richiederebbe un apparato di controllo razionale decentralizzato e ridimensionato nella sua
base - ridimensionato perch non pi gonfiato dalle esigenze dello sfruttamento, dellespansione
aggressiva, della competizione, e tenuto insieme dalla solidariet della cooperazione.
Pu, ora, tale nozione in apparenza utopica riferirsi alle forze sociali e politiche esistenti, da
considerarsi pertanto come i soggetti del mutamento qualitativo?
Il concetto marxiano di rivoluzione non  n utopico n romantico, d importanza alla base
reale del potere, ai fattori oggettivi e soggettivi, in grado, essi soli, di elevare lidea del mutamento
qualitativo al di sopra del piano di un pio desiderio, e tale base si trova ancora nei paesi industriali
avanzati.
Nei paesi capitalistici, le forze per lalternativa si danno oggi solo nei gruppi marginali sopra
menzionati:  lopposizione diffusa tra lintellighenzia, specialmente tra gli studenti, e nei gruppi
politicamente articolati e attivi tra le classi lavoratrici.
Gli uni e gli altri non solo rigettano il sistema nella sua totalit, e ogni trasformazione del
sistema interna alle strutture esistenti, ma professano, anche, la loro adesione a un nuovo e
qualitativamente differente sistema di valori e di aspirazioni.
La debolezza di tali gruppi  espressione della nuova costellazione storica che definisce il
concetto di rivoluzione: 1) contro la maggior parte della popolazione integrata, inclusa quella dei
produttori immediati; 2) contro una societ in salute e prospera, che non si trova in alcuna situazione
rivoluzionaria, n prerivoluzionaria.
In una simile situazione, il ruolo dellopposizione  esclusivamente preparatorio: tali gruppi
hanno il compito di operare una chiarificazione radicale [radical enlightenment], nella teoria e nella
pratica, e di costituire cellule e nuclei per la lotta contro la struttura globale del capitalismo.
E' infatti proprio in tale struttura globale che si affermano le contraddizioni interne: nella
resistenza prolungata contro il dominio neocoloniale; nella realizzazione di nuovi, potenti sforzi per la
costruzione di una societ qualitativamente differente a Cuba e con la rivoluzione culturale cinese; e,
non da ultimo, nella coesistenza pi o meno pacifica con lUnione Sovietica. Qui , inoltre, la
dinamica di due tendenze antagonistiche: 1) il comune interesse delle nazioni abbienti di fronte agli
sconvolgimenti del precario equilibrio di potere sul piano internazionale; 2) il conflitto tra gli interessi
di sistemi sociali differenti, volti entrambi ad assicurarsi e difendere le rispettive orbite politiche e
strategiche.
Conclusione
Il concetto marxiano di rivoluzione deve afferrare i mutamenti sopravvenuti nelle finalit e
nella struttura sociale del capitalismo avanzato, e le nuove forme delle contraddizioni caratteristiche
dellultimo stadio del capitalismo nel suo quadro globale. Le modifiche della concezione marxiana
appaiono, dunque, non come aggiunte o adattamenti ad essa estranei, ma, piuttosto, come una
rielaborazione della stessa teoria di Marx.
Sembra, tuttavia, che un aspetto rimanga incompatibile con tale interpretazione. C, in Marx,
una tendenza che potremmo ricondurre a un pregiudizio razionalistico, o persino positivistico: la sua
fede nella inesorabile necessit della transizione a uno stadio pi elevato dello sviluppo umano, e nel
successo finale di tale transizione. Sebbene Marx fosse del tutto consapevole della possibilit del
fallimento, della sconfitta, o del tradimento, lalternativa socialismo o barbarie non  parte
integrante del suo concetto di rivoluzione. Deve divenirlo: la subordinazione delluomo agli strumenti
del suo lavoro, allo schiacciante apparato totale di produzione e distruzione ha raggiunto il livello
proprio di un potere assolutamente incontrollabile: oggettivato, reificato dietro il velo tecnologico, e
dietro la mobilitazione dellinteresse nazionale, questo potere sembra crescere su se stesso, trascinando
con s la popolazione indottrinata ed integrata. Esso potrebbe segnare il colpo fatale prima che le forze
di opposizione siano abbastanza possenti da evitarlo: una simile esplosione delle contraddizioni interne
farebbe del riesame del concetto di rivoluzione unoperazione meramente astratta e speculativa. La
consapevolezza di tale possibilit dovrebbe rafforzare lopposizione e compattarla in tutte le sue
manifestazioni - questa  la sola speranza.
NOTE
* Relazione tenuta a Parigi nel maggio del 1968, nei giorni in cui scoppi la rivolta studentesca,
al convegno organizzato dallUnesco su Marx et la pense scientifique, in occasione del
centocinquantesimo anniversario della nascita di Karl Marx, poi pubblicato con alcune modifiche in
Marx and Contemporary Scientific Thought: Marx et la pense scientifique contemporaine, The Hague,
Mouton, 1969. Il testo  apparso anche in New Left Review, 56, 1969, pp. 27-34. In lingua italiana 
stato pubblicato in AA. VV., Marx vivo, Milano, Mondadori 1985. Si propone qui una nuova
traduzione.
II. SULLA NUOVA SINISTRA
NOTE SULLA NUOVA SINISTRA*
Radicale: ci che va alla radice delle cose, senza arrestarsi alla superficie di esse; in politica,
indica coloro che desiderano e si fanno portatori di mutamenti estremi delle istituzioni costituite - ci
non implica, n esclude, il ricorso alla violenza.
In questo senso, Jefferson ha sostenuto che ogni venti anni debba ripetersi una ribellione, e
che ogni venticinque anni la costituzione debba essere completamente rifatta1. Una simile affermazione
non vale pi ai giorni nostri? Significherebbe che avremmo raggiunto uno stadio nel quale sono
necessari ormai solo adattamenti e correzioni minori, dunque il primo sistema sociale della storia tale
da persistere permanentemente !
Perch, per, linsistenza di Jefferson sulla ribellione, sui cambiamenti estremi? Perch
ogni societ costituita tende a chiudersi di fronte a mutamenti fondamentali:  una legge di inerzia.
Niente di metafisico: accade che si sviluppano, anche tra la popolazione sottomessa, interessi
costituiti, legati alla conservazione e allo sviluppo dello status quo. Tale interesse a difendere lo status
quo con tutti i mezzi disponibili  giustificato, poich dalla preservazione dello stesso status quo
dipende la sopravvivnza della gran parte della popolazione.
C, tuttavia, laltra faccia della medaglia, usualmente rimossa:
1) il vero numero delle vite umane, lentit del sangue e delle lacrime sacrificati in nome dello
status quo potrebbero ben modificare il computo delle vittime. E' possibile che i difensori dello
status quo, i conservatori si siano resi responsabili, e continuino ad esserlo, di maggiori sofferenze e
vittime, rispetto ai radicali che hanno dato inizio a un mutamento fondamentale.
2) Pu essere che, chiudendosi di fronte a un simile mutamento, la societ costituita precluda a
una pi ampia parte della popolazione la possibilit di vivere in modo migliore - allinterno del paese e
al di fuori di esso. Le possibilit reali sono definite nei termini delle risorse disponibili, e del loro
attuale impiego, nella distruzione e nello spreco.
Per essere chiari: non ci sono garanzie, solo una chance. Daltra parte, se lumanit non
avesse afferrato simili chance come questa, ci troveremmo ancora nel mondo animale, vivremmo nelle
caverne!
Tali considerazioni per introdurre il clima intellettuale necessario per comprendere i nuovi
radicali. In termini pi generali,  lesperienza del contrasto tra la possibilit di una esistenza umana
fatta di pace, felicit permanente, libert, e laggressivit, la miseria, la fatica attualmente prevalenti.
Mi riferisco, nel circoscrivere largomento, alla nuova sinistra, non alla nuova destra. E' una
distinzione imbarazzante, perch c un estremismo di destra, che intende operare cambiamenti
profondi nella nostra societ:
- lintensificazione della guerra, con una escalation su ampia scala e il rischio
dellannientamento nucleare;
- la soppressione dei diritti civili - nella misura in cui ne gode la sinistra;
- la denunzia delle politiche pi elementari di cura e welfare in termini di socialismo
strisciante;
- lantintellettualismo, cio il risentimento e la paura nei confronti del pensiero indipendente,
critico; la censura privata delleducazione, ecc.
Il prevalere di tali tendenze trasformerebbe radicalmente la societ americana in una societ
autoritaria, militarizzata; distruggerebbe le conquiste della democrazia e rafforzerebbe il potenziale di
antiamericanismo diffuso in tutto il mondo.
Tali annotazioni sulla nuova destra sono necessarie per comprendere il movimento, di segno
opposto, della nuova sinistra!
Le differenze rispetto alla vecchia sinistra: questultima  principalmente socialista, o
socialista-marxista, con tutte le sue sfumature;  radicata nella tradizione dellattivismo politico
dellepoca pre-fascista e stalinista; per questa via,  legata al movimento operaio (internazionale) e ai
partiti politici della sinistra. Al contrario, il nucleo della nuova sinistra non  socialista in senso
tradizionale.
Essa
- non  legata al movimento operaio - con delle eccezioni!
- non si identifica con alcuna classe sociale, e
- non  compromessa con alcuna teoria dogmatica.
Chi sono, allora, i nuovi radicali?
I gruppi principali:
- i giovani, in primo luogo lintellighenzia, gli studenti;
gli hippies;
- i gruppi di attivisti per i diritti civili e gli operatori sociali;
squares2, radicali, tra le professioni liberal: scrittori, artisti,
leader religiosi, professori.
E' unopposizione chiaramente diffusa, del tutto differente da quella dei rivoluzionari
tradizionali. Questa composizione  la forza e la fragilit dei nuovi radicali.
[Focalizziamo la discussione sui primi due gruppi: sui giovani].
La sua debolezza; risiede nella mancanza di una organizzazione efficace, e persino di una rete
di comunicazione; nella mancanza di una leadership stabile ( davvero una debolezza?), nel turnover
costante, nel fatto che i suoi membri provengono da classi sociali incongrue, e nellassenza di un saldo
orientamento teorico.
La forza della nuova sinistra risiede invece nellampio spazio di cui godono la spontaneit e
lelasticit, nel carattere fortemente individuale dellimpegno, che subentra alladesione a movimenti di
massa, e quindi nel coraggio che sfida lostilit prevalente.
Non c un programma, ma impulsi e aspirazioni comuni, una comune avversione e un
comune rifiuto !
Si  negativi nei confronti delle azioni e dei valori dellestablishment, che - si ritiene - sono
ipocriti e falsi, e tradiscono le promesse fatte. Tale atteggiamento distruttivo ha per una ricaduta
positiva: rende gli uomini consapevoli di ci che accade, incrinando il sistema di opinioni, scopi,
modelli di comportamento trasmessi dai mass media e dai loro sponsor.
Impegno individuale significa impegno in nome della libert dellindividuo, quale
indispensabile premessa di una societ libera; significa, in quanto principio morale, impegno
esistenziale: a esistere con gli altri, ciascuno come persona libera, libera non solo nella cabina
elettorale, non solo libera di compiere scelte ininfluenti, o esprimere opinioni prive di conseguenze, ma
di determinare da s la propria esistenza, di perseguire a modo proprio la realizzazione di una vita
felice e responsabile, senza che si sia costretti a inscenare la felicit e la libert nel mezzo della miseria,
della crudelt e della repressione.
In questa prospettiva, la vita allinterno della societ costituita risulta assolutamente
intollerabile, falsa, e la societ appare come ci che viola e rinnega senza alcun pudore le proprie idee
di libert, giustizia e uguaglianza.
Tale rappresentazione della realt rende conto di una delle caratteristiche pi significative della
nuova sinistra:
- il sospetto nei confronti di ogni ideologia, programma, piattaforma, o promessa (anche da
parte socialista!);
- la sfiducia verso le vecchie generazioni, che hanno costruito un mondo come questo e non
vi trovano nulla di sbagliato;
- la sfiducia, prima di tutto, nei confronti dei politici e dei governi, che parlano di pace mentre
intensificano la guerra, che realizzano campagne contro le parole oscene, mentre promuovono azioni
oscene, che dicono di battersi per la libert e la democrazia, mentre portano al potere e sostengono
dittature militari; dicono di battersi per la libera impresa, mentre combattono per contratti governativi
sempre pi grandi e vantaggiosi ...
Osserviamo pi da vicino tale atto daccusa. Due sono le imputazioni principali, che si
riferiscono:
- alla lotta per i diritti civili;
- alla guerra in Vietnam.
 in questi due punti che si concentra il conflitto tra parole e azioni, tra le promesse e la loro
realizzazione, in cui se ne vive lesperienza traumatica - lo choc! Qui, dunque, si catalizza il
movimento radicale.
1) Sono scesi nel Sud, hanno visto gli sceriffi in azione, hanno assistito all'assassimo di neri e
dei loro stessi amici - senza che gli assassini potessero essere presi e sottoposti a giudizio. E questo ha
aperto i loro occhi e le loro orecchie nei confronti di molte altre cose.
2) Non riescono a comprendere le motivazioni della guerra in Vietnam, o le comprendono fin
troppo bene! Infatti, non credono
- che abbia senso impegnarsi a favore di un governo messo in piedi solo per richiedere un
simile impegno;
- che si possa parlare di aggressione comunista, quando si combatte a dodicimila miglia di
distanza da casa, mentre gli altri si battono nel loro territorio;
- che bruciare, bombardare, mutilare donne e bambini possa mai essere giustificato.
Meno di tutto, forse, comprendono la brutalit, la crudelt e lindifferenza della gente di fronte a
tutto questo, e anzi discute con orgoglio di una soddisfacente quota giornaliera morti nemiche, di una
buona percentuale di uccisioni, del computo dei cadaveri...
In qualche modo, avvertono che laggressiva indifferenza e la falsit che si addensano in queste
due aree permea la nostra societ nella sua interezza, e che la nostra prosperit e il nostro comfort sono
in qualche modo connessi con lindirizzo negativo della nostra politica, e hanno qualcosa di inumano,
di soffocante, di degradante.
Perci il nuovo radicalismo costituisce anche una protesta morale. C, in questi giovani
apparentemente immorali o amorali, un forte elemento morale: essi osservano la dirittura morale dei
loro padri e ne lamentano lipocrisia e lignoranza - unignoranza voluta -, la rinuncia alla propria
responsabilit a favore dei leader.
Ma, com possibile parlare di moralit in riferimento a giovani ribelli che si danno ai
narcotici, a comportamenti sessuali licenziosi ecc.?
In primo luogo, solo una parte degli hippies  realmente politicizzata; in secondo luogo,
esiste qualcosa come una moralit negativa: paradisi artificiali di contro allinferno reale! [Narcotici
per eliminare la pena. In ogni caso: niente che debba assecondarsi]
Da spiegare: il nesso che lega lopposizione politica allanticonformismo individuale, spiegare
perch quella trova espressione nel comportamento stravagante, giocoso, frenetico degli hippies.
Tra i nuovi radicali c la percezione (istintiva) che il carattere sempre pi inumano e ipocrita
della nostra societ abbia a che fare con la morale ufficiale, borghese-puritana, predicata (ma non
necessariamente praticata) nella societ.
Secondo Freud, nel culto di una decorosa pulizia standardizzata, nellaccentuazione dello
esprit de serieux, nella condanna del piacere e del gioco non guadagnati,  presente un elemento
fortemente repressivo [il sesso  sudicio]. Una repressione che appare sempre meno giustificata,
quanto pi la pressione della penuria e il bisogno di una rigida disciplina del lavoro vanno
attenuandosi: la rinuncia appare irrazionale, compulsiva.
Mentre la maggioranza conformista reagisce con un senso di frustrazione e di colpa sempre pi
intenso, e con laggressivit, i giovani che protestano rispondono con un rovesciamento dei valori: il
vestirsi in modo indecoroso, trasandato, persino la sporcizia, diventano valori positivi. Essi trasformano
la protesta pi seria in gioco e nel piacere di giocare, e dimostrano cos di essere totalmente estranei
alla seriosit e alla dirittura morale del sistema. Lironia e la satira diventano armi politiche.
In questo modo, lopposizione alla politica nazionale si fa opposizione contro la morale
ufficiale: contro la sinistra connessione che sussiste tra unapparenza di pulizia e decoro e la violenza;
contro laggressivit e la repressione. Sono giovani realmente non aggressivi, anti-eroici:
- barbe, capelli lunghi, pantaloni stretti e sandali - non proprio una divisa militare!
- manifestazioni con canzoni popolari, balli e musica;
- i poeti come figure guida; Buddismo Zen, he-ins e love-ins.
Quale cattiva coscienza deve avere una societ, quanto deve essere intenso il suo senso di colpa,
perch essa debba temere giovani simili e debba scatenare la sua forza contro di loro, perch le autorit
costituite considerino pericolosi estremisti quegli stessi che in passato societ meno tormentate dal
senso di colpa chiamavano bohmien, e celebravano nelle loro opere di teatro e nelle novelle.
O forse il fatto che lopposizione a una politica inumana e suicida sia portata avanti da giovani
privi di rigidit, vivaci ed esigenti, piuttosto che da partiti ed organizzazioni burocratizzati e pietrificati,
costituisce linizio di un nuovo corso [nella politica]?
Quanto detto vale per i nuovi radicali nella giovent hippy. Gli altri gruppi richiedono minori
spiegazioni:
La radicalizzazione del Movimento per i diritti civili (SNCC), dovuta allassenza di progressi
propria della strategia gradualista, incentrata sulla buona volont degli altri e sulla loro persuasione.
C anche la percezione che laggressione al Vietnam sia una guerra delluomo bianco contro una
popolazione di colore - dove  nuovamente allopera lequiparazione istintiva di bianco-pulito,
nero-sporco. Il Black Power: nella lotta di liberazione non si deve pi fare affidamento sulluomo
bianco - anche quando si tratta di amici e simpatizzanti! La sua strategia non si basa sulla violenza, ma
implica che non si continui a subirla.
Gli intellettuali di professione, coloro che, per mestiere, sono impegnati nellesercizio del
pensiero critico, indipendente, che imparano a conoscere i fatti senza rimettersi meramente alle
autorit: essi sostengono che ci sono valori e verit superiori allinte-resse nazionale cos come 
definito dal governo di turno; non hanno dimenticato che questo  il principio proclamato dagli Stati
Uniti non troppo tempo fa a Norimberga3 e ritengono che la sua violazione non possa avvenire
nellinteresse della nazione.
Si tratta, ora, di definire pi concretamente gli obiettivi dei radicali, a partire, di nuovo, da
quelli negativi. Essi sono contro i liberali: li accusano di scegliere costantemente il male minore,
perpetuando, in tal modo, il male stesso; di compromettersi con ogni genere di pressione, allo scopo di
salvare un residuo sempre pi esiguo di vero liberalismo - e la scoperta che molti liberali lavorano per
la Cia conferma tale accusa; li accusano, ancora, di costruire un sistema educativo incentrato su dati
informatici piuttosto che gli esseri umani. (La strategia della non collaborazione con i liberali , nel
movimento, motivo di conflitti seri, ad esempio tra comunisti ed estremisti.)
Gli obiettivi positivi riguardano
1) la societ nel suo insieme,
2) la comunit,
3) il sistema educativo.
In politica estera: cessazione della guerra e dei bombardamenti, rinuncia allintervento militare
contro le rivoluzioni popolari, politica di coesistenza pacifica. Nelle questioni interne: programmazione
di risorse e investimenti per il welfare; per luguaglianza civile, per la giustizia. Ci richiederebbe
limposizione di notevoli restrizioni alla libert dimpresa, ma non necessariamente il socialismo,
quanto, piuttosto, un decentramento, finalizzato allincrinazione del potere monopolistico delle grandi
societ per azioni: una democrazia partecipatoria come educazione allautogoverno4.
Ricostruzione della comunit dal basso, che metta fine allesistenza di periferie degradate e di
ghetti, a partire dallorganizzazione e dalleducazione delle coscienze di coloro che ne sono vittime;
estensione graduale di tale programma dazione ai maggiori problemi sociali e politici - dalla
costituzione di cooperative, ai boicottaggi, allo sciopero degli affitti.
Tali obiettivi e strategie sono evidentemente in conflitto con la distribuzione prevalente del
potere economico e politico, con lesistenza di forti gruppi di interesse, con la manipolazione
dellopinione pubblica ed il monopolio dellinformazione. Perci: ripartire dalleducazione delle
coscienze, e dalleducazione degli educatori. In genere, si contesta che i corsi di studio stabiliti, con i
loro parametri gravosi e rigidi, siano fatti per sfornare manager efficienti, figure specialistiche,
burocrati, ecc., e per soffocare il pensiero critico, indipendente. Rivendicazioni: lampliamento dei
programmi, sino a comprendere linsegnamento di dottrine non conformiste e rese tab; la recisione dei
legami tra le universit e le agenzie governative compromesse con lapparato militare. E' il programma
che ci si propone di realizzare nelle libere universit, con la stampa alternativa e con convegni
informali ecc.
Ora, il notevole peso che si attribuisce alleducazione chiarisce la situazione politica: il
mutamento dorientamento dellopinione pubblica costituisce la premessa indispensabile di ogni altro
mutamento - nella composizione, ad esempio, del Congresso e delle assemblee legislative dei singoli
stati -, e ci implica lelezione popolare di nuove rappresentanze, vincolate, a loro volta, ad un
elettorato educato secondo obiettivi e valori differenti. Una tale educazione ha inizio a scuola !
Tale programma radicale sembra avere stranamente ben poco di radicale - sembra un
programma liberale, democratico, gradualista, anti-rivoluzionario... Infatti, suona come la traduzione in
obiettivi pratici di quelle idee e quelle promesse del liberalismo, gi oggetto di venerazione; come il
progetto di preservare i valori della civilt minacciati: un programma conservatore!
Si pone di nuovo la domanda: Perch allora radicale? Perch tanta ostilit, risentimento, tanto
veleno? Perch lo si ripropone nel presente ! Dobbiamo stare ai fatti: tale programma liberale,
naturale, sembra assolutamente irrealizzabile: si scontra con lopposizione pi o meno violenta della
maggior parte della popolazione, e richiederebbe cambiamenti politici e sociali fondamentali, dal
carattere fortemente impopolare, quali, ad esempio, la riduzione o la dissoluzione del complesso
militareindustriale, un notevole ampliamento dello stato sociale, la messa in discussione dei monopoli
dellinformazione, una completa rinuncia allinterventismo in politica estera...
Tutto questo va contro la volont espressa dalla maggioranza della popolazione. I radicali sono
coscienti di tale situazione: privi come sono dellappoggio delle classi sociali tradizionalmente di
opposizione, essi hanno di fronte lapparato sociale e politico dotato dellorganizzazione pi efficiente
che la storia ricordi. Ne sono consapevoli, e operano senza illusioni, ma anche senza fanatismo, con
uno spirito giocoso non contaminato dalla gravit mortale -nel vero senso della parola - della politica
ufficiale costituita.
Cosa li fa andare avanti? Qualcosa di strano, di incredibile: la coscienza! Una delle grandi
scoperte della civilt, in assenza della quale qualunque libert diviene illusoria. La coscienza, non solo
quella della domenica e dei giorni di festa, ma come bisogno vitale, biologico; come la consapevolezza
istintiva che non si pu vivere conformandosi a criteri di giudizio e aspirazioni che hanno prodotto una
societ dellopulenza nel mezzo della povert, della miseria, della crudelt; la consapevolezza istintiva
che un simile modo di vivere incide sullorganismo, mutila lessere umano.
Concludendo, torniamo alla domanda posta: perch contro un movimento, del quale  tanto
difficile capire perch lo si chiami radicale, si mobilita una tale estrema ostilit? Forse lo psichiatra
potrebbe suggerire una risposta: potrebbe parlare di senso di colpa collettivo, di frustrazione e di cattiva
coscienza che si traducono in aggressivit, del bisogno di deviarla, colpendo un capro espiatorio, ecc.
In ogni caso, pu esserci molto di sbagliato nei radicali, ma sembra che qualcosa sia sbagliato
anche nella societ contro la quale essi protestano.
NOTE
* Dattiloscritto inedito in lingua inglese trovato nel Marcuse Archiv (HMA 317.01) insieme al
dattiloscritto su Protesta e futilit, pubblicato nel primo volume di questedizione critica (pp. 71-79). Si
tratta di appunti preparatori ad un intervento sulla nuova sinistra tenuto alla Universit di San Diego il
30 marzo 1967. Il testo  stato sottoposto a limitati interventi editoriali per renderne pi scorrevole la
lettura.
1 Marcuse fa qui riferimento ad una famosa lettera di Thomas Jefferson a William S. Smith
del 13 novembre 1787 a proposito della cosiddetta ribellione di Shay allindomani della fine della
guerra rivoluzionaria contro il governo britannico. Scrive Jefferson: Dio ci perdoni se dovessero
passare mai passare venti anni prima di simili ribellioni. Il popolo non pu essere sempre e tutto ben
informato. La parte che si sbaglia sar scontenta proporzionalmente allimportanza dei fatti che non
conosce. Se rimangono quieti sotto una simile mancanza di conoscenza, siamo di fronte ad un letargo,
il primo passo verso la morte della libert pubblica [...] Quale paese pu preservare le sue libert se i
loro governanti non vengono avvertiti di tanto in tanto che il loro popolo preserva lo spirito di
resistenza ? Lasciamo che prendano le armi [...] Lalbero della libert deve essere rinfrescato di tanto in
tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni (Writings, New York, Penguin, 1984, p. 911) [N.d.C.].
2 Termine in voga negli anni Sessanta negli ambienti controculturali per designare coloro che
si opponevano contro i modelli di pensiero dominanti [N.d.C.].
3 II riferimento  al processo contro i crimini di guerra nazisti tenutosi a Norimberga dal 1945
al 1949 [N.d.C.].
4 II riferimento  alle posizioni sviluppare dal movimento studentesco statunitense nel
Manifesto di Port Huron del 1962 [N.d.C.].
MARCUSE DEFINISCE LA SUA POSIZIONE SULLA NUOVA SINISTRA*
Fino a sei mesi fa il suo nome era pressoch sconosciuto in Francia.  diventato famoso con la
rivolta degli studenti a Berlino, poi con le manifestazioni studentesche in America. Recentemente 
stato associato alle manifestazioni di maggio [in Francia] e ora, tutto dun tratto, il suo ultimo libro
diventa un best-seller. Come definisce la sua posizione in riferimento alle sollevazioni cui gli studenti
danno vita in tutto il mondo?
La risposta  molto semplice. Sono profondamente legato al movimento degli studenti
arrabbiati, ma certamente non ne sono il portavoce. Sono la stampa e la propaganda che mi hanno
attribuito questo titolo, e hanno fatto di me una merce molto richiesta. Rifiuto soprattutto che il mio
nome e la mia fotografia siano posti accanto a quelli di Che Guevara, Debray1, Rudi Dutschke2 e altri,
poich questi uomini hanno realmente rischiato e stanno ancora rischiando la vita nella lotta per una
societ pi umana, mentre io prendo parte a questa lotta solo con le mie parole e le mie idee. Si tratta di
una differenza fondamentale.
E tuttavia le sue parole hanno preceduto lazione degli studenti.
Oh, credo che gli studenti che hanno letto i miei libri siano molto pochi...
Non c dubbio, specialmente in Francia; ma sono molto pochi anche gli studenti che si sono
scelti una dottrina per la loro rivolta. Possiamo dire che questi studenti la considerano il loro teorico?
Se fosse vero, sarei molto felice. Si tratta molto pi di un incontro che uninfluenza diretta... nei
miei libri ho cercato di operare una critica della societ - e non solo della societ capitalistica - in
termini che si sottraessero ad ogni ideologia, compresa lideologia socialista, compresa quella marxista.
Ho tentato di dimostrare che quella contemporanea  una societ repressiva in ogni suo aspetto, una
societ nella quale anche la comodit, la prosperit, la libert morale e politica sono funzionali alla
realizzazione di scopi oppressivi. Ho tentato di mostrare che il mutamento esigerebbe il rifiuto totale o,
per parlare la lingua degli studenti, la contestazione di questa societ. Non si tratta semplicemente di
cambiare le istituzioni, ma, piuttosto - e questa  la cosa pi importante - di un mutamento complessivo
degli esseri umani nelle loro attitudini, nelle loro pulsioni, nei loro scopi e valori. Questo, credo,  il
punto di contatto dei miei libri col movimento mondiale degli studenti.
Crede per che essi non abbiano avuto bisogno di lei per giungere a tali idee, giusto?
Una delle caratteristiche essenziali del movimento degli studenti consiste nel fatto che essi
applicano alla realt ci che  stato insegnato loro, in astratto, attraverso lopera dei maestri che hanno
sviluppato i grandi valori della civilt occidentale. Per esempio, il primato della legge naturale sulla
legge costituita, il diritto inalienabile di resistere alla tirannia e ad ogni autorit illegittima...
Semplicemente, non riescono a comprendere perch questi grandi principi dovrebbero rimanere sul
piano delle idee invece di essere messi in pratica. E questo  esattamente ci che stanno facendo.
Ritiene che sia un movimento essenzialmente umanistico?
Gli studenti respingono tale termine, poich, secondo loro, lumanesimo costituisce un valore
borghese, personale, una filosofia inseparabile da una realt distruttiva. Nelle loro menti, per, non c
spazio per affliggersi con una filosofia di pochi; il punto  attuare un mutamento radicale dellintera
societ. Perci non vogliono avere niente a che fare col termine umanista.
Lei sa, naturalmente, che in Francia si  molto distanti da quella societ opulenta di cui lei
propone la distruzione e che, per il momento, esiste, bene o male che sia, solo negli Stati Uniti.
Sono stato accusato di focalizzare la mia critica sulla societ americana, e questo 
perfettamente vero. Lho ammesso io stesso. Ma ci non deriva solo dal fatto che conosco questo paese
meglio di ogni altro; credo, o temo che la societ americana possa diventare invece il modello per gli
altri paesi capitalistici, e forse anche per i paesi socialisti. Ritengo anche che tale evoluzione possa
essere evitata, ma ci presupporrebbe un mutamento fondamentale, una rottura totale col contenuto dei
bisogni e delle aspirazioni della gente, cos come essi sono oggi condizionati.
Una rottura. ..vale a dire una rivoluzione.
Precisamente.
Crede che ci sia un impulso rivoluzionario allinterno delle societ industriali?
Sa bene che il movimento degli studenti presenta un elemento anarchico molto forte. Molto
forte, e questo  qualcosa di veramente nuovo.
Nuova lanarchia?
Rispetto al movimento rivoluzionario del Ventesimo secolo, credo che sia qualcosa di nuovo.
Almeno in queste proporzioni  una novit. Ci significa che gli studenti hanno percepito la rigidit
delle organizzazioni politiche tradizionali, la loro pietrificazione, il fatto che esse hanno soffocato ogni
impulso rivoluzionario. Quindi  al di fuori di tali organizzazioni che la rivolta prende piede
spontaneamente. La spontaneit, per, non basta. E' necessario avere unorganizzazione, ma un tipo
nuovo di organizzazione, molto flessibile, una organizzazione che non imponga principi rigidi, ma lasci
libert di movimento e di iniziativa. Una organizzazione senza i capi dei vecchi partiti e gruppi
politici. Questo  un punto molto importante. I leader dei nostri giorni solo il risultato della
propaganda. Nel movimento attuale non ci sono leader cos come ve ne furono, ad esempio, nella
rivoluzione bolscevica.
In altri termini, il movimento  antileninista?
S. Infatti Cohn-Bendit ha sempre criticato il marxismo-leninismo per questa ragione3.
Ci significa che lei confida nellanarchismo, perch si arrivi alla rivoluzione che desidera?
No. Credo, per, che lelemento anarchico costituisca una forza possente e progressiva, e che
sia necessario preservare tale elemento come uno dei fattori allinterno di un processo pi ampio e
strutturato.
E tuttavia lei  lopposto di un anarchico.
Forse  vero, ma vorrei che lei mi dicesse perch.
Non dipende dal fatto che la sua opera  dialettica? La sua opera  costruita con molta cura.
Lei si ritiene un anarchico?
No. Non sono anarchico perch non riesco ad immaginarmi come si possa combattere una
societ mobilitata ed organizzata nella sua totalit contro qualunque movimento rivoluzionario, contro
ogni reale opposizione, non vedo come si possa combattere una tale societ, una tale concentrazione di
forza - militare, politica, ecc. - senza alcuna organizzazione. Non ci si riuscir.
No, non ci si riuscir. I comunisti le citeranno lanalisi di Lenin del sinistrismo, che, secondo
lui, costituiva la manifestazione del piccolo borghese sconfitto, inferocito per gli orrori del
capitalismo, un rivoluzionarismo... inconsistente, sterile, suscettibile di trasformarsi rapidamente in
docilit, apatia, fantasticheria e persino in folle passione per questa o quella corrente borghese 4.
Non sono daccordo. La sinistra di oggi  lontana dallessere la reazione di una petite
bourgeoisie di fronte a un partito rivoluzionario, come accadeva ai tempi di Lenin. E' la reazione di una
minoranza rivoluzionaria al partito costituito che  diventato oggi il partito comunista, che non  pi il
partito di Lenin, ma un partito socialdemocratico.
Se lanarchia non porta a nulla e se i partiti comunisti non sono pi rivoluzionari, che cosa ci
si pu aspettare dagli studenti, se non un disordine di superficie, che serve solo ad aumentare la
repressione?
Tutta lopposizione militante mette in conto il rischio di subire una repressione sempre
maggiore. Questo non  mai stato un buon motivo per rinunciare allopposizione stessa. Ogni
movimento progressivo, altrimenti, sarebbe impossibile.
Non c dubbio. Non crede per che il concetto di progresso che potrebbe scaturire da una
rivoluzione meriti di essere definito meglio? Lei denuncia le sottili restrizioni che gravano sui cittadini
delle societ moderne. Una rivoluzione non finirebbe col sostituire una serie di restrizioni con
unaltra?
Naturalmente. Ma ci sono restrizioni progressive e altre reazionarie. Ad esempio, le restrizioni
imposte sulla aggressivit elementare delluomo, sulle pulsioni di distruzione, sulla pulsione di morte,
la trasformazione di questa aggressivit elementare in energia che potrebbe essere impiegata per la
crescita e la protezione della vita - tali restrizioni sarebbero necessarie nella societ pi libera. Alle
industrie, ad esempio, non sarebbe consentito di contaminare laria, al Consiglio dei cittadini
bianchi5 non sarebbe consentito di disseminare razzismo o di possedere armi da fuoco, come invece
accade oggi negli Stati Uniti... Naturalmente ci sarebbero restrizioni, ma sarebbero progressive.
Questi per sono luoghi comuni. Il possesso di armi da fuoco  vietato in Francia, e in America
 una sopravvivenza, non una creazione della societ opulenta. Consideriamo la libert di espressione,
che per noi ha un grande significato. Nella societ libera che lei sostiene questa libert viene meno, o
no?
Come ho scritto, penso che sia necessario non estendere la libert di stampa a quei movimenti
che sono chiaramente aggressivi e distruttivi, come il movimento nazista. Ma, ad eccezione di questo
caso particolare, non sono contrario alla libert di espressione...
Anche quando ci significa la diffusione di idee razziste, nazionaliste o colonialiste?
Qui la mia risposta  no. Non sono favorevole a garantire unespressione libera a movimenti
razzisti, antisemiti, neonazisti. Certamente no, perch lintervallo tra la parola e lazione  oggi troppo
breve, almeno nella societ americana, la sola che mi  familiare. Conosce la famosa affermazione del
giudice Holmes, per cui i diritti civili possono essere sospesi in un solo caso: in caso di immediato
pericolo6. Oggi tale pericolo immediato esiste dappertutto.
Non pu questa formula rivoltarsi contro di lei, applicata a studenti, rivoluzionari e comunisti?
 sempre cos, e la mia risposta  sempre la stessa. Non credo che il comunismo concepito dai
grandi teorici del marxismo sia, per sua stessa natura, aggressivo e distruttivo;  del tutto opposto.
Non  per diventato tale, in certe circostanze storiche? Non c qualcosa di aggressivo e
distruttivo nella politica sovietica verso lUngheria nel 19567, o nei confronti la Cecoslovacchia oggi8?
S, ma questo non  comunismo;  stalinismo. Io farei uso certamente di tutte le restrizioni
possibili per oppormi allo stalinismo, ma questo non  comunismo.
Perch critica con maggiore severit lAmerica per essersi allontanata dallideale
democratico, che non il comunismo per il suo allontanamento dallideale comunista?
Nei confronti delle deviazioni dei paesi comunisti sono ugualmente critico. Tuttavia credo che
le istituzioni e lintera cultura del capitalismo monopolistico si oppongano allo sviluppo di un
socialismo democratico.
E ritiene che un giorno vedremo una societ comunista ideale?
Beh, almeno esiste la sua teoria. C tutta la teoria marxista. Questa esiste. E c anche Cuba.
C la Cina. C la politica comunista del periodo eroico della rivoluzione bolscevica.
Crede che il modo cos riprovevole in cui le societ comuniste operano sia in contrasto con la
loro natura? Che lUnione Sovietica abbia invaso la Cecoslovacchia a dispetto di se stessa?
A dispetto dellidea di comunismo, non dellUnione Sovietica. Linvasione della
Cecoslovacchia costituisce uno degli atti pi riprovevoli nella storia del socialismo. E' unespressione
brutale della politica di potenza che  stata a lungo praticata dallUnione Sovietica nella competizione
politica ed economica col capitalismo. Credo che molte delle cose riprovevoli che accadono nei paesi
comunisti siano il risultato della coesistenza competitiva col capitalismo, mentre, in quelli, la povert
continua a regnare.
Sta toccando qui un punto importante. Sembra che non sia possibile ridurre la povert senza
una organizzazione estremamente coercitiva. Cos una volta ancora vediamo che le restrizioni sono
necessarie.
Certamente, ma qui possono aversi anche restrizioni progressive. Pensi ad un paese nel quale la
povert coesista col lusso, lo spreco ed il comfort dei privilegiati...  necessario rimuovere tale spreco,
per eliminare la povert, la miseria e lineguaglianza. Queste sono restrizioni necessarie.
Sfortunatamente, non c nessuna correlazione economica. La povert non si elimina col
contenimento dello spreco, ma con la produzione.
Certo, ma il punto  che le restrizioni che sicuramente esistono, diciamo, a Cuba, non sono le
stesse che si subiscono nelle economie capitalistiche.
Forse Cuba non costituisce lesempio migliore del successo di un economia socialista, dato che
questo paese dipende totalmente dalle forniture quotidiane del petrolio sovietico. Se lUnione Sovietica
dovesse interrompere le forniture per due settimane...
Non so che cosa accadrebbe, ma anche in tali condizioni di dipendenza dallUnione Sovietica
ha fatto dei progressi enormi.
A confronto con ci che era certamente si. Lei c stato?
No, non ne ho avuto la possibilit.
Pensa che ci possano essere progressi nel quadro della democrazia americana?
Pensa davvero che la democrazia negli Stati Uniti stia facendo progressi?
Paragonato agli anni di Furore9, s.
Non sono daccordo. Guardi le elezioni, i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, fabbricati
da immense macchine politiche. E chi  in grado di scovare delle differenze tra questi candidati? Se
questa  democrazia,  una farsa. La gente non ha detto nulla e non le  stato chiesto nulla.
Vero. Ma al tempo stesso migliaia di giovani americani hanno dimostrato negli scorsi mesi di
essere contrari alla guerra in Vietnam, di voler lavorare per eliminare i ghetti, e agire nella sfera
politica.
Questo movimento si sta scontrando con una repressione sempre pi forte.
Pensa, allora, che stiamo assistendo ad una chiusura definitiva della societ americana?
La risposta  un po pi complicata. Negli Stati Uniti un progresso in direzione della
democrazia  possibile, ma solo grazie a movimenti sempre pi attivi e radicali. Certo non entro i limiti
del processo costituito. Questo processo costituisce un gioco e gli studenti americani hanno perso
qualunque interesse a parteciparvi, hanno perso ogni familiarit nei confronti di questo presunto
processo democratico.
Crede possibile la rivoluzione negli Stati Uniti?
Assolutamente no, per nulla.
Perch no?
Perch non c collaborazione tra gli studenti e gli operai, neanche al livello in cui essa ha avuto
luogo in Francia in maggio e giugno10.
Che ruolo attribuisce, in questo caso, agli studenti?
Essi costituiscono delle minoranze militanti in grado di articolare i bisogni e le aspirazioni delle
masse silenziose. In s, tuttavia, non sono rivoluzionari, e nessuno sostiene che lo siano. Gli studenti lo
sanno bene.
Cos, il loro unico ruolo consiste nel dare espressione a qualcosa?
No, non solo nellesprimere. Sono gli unici che possono essere veramente considerati dei
portavoce.
E chi far la rivoluzione in America, in Germania, in Francia, se gli studenti non riescono a
stringere un rapporto con la classe operaia?
Non riesco a immaginarmelo. Malgrado tutto ci che si  detto, ancora non riesco ad
immaginarmi una rivoluzione senza la classe operaia.
Il problema - almeno nella prospettiva della rivoluzione -  che la classe operaia 
maggiormente interessata a far parte della societ opulenta che a distruggerla, per quanto nutra anche
la speranza di modificarne alcuni aspetti. Almeno questa  la situazione in Francia. E' diversa in altri
paesi?
Lei sostiene che in Francia la classe operaia non  ancora integrata, ma aspira ad esserlo...Negli
Stati Uniti  e vuole rimanere integrata. Ci significa che la rivoluzione presuppone prima di tutto che
emerga un nuovo tipo di uomo, con bisogni e aspirazioni qualitativamente differenti dalle aspirazioni e
dai bisogni aggressivi e repressivi propri delle societ costituite.  innegabile che la classe operaia oggi
condivide largamente i bisogni e le aspirazioni delle classi dominanti, e che, in assenza di una rottura
col contenuto attuale dei bisogni, la rivoluzione  inimmaginabile.
A quanto pare, non avr luogo domani. E' pi facile prendere il potere che cambiare i bisogni
degli uomini. Ma che cosa intende per bisogni aggressivi?
Il bisogno, ad esempio, di proseguire la lotta competitiva per lesistenza - il bisogno di
comprare unautomobile nuova ogni due anni, di comprare un nuovo apparecchio televisivo, di
guardare la televisione cinque o sei ore al giorno. Questo  gi un bisogno vitale per una larga fascia
della popolazione, un bisogno aggressivo e repressivo.
 aggressivo guardare la televisione? Sembrerebbe, al contrario, un esercizio passivo.
Conosce i programmi televisivi americani? Nientaltro che sparatorie. Essi, inoltre, inducono
costantemente a quel consumo che assoggetta la gente al modo di produzione capitalistico.
Si pu fare un uso diverso della televisione.
 naturale. Tutto questo non  colpa della televisione, dellautomobile, della tecnologia in
generale.  colpa delluso che si fa del progresso tecnologico. La televisione potrebbe allo stesso modo
essere utilizzata per rieducare la popolazione.
In che senso? Per convincere la gente del fatto che non ha bisogno di automobili, apparecchi
televisivi, frigoriferi o lavatrici?
Certo, se tali merci impediscono la liberazione dei servi dalla loro servit volontaria.
Questo non creerebbe problemi alla gente che lavora nelle industrie che producono automobili,
frigoriferi ecc. ?
Chiuderanno per una o due settimane. Ognuno se ne andr fuori citt. E poi, al posto del lavoro
per lo spreco, realizzato nella societ dei consumi, inizier il lavoro vero, il lavoro per cancellare la
povert, per cancellare la disuguaglianza. Negli Stati Uniti, ad esempio, General Motors e Ford, invece
che auto private, produrranno mezzi per il trasporto pubblico, cosicch questo possa diventare umano.
Ci vorranno molti programmi televisivi per convincere la classe operaia a fare una rivoluzione
che abbasser i suoi salari, liquider le sue automobili e ridurr i suoi consumi. E allo stesso tempo
c ragione di temere che le cose prendano una piega differente, che la gente afflitta da difficolt
economiche possa costituire una massa fascista. Il fascismo non  sempre risultato da una crisi
economica?
 vero, il processo rivoluzionario ha inizio sempre con una crisi economica, nel corso di questa.
Tale crisi, per, dischiuderebbe due possibilit: lesito cosiddetto neofascista, per cui le masse si
volgono verso un regime molto pi autoritario e repressivo, e lesito opposto, la possibilit che le masse
colgano lopportunit di costruire una societ libera, in cui crisi di questo genere potrebbero essere
evitate. Ci sono sempre due possibilit. Non si pu, per timore di veder materializzarsi la prima, cessare
di sperare nella seconda e di lavorare per essa, attraverso leducazione delle masse. E non solo con le
parole, ma anche con lazione.
Allo stato attuale non teme che tali azioni, specie se violente, generino leffetto opposto, e che
la societ, per difendere se stessa, diventi sempre pi repressiva?
Sfortunatamente, tale possibilit  davvero reale. Ma questa non  una ragione sufficiente per
rinunciare. Al contrario, dobbiamo accrescere lopposizione, renderla pi forte. Ci saranno sempre
classi privilegiate che si oppongono a un mutamento radicale.
In Francia non sono state le classi privilegiate a manifestare la loro opposizione, ma il ceto
medio e parte della classe operaia. Le classi privilegiate si sono accontentate di sfruttarne
linsoddisfazione.
Adesso mi dir che i militanti rivoluzionari sono responsabili della reazione. In Germania si
inizia gi a sostenere che il neonazismo  il risultato dellazione degli studenti.
Il risultato delle elezioni in Francia costituisce inconfutabilmente la risposta della maggioranza
del paese spaventata dal movimento di maggio.
Bene, noi dobbiamo combattere questa paura!
Lei pensa che si possa combattere la paura con la violenza?
La violenza, lo ammetto,  molto pericolosa per i pi deboli. Ma prima di tutto dovremmo
intenderci sui termini. La gente parla continuamente di violenza, ma dimentica che ci sono differenti
tipi di violenza, con funzioni differenti. C la violenza dellaggressione e quella della difesa. C la
violenza della polizia o delle forze armate o del Ku Klux Klan, e c la violenza che si oppone a queste
manifestazioni aggressive e violente.
Gli studenti hanno sostenuto che essi si oppongono alla violenza della societ, alla violenza
legale, istituzionalizzata. La loro  la violenza della difesa. Hanno detto questo, e io credo che sia vero.
Grazie ad un particolare uso politico del linguaggio, non si usa mai il termine violenza per
descrivere le azioni della polizia, non lo si usa mai per descrivere le azioni delle forze speciali in
Vietnam. La parola, per,  prontamente applicata alle azioni degli studenti che si difendono dalla
polizia, incendiano automobili e buttano gi alberi. Questo  un esempio tipico di uso politico del
linguaggio, utilizzato dalla societ costituita come unarma.
Si  fatto molto chiasso in Francia sulle automobili incendiate11. Nessuno si scompone per
davanti al numero di automobili che vanno distrutte quotidianamente sulle autostrade, non solo in
Francia, ma in tutto il mondo. In America ci sono ogni anno cinquantamila morti per incidenti stradali.
E tra tredici e quattordicimila in Francia.
Ma questo non conta. Se qualcuno incendia unautomobile  terribile,  il crimine supremo
contro la propriet. Ma laltro crimine non conta.
Come si spiega questo fenomeno?
E' che laltro crimine  funzionale alla produzione. La societ ne trae profitto.
Ma la gente non si uccide per fare profitto. Come pu scindere la societ dalla gente che la
compone? La societ non  un qualche tribunale speciale, fatto di persone che si incontrano
segretamente e si dicono lun laltra: vogliamo fare in modo che la gente si uccida sulle autostrade,
cos da poter vendere molte auto! Ognuno  la societ e ognuno d il suo consenso. Lei stesso ha
lautomobile e guida...
Per tutto questo c per una buona ragione. E' che questa societ, allo stadio di sviluppo nel
quale si trova, deve mobilitare le nostre pulsioni aggressive in misura esorbitante, per contrastare le
frustrazioni imposte dalla lotta quotidiana per lesistenza. Il piccolo uomo che lavora otto ore al giorno
in una fabbrica, che fa un lavoro inumano e annichilente, il fine settimana si siede in una macchina
enorme, che lo sopravanza di molto in potenza, e, l, pu riversare tutta la sua aggressivit antisociale.
E questo  assolutamente necessario. Se non fosse sublimata nella velocit e nella potenza
dellautomobile, tale aggressivit potrebbe essere indirizzata contro i poteri dominanti.
E sembra che ci stia accadendo, a dispetto del traffico del fine settimana!
No. Sono solo gli studenti che si rivoltano e gridano in lacrime: Siamo tutti ebrei tedeschi,
cio Siamo tutti oppressi.
Perch, secondo lei, questoppressione diffusa viene vissuta e articolata proprio dagli studenti?
Perch la fiaccola della rivoluzione, che, almeno nei paesi industrializzati, sembrava vacillare, 
passata nelle loro mani?
Perch non sono integrati. Questo  un punto di estrema importanza. Negli Stati Uniti, ad
esempio, c una grossa differenza tra studenti e insegnanti delle scienze sociali e umanistiche, e quelli
delle scienze naturali. La maggior parte viene dal primo campo. Credo che in Francia non sia cos...
No, non lo .
E nello studio di queste scienze, essi hanno appreso molto: la natura del potere, lesistenza delle
forze dietro ai fatti. Sono diventati estremamente consapevoli di ci che accade nella societ. Una tale
consapevolezza  del tutto inaccessibile alla maggior parte della popolazione, che permane, in un certo
senso, all'interno della macchina sociale. Gli studenti hanno assunto, per cos dire, un ruolo analogo a
quello degli intellettuali di professione prima della rivoluzione francese.
Sa che Tocqueville denunzi il ruolo dei letterati nella rivoluzione del 1789, proprio perch
essi, ai margini della vita politica, privi di esperienza nella vita pubblica, costruivano i. loro schemi in
modo arbitrario12.
Magnifico! Ecco la mia risposta a Tocqueville: io sostengo che gli studenti sono
allavanguardia proprio perch non hanno esperienza di ci che oggi si chiama politica. Perch
lesperienza politica , oggi, lesperienza di un gioco truccato e sanguinario.
La politica  sempre stata una partita sanguinaria giocata tra re e capi di stato. Ritiene che
oggi sia truccata perch il popolo ha lillusione di prendervi parte?
S. Chi vi partecipa realmente, chi prende parte alla politica? Tutte le decisioni importanti sono
prese sempre da una esigua minoranza. Pensiamo alla guerra in Vietnam. Chi ha preso parte davvero a
questa decisione? Una dozzina di persone, direi. A posteriori il governo richiede ed ottiene lappoggio
della popolazione. Nel caso del Vietnam, per, neanche il Congresso ha avuto la possibilit di
conoscere i fatti. No, il popolo non prende parte alle decisioni. Non vi prendiamo parte. Se non a quelle
secondarie.
Ma se il governo americano metter fine alla guerra domani -e un giorno certamente lo far -,
non sar stato un successo dellopinione pubblica? Di una rivolta dellopinione pubblica?
Precisamente. E a chi va il merito di un simile mutamento nellopinione pubblica?
Alla televisione americana.
No! In primo luogo agli studenti. Lopposizione alla guerra ha avuto inizio nelle universit.
C una sottile contraddizione nelle sue affermazioni. Lei ha scritto, infatti, che tale
opposizione  tollerata solo nella misura in cui non ha la forza di incidere.
Pu avere la forza di modificare la politica americana, ma non il sistema in quanto tale. La
struttura della societ rimarr la stessa.
E lei crede che, per tentare di distruggere tale societ colpevolmente violenta, lesercizio della
violenza sia tanto legittimo quanto auspicabile. Questo significa che  impossibile secondo lei una
evoluzione pacifica e interna al quadro democratico, verso una societ non repressiva, pi libera?
Lo hanno sostenuto gli studenti: una rivoluzione  sempre tanto violenta quanto la violenza che
essa combatte. Credo che abbiano ragione.
Lei ritiene per ancora possibile dar vita ad una societ libera, malgrado il giudizio di Freud,
cui si  richiamato di frequente in Eros e civilt. Non tradisce, in ci, un notevole ottimismo?
Sono ottimista perch credo che nella storia dellumanit non sono mai state presenti cos tante
risorse necessarie a dar vita ad una societ libera. Sono pessimista perch penso che le societ
costituite, in particolare quella capitalistica, sono compiutamente organizzate e mobilitate contro la
realizzazione di tale possibilit.
Forse perch la gente ha paura della libert?
Certo, molte persone hanno paura della libert. Sono indotte ad averne paura. Dicono a se
stesse: se la gente dovesse lavorare, diciamo, solo cinque ore alla settimana, che ne farebbe di questa
libert?
Questa condizione non  legata al capitalismo. Lintera civilt ebraico-cristiana  fondata sul
lavoro ed  il prodotto del lavoro.
S e no. Pensi alla societ feudale. Era realmente una societ cristiana, eppure il lavoro non
costituiva un valore, al contrario.
Perch c' erano gli schiavi, i contadini, e ci era a tutto vantaggio dei signori feudali.
Cerano gli schiavi, ma il sistema dei valori era del tutto differente. Ed  in questo sistema che
ha avuto origine la cultura. Non esiste un qualcosa come la cultura borghese. Tutta la genuina cultura
borghese  contro la borghesia.
In altre parole, dovremmo tornare al sistema feudale, ma con le macchine che sostituiscono gli
schiavi.
Le macchine devono sostituire gli schiavi, ma senza tornare al sistema feudale. Ci segnerebbe
la fine del lavoro e al tempo stesso la fine del sistema capitalistico. E' quanto Marx prospettava in quel
noto passaggio, in cui sostiene che, col progresso tecnologico e lautomazione, luomo  separato dagli
strumenti di produzione,  slegato dalla produzione materiale, ed agisce semplicemente come un
soggetto vero, sperimentando le possibilit materiali delle macchine, ecc. Ci coinciderebbe, anche,
con la fine delleconomia fondata sul valore di scambio, poich i prodotti non avrebbero pi valore in
quanto merci. Questo  lo spettro che ossessiona la societ costituita.
Considera il lavoro, lo sforzo, un valore repressivo?
Dipende tutto dal suo scopo. Lo sforzo non  repressivo in s: lo sforzo nellarte, in ogni attivit
creativa, nellamore...
Lavorerebbe, se non fosse obbligato a farlo?
Certamente. Lavoro anche senza esserne obbligato.
Si considera un uomo libero?
Io? Credo che nessuno sia libero in questa societ. Nessuno.
E' mai stato in cura psicanalitica ?
Mai. Pensa che ne abbia bisogno?
Certo  possibile, ma  un altro discorso. Sembra curioso che abbia condotto uno studio cos
approfondito dellopera di Freud, e delle sue considerazioni sul carattere inevitabilmente repressivo
dellintera civilt, senza interrogarsi sui suoi impedimenti nellesercizio della sua libert personale.
Mi sono occupato di Freud solo sul piano della teoria, non su quello della terapia.
Non riconosce alla civilt europea la capacit di creare i propri valori, in reazione alla civilt
americana, appropriandosi al tempo stesso del suo elemento positivo, il progresso tecnico, che lei
stesso ha sostenuto essere fondamentale per la liberazione delluomo?
 del tutto impossibile parlare, oggi, di una civilt europea. Forse non si pu parlare neanche di
una civilt occidentale. Credo che la civilt orientale e quella occidentale si stiano assimilando in
misura crescente. E lodierna civilt europea ha gi assorbito molto di quella americana. Perci sembra
impossibile immaginare una civilt europea separata dallinfluenza dellAmerica, con leccezione,
forse, di pochi settori del tutto isolati della cultura intellettuale, della poesia, ad esempio.
Pensa dunque che la battaglia sia persa, che siamo tutti americani?
Non bisogna dire che  persa. E' possibile cambiare, utilizzare le potenzialit della civilt
americana per il bene dellumanit. Dobbiamo fare uso di tutto ci che ci consente di rendere pi facile
la vita quotidiana, pi tollerabile... Potremmo gi, oggi, mettere fine allinquinamento atmosferico, per
esempio. I mezzi ci sono.
Quale ruolo attribuisce allarte nella societ libera che lei sogna, dal momento che larte  per
definizione rifiuto, sfida?
Non sono un profeta. Larte costituisce, nella societ opulenta, un fenomeno interessante. Da un
lato, essa rifiuta e accusa la societ costituita. Dallaltro, si offre in vendita sul mercato. Non c un
solo stile artistico, per quanto davanguardia, che non sia in vendita. Ci significa che la funzione
dellarte  per lo meno problematica. Si  parlato di fine dellarte, e c davvero tra gli artisti la
sensazione che larte oggi non abbia pi alcuna funzione. Ci sono musei, concerti, dipinti nelle case dei
ricchi, ma larte non ha pi una funzione. Cos essa vuole diventare una parte essenziale della realt,
per poterla mutare.
Pensiamo ai graffiti, ad esempio. Per me questo costituisce forse laspetto pi interessante degli
eventi di maggio, la convergenza di Marx e di Andr Breton. Limmaginazione al potere: questo 
realmente rivoluzionario. Cercare di tradurre in realt le idee ed i valori pi avanzati
dellimmaginazione costituisce qualcosa di nuovo e di rivoluzionario. Ci prova che la gente ha
appreso una lezione importante: la verit non risiede solo nella razionalit, ma in misura eguale e forse
maggiore nellimmaginario.
Del resto l'immaginario  il solo regno in cui la libert  sempre stata completa, in cui niente 
riuscito a imporle dei limiti. Lo testimoniano i sogni.
E' cos. Questo  il motivo per cui penso che la ribellione degli studenti, qualunque sia il suo
risultato immediato, segni un reale punto di svolta nello sviluppo della societ contemporanea.
Perch gli studenti stanno operando la reintegrazione dellimmaginario nella realt?
S. C un graffito che mi piace molto, che dice: Siate realisti, chiedete limpossibile. E'
eccezionale. E un altro dice: Attento, le orecchie hanno muri. Questo  realismo!
Non desidera tornare in Germania?
Non credo. Solo per tenere lezioni. Ma mi piacciono molto gli studenti tedeschi, sono grandiosi
!
Hanno avuto maggiore successo degli altri nello stringere contatti con la classe operaia?
No, la loro collaborazione  stata anche pi precaria.
 vero che negli Stati Uniti ha ricevuto lettere di minaccia dal Ku Klux Klan?
Erano firmate Ku Klux Klan, ma non credo che siano stati loro ad inviarle.
E' vero che ha lasciato la sua abitazione in seguito a tali minacce?
S. Senza panico, ma lho lasciata. In tutta franchezza, non avevo paura. In quella circostanza i
miei studenti hanno circondato la casa con le loro automobili per proteggermi... In un certo senso
avevano ragione, quando pensavano che corressi dei rischi.
E ritiene di poter continuare a vivere negli Stati Uniti, ora che la sua notoriet la pone molto in
vista?
Non ne sono sicuro, non del tutto. Alluniversit non c alcun problema, ma le universit sono
solo delle oasi.
Pensa che luniversit americana, cos come  organizzata ora, possa costituire un modello, ad
esempio per luniversit francese?
Bisogna operare una distinzione tra le universit americane. Le grandi universit sono sempre
santuari del pensiero libero e di una solidissima formazione culturale. Pensi, ad esempio, alla mia,
allUniversit della California a San Diego. Questa  probabilmente larea pi reazionaria negli Stati
Uniti - con una grande base militare, un centro della cosiddetta industria di difesa, colonnelli e
ammiragli in pensione. Io non incontro alcuna difficolt alluniversit, con lamministrazione, con i
miei colleghi. Ne ho molte, per, sul versante della comunit, con la gente della citt, della buona
classe media. Con gli studenti nessun problema. Le relazioni tra professori e studenti sono, credo,
molto pi informali che qui e in Germania.
Da questo punto di vista, sa, c veramente una tradizione egalitaria negli Stati Uniti. La
sacralit del professore non esiste. E' il materialismo americano che la previene. Il professore  un
salariato che ha studiato, che ha appreso alcune cose, e che le insegna; non  affatto il personaggio
mitico identificato col padre, per nulla. La sua collocazione politica dipende dalla sua posizione nella
gerarchia accademica. Una volta che si  assunti stabilmente  praticamente impossibile essere
liquidati. La mia posizione  precaria, e sono curioso di scoprire se potr conservare il mio posto
nelluniversit.
Quanto dice  molto grave. Se la libert di espressione non esiste pi negli Stati Uniti, non ci
sar pi in nessun altro luogo... o forse in Inghilterra?
S. E' possibile che lInghilterra finisca con lessere uno degli ultimi paesi liberali. La
democrazia delle masse non  favorevole agli intellettuali non conformisti...
Questo  il punto cruciale. Le  stato contestato di auspicare linstaurazione di una dittatura
platonica delle lites. E' vero?
In Stuart Mill, che non era propriamente un difensore della dittatura, c un passaggio molto
interessante. Egli sostiene che, in una societ civile, le persone colte devono godere di privilegi politici
per contrastare le emozioni, le attitudini e le idee delle masse incolte13. Io non ho mai detto che sia
necessario istituire una dittatura platonica, perch non c filosofo capace di farlo. Ma, per essere del
tutto franchi: non so cosa sia peggio, se una dittatura di politici, manager e generali, o una dittatura di
intellettuali.
Personalmente, se questa  la scelta, se non fosse possibile una vera, libera democrazia,
preferirei la dittatura degli intellettuali. Sfortunatamente, tale alternativa non esiste attualmente.
Si deve prima istaurare la dittatura degli intellettuali per educare e migliorare le masse,
affinch, successivamente, in un futuro remoto, quando la gente sar cambiata, regni la democrazia. E'
cos?
Non una vera dittatura, ma che gli intellettuali abbiano un peso maggiore, s. Penso che il
risentimento del movimento operaio nei confronti degli intellettuali costituisca una delle ragioni per cui
questo movimento oggi  bloccato.
La dittatura degli intellettuali  piuttosto portatrice di disordine, nella misura in cui gli
intellettuali, a causa della loro paura dellazione, divengono spesso crudeli.
 realmente cos? Nella storia, c un solo esempio di un intellettuale crudele: Robespierre14.
E Saint Just15.
Dobbiamo confrontare la crudelt di Robespierre e di Saint Just con la crudelt e la violenza
burocratizzata di un Eichmann17.
O anche con la violenza istituzionalizzata delle societ moderne. Quella nazista  crudelt come
tecnica di amministrazione. I nazisti non erano intellettuali. Negli intellettuali, crudelt e violenza sono
sempre molto pi immediate, pi rapide, meno crudeli. Robespierre non faceva uso della tortura. La
tortura non costituisce un aspetto essenziale della rivoluzione francese.
Lei conosce gli intellettuali: essi non hanno contatto, se non molto esile, con la realt. Pu
immaginarsi una societ che funzioni sotto il loro governo diretto? Quali sarebbero le ricadute, ad
esempio, sulla partenza in orario dei treni, o sullorganizzazione della produzione?
Ha ragione, se si identifica la realt con la realt costituita. Ma gli intellettuali non operano, o
non dovrebbero operare lidentificazione della realt con la realt costituita. Possiamo aspettarci grandi
cose dallimmaginazione e dalla razionalit di veri intellettuali. In ogni caso, la famosa dittatura degli
intellettuali non  mai esistita.
Forse perch lintellettuale  per sua stessa natura un individualista. Lo sosteneva anche Lenin.
Quale forma di dittatura preferisce? Una che opera direttamente, come nel caso dellUnione Sovietica,
o una che adotta la maschera della democrazia?
 assolutamente necessario non isolare una situazione data dalle sue tendenze di sviluppo. C
una repressione sociale e politica che pu promuovere il progresso umano, e condurre a una vera
democrazia e a una vera libert. E c una repressione che opera in senso opposto. Ho sempre detto che
rifiuto assolutamente la repressione staliniana e la politica repressiva del comunismo, sebbene
riconosca che la base socialista di tali paesi racchiuda la possibilit di uno sviluppo in direzione della
liberalizzazione e, da ultimo, verso una societ libera.
Si tratta di non essere troppo scettici sul finale...
Lo sono molto, in entrambi i casi.
Pensa che si possa essere liberi e, al tempo stesso, credere allesistenza di Dio?
La liberazione delluomo non dipende n da Dio, n dallinesistenza di Dio. Di ostacolo alla
liberazione delluomo non  stata lidea di Dio, ma luso che si  fatto di tale idea.
Ma perch se ne  fatto un tale uso?
La religione  stata sin dallinizio alleata con gli strati dominanti della societ! Nel caso del
cristianesimo non proprio dallinizio, ma certo molto presto.
In breve, si deve far parte degli strati dominanti della societ! Questa  la triste conclusione
che si potrebbe cinicamente trarre da quanto dice. Tutto il resto  avventura, pi o meno condannata
alla sconfitta. Naturalmente, si pu avere un inclinazione per lavventura, si pu averne il bisogno, e
sognare di essere Che Guevara, a Parigi o a Berlino.
Quello di Guevara non era avventurismo; era lunione tra lavventura e la politica
rivoluzionaria. Se la rivoluzione non contiene lelemento dellavventura, allora  inutile. Tutto il resto 
organizzazione, sindacato, socialdemocrazia, apparato. Lavventura  sempre al di l...
Ci che lei chiama senso di avventura, altri lo chiamano romanticismo...
Lo chiami come vuole. Lavventura  trascendenza della realt data. Sono coloro che non
intendono pi contenere la rivoluzione entro i confini della realt data. Lo chiami come vuole
-avventurismo, romanticismo, immaginazione - si tratta di un elemento necessario in ogni rivoluzione.
Non c dubbio. Ma si direbbe che anche unanalisi concreta della situazione dei paesi in cui si
vuole fare la rivoluzione costituisca un elemento non del tutto trascurabile. Posto, naturalmente, che si
voglia davvero portarla a compimento e non solo sognare. Ancora una domanda. Lei denuncia la
privazione della solitudine e del silenzio che ci viene inflitta nella societ moderna come una forma
penosa di oppressione tra quelle per cui soffriamo. Non  questa una piaga caratteristica proprio delle
societ collettivistiche?
Prima di tutto, dobbiamo mettere da parte il concetto di societ collettivistica. Ci sono molte
forme di collettivizzazione. C un collettivismo fondato su una vera solidariet umana e c un
collettivismo basato su un regime autoritario, imposto alla popolazione. La distruzione dellautonomia,
il silenzio e la solitudine sono presenti nelle cosiddette societ libere cos come nelle cosiddette societ
collettivistiche. Si tratta di stabilire - questo  il punto decisivo - se le limitazioni imposte allindividuo
sono in funzione del dominio e dellindottrinamento delle masse, o, al contrario, nellinteresse del
progresso umano.
Sarebbe interessante apprendere quali tipi di frastuono sono progressivi, almeno per
sopportarli con un sorriso. Scusi... stavo scherzando.
Anchio. Non pu esserci una societ libera senza silenzio, senza uno spazio interno ed esterno
di solitudine nel quale possa svilupparsi la libert individuale. Se in una societ socialista mancano la
vita privata, lautonomia, il silenzio, la solitudine, allora  molto semplice: non  una societ socialista!
Non ancora.
NOTE
* Intervista concessa nellestate del 1968 alla rivista francese Express, poi pubblicata in
lingua inglese sul New York Times Magazine il 27 ottobre 1968.
1 Rgis Debray (1940-), scrittore, massmediologo e militante terzomondista francese. Negli
anni Sessanta partecipa al fianco di Che Guevara alla rivoluzione cubana e in Bolivia, dove viene
arrestato. Negli ultimi anni si,  spostato su posizioni pi conservatrici, specie in tema di politiche
migratorie [N.d.C.].
2 Rudi Dutschke (1940-1979), intellettuale e militante tedesco. Leader del movimento
studentesco di Berlino, intrattenne una lunga e proficua amicizia con Marcuse. Cfr. il carteggio
pubblicato nel primo volume di questedizione critica [N.d.C.].
3 Daniel Marc Cohn-Bendit (1945-), uomo politico francese. Fu il leader del movimento
studentesco francese. In seguito ha aderito al partito dei Verdi francese. Attualmente 
europarlamentare. Cfr. in particolare il suo Lestremismo, rimedio alla malattia senile del comunismo,
Torino, Einaudi, 1969 [N.d.C.].
4 V. I. Lenin, L'estremismo male infantile del comunismo (1920), in Opere vol. XXXI, Editori
Riuniti, Roma 1967, pp. 22-23.
5 White Citizens Council, movimento statunitense contro la disgregazione razziale inaugurata
con la decisione del Corte Suprema in merito al caso Brown v. Board of Education del 1954 [N.d.C.].
6 Oliver Wendell Holmes Jr. (1841-1935), detto The Great Dissenter, giurista statunitense e
membro della Corte Suprema dal 1902 al 1932. Laffermazione completa richiamata da Marcuse recita
cos:  solo di fronte al pericolo di un male immediato o dellintenzione di procurarlo che il Congresso
pu porre un limite alla libert dopinione. Fu pronunciata nel corso della dichiarazione di dissenso
nei confronti della decisione della Corte Suprema del 1919 di condannare John Abrams per avere
violato, insieme ad altri pacifisti contrari alla partecipazione degli Stati Uniti alla Prima Guerra
Mondiale, il Sdition Act, istituito lanno precedente, e che prevedeva fra laltro la possibilit di
limitare la libert di espressione per ragioni di sicurezza nazionale [N.d.C.].
7 II riferimento  alla repressione della rivoluzione del 1956 da parte del governo ungherese
con il sostegno delle forze armate sovietiche [N.d.C.].
8 II riferimento  in questo caso alla repressione sovietica della cosiddetta Primavera di
Praga, inaugurata nel marzo del 1968 sotto la guida di Alexander Dubcek [N.d.C.].
9 Romanzo di John Steinbeck pubblicato nel 1939 e vincitore lanno successivo del premio
Pulizer, che racconta le conseguenze sociali della Grande Depressione negli Stati Uniti degli anni
Trenta. John Ford realizz nel 1940 una traspostone cinematografica [N.d.C.].
10 Marcuse fa riferimento allo sciopero generale proclamato nel maggio del 1968 dalle
organizzazioni sindacali francesi su richiesta e pressione del movimento studentesco allindomani delle
barricate alla Sorbona [N.d.C.].
11 II riferimento  alla barricate parigine nel maggio del Sessantotto [N.d.C.].
12 A. de Tocqueville, LAntico regime e la Rivoluzione (1856), Milano, Rizzoli, 1993, pp.
229-237 [N.d.C.].
13 La libert, come principio, non pu essere applicata a uno stato di cose anteriore al
momento in cui lumanit sia divenuta capace di progredire mediante una discussione libera e tra
eguali (J. Stuart Mill, Saggio sulla libert (1859), Milano, Sugarco 1990, p. 33. Il passo  citato da
Marcuse anche in La tolleranza repressiva, in R.P. Wolff, B. Moore Jr., Herbert Marcuse, Critica della
tolleranza repressiva, Torino, Einaudi, 1968, pp. 83-84 [N.d.C.].
14 Maximilien-Franois-Marie-Isidore de Robespierre (1754-1794), uomo politico francese.
Capo della fazione giacobino, fu protagonista della Costituzione del 1793 e del Terrore [N.d.C.].
15 Louis-Antoine-Lion de Saint Just (1767-1794), uomo politico francese. Protagonista
insieme a Robespierre del governo rivoluzionario del Terrore [N.d.C.].
16 Otto Adolf Eichmann (1906-1962), gerarca nazista e alto ufficiale delle SS. Fu
responsabile dellorganizzazione della deportazione di massa degli ebrei nei campi di concentramento.
Fu catturato in Argentina da alcuni agenti del Mossad israeliano e condannato a morte per crimini di
guerra e contro lumanit [N.d.C.].
VITTORIA DI UN CATTIVO MAESTRO. INTERVISTA ALLA TV DI SAN DIEGO*
La crisi pi grave della breve storia dellUniversit della California a San Diego ha trovato
una soluzione, almeno per il momento. La disputa scoppiata sulla conferma dellincarico a Marcuse,
controverso professore di filosofia, si  risolta quando il consiglio di amministrazione ha approvato la
decisione del rettore William McGill1, di rinnovare il contratto sino al giugno del 1970. Quali sono le
posizioni del professor Marcuse, che hanno portato la American Legion2, i quotidiani locali e diversi
legislatori della contea di San Diego a chiederne l'allontanamento? TV8, in qualit di servizio
pubblico, presenta questa intervista, per conoscere di prima mano che cosa pensa e di cosa si fa
portatore il prof. Marcuse.
Prima di tutto, prof. Marcuse, lei  stato descritto come un filosofo marxista. E' una
denominazione corretta?
Stalin si considerava marxista, i governanti comunisti che hanno progettato linvasione della
Cecoslovacchia si consideravano marxisti. Se questi sono marxisti, allora non lo sono io.
Bene, allora ne deduco che lei  contrario allinvasione della Cecoslovacchia, allo stalinismo, e
allattuale governo russo.
(Marcuse annuisce alle tre domande).
Come definisce, allora, il marxismo?
Il marxismo, in quanto teoria,  una analisi politica, sociologica ed economica del capitalismo,
che giunge alla conclusione che il capitalismo pu conservarsi e svilupparsi solo alimentando in misura
crescente i conflitti, la dissipazione e la distruzione di risorse, le guerre e cos via; la transizione al
socialismo costituisce, in questa prospettiva filosofica, lunica soluzione.
La Russia non  ora uno Stato socialista o comunista? Che cosa contesta al suo modo di
operare?
Contesto la costruzione autoritaria e burocratica della societ sovietica, nella quale non  la
popolazione che determina lo sviluppo della propria societ, ma il regime che si impone sulla
popolazione; o, mi permetta di porla in questi termini, questo  il modo in cui il socialismo in Unione
Sovietica ha nettamente deviato dalla concezione marxista.
Lei, quindi,  contro questa sorta di totalitarismo?
Certamente.
Il quotidiano ufficiale dellUnione Sovietica, la Pravda, la ha attaccata duramente,
presentandola come un falso profeta e un lupo mannaro. Perch?
Non so perch la Pravda mi abbia accusato di essere un agente di Wall Street e un lacch del
capitalismo. Io sono stato attaccato, qui, dalla stampa della sinistra radicale, specialmente da P.L.,
come agente della Cia3, e dalla stampa conservatrice come agente del Cremlino. Da un lato, questi
conservatori mi hanno attaccato sostenendo che io vado promuovendo rivolte studentesche in tutto il
mondo; P. L. mi ha accusato, invece, di tentare sedare le rivolte degli studenti in tutto il mondo, al
servizio della CIA. Ora, dato che subisco attacchi ugualmente violenti sia da destra che da sinistra,
giungo lentamente alla conclusione che in ci che sostengo deve esserci qualcosa di giusto.
Per i profani: cosa indicano le iniziali P. L.?
Progressive Labor.
C, nel mondo odierno, un modello che pi si avvicina alla sua concezione di societ marxista
ideale?
Bene, io non concepisco una societ socialista ideale. Non esiste; non esiste alcuna societ
ideale. Direi che la societ che pi si avvicina a ci che Marx aveva in mente  oggi forse Cuba, dove si
compie il faticoso tentativo di costruire il socialismo non in modo autoritario e burocratico, ma
realmente dal basso, vale a dire non alle spalle del popolo, ma con la sua attiva partecipazione.
Prof. Marcuse, la scorsa settimana, nel pieno del furore seguito allannuncio del rettore McGill
dellintenzione di riassumerla per un altro anno, i suoi oppositori hanno fatto ampio uso di una
citazione dal suo discorso tenuto al raduno della nuova sinistra nello scorso dicembre a New York.
Secondo questa citazione lei esalta le forze della guerriglia politica, per arrivare al socialismo
libertario4. Questo fa pensare ad una rivoluzione violenta. Che cosa intende per forze della
guerriglia politica e per socialismo libertario?
Nella sua citazione si dice che io esalto. Mi lasci dire una volta per tutte che, in quanto
insegnante ed educatore, io non esalto nulla. Io presento ai miei studenti dei fatti, tutti i fatti che sono a
mia disposizione, a disposizione di quanti vogliono vederli e non chiudere gli occhi davanti ad essi.
Lascio a loro le conclusioni. Se gli studenti volessero intraprendere qualcosa perch io lo esalto, allora
smetterei di insegnare. Penso che questo sia quanto di peggio possa capitare ad un insegnante.
Sta dicendo, dunque, che lei non incita gli studenti allazione e allattivismo?
Non  questo il mio lavoro di educatore e insegnante. Lunica cosa che ho fatto, sto facendo e
intendo continuare a fare, se ne avr la possibilit,  presentare i fatti, analizzarli e mostrare le
alternative possibili in una situazione data. La decisione  lasciata agli studenti. Nel caso della
guerriglia politica, io analizzo la strategia attualmente messa in atto nella nuova sinistra, di cui la
guerriglia politica costituisce un elemento. Mi permetta di farle un esempio molto noto: il cosiddetto
Living Theater, viene chiamato teatro-guerriglia. C, in altri termini, una distinzione ben precisa tra
la guerriglia politica e quella militare. Si parla di guerriglia perch sono gruppi piccoli operanti in
luoghi sparsi in tutto il territorio.
Che cosa intende per socialismo libertario? C differenza rispetto ad altri tipi di
socialismo?
Certo che c. Socialismo libertario  il termine utilizzato pi frequentemente insieme a
socialismo umanistico, per distinguere una societ socialista in senso generale dal modello sovietico.
Socialismo libertario allude ad una societ che si sviluppa realmente in accordo con i bisogni e le
facolt del popolo, e non sotto la dittatura di unautorit.
Crede nella libert di parola e di stampa per tutti, cos come se ne gode in questo paese?
Non credo nella libert di sostenere il razzismo, laggressione e cos via.
Ritiene che alle persone che sostengono ci la libert di parola o di riunione dovrebbe essere
negata?
A gente che sostiene il linciaggio dei neri, che sostiene lantisemitismo, che sostiene
laggressione, non dovrebbe essere consentito di godere della piena libert di parola.
Non  questa, di per s, una forma di totalitarismo, nella quale un certo gruppo di persone
decide cosa non si pu dire, e di cui non si pu discutere in riunione?
Non lo penso. Penso che predicare cose simili rappresenti una forma di totalitarismo e sia del
tutto antidemocratico.
Propone, allora, il governo di unlite di intellettuali?
Non ho mai proposto un simile governo. Se si potesse scegliere tra la democrazia ed il governo
di unlite, la democrazia sarebbe infinitamente pi auspicabile. Non c dubbio. La questione  se
nella realt noi abbiamo una autentica democrazia, se in realt non siamo governati - se non vuole
parlare di lite - da un gruppo sociale relativamente piccolo. E, se la scelta  tra il governo di unlite
intellettuale e quello di un'lite non intellettuale, io preferisco la prima.
Secondo la sua opinione, le condizioni sociali sono oggi, in questo paese, adatte per una
rivoluzione?
No, e lho detto ripetutamente. Ho detto molte volte che in questo paese non c una situazione
rivoluzionaria - e neanche pre-rivoluzionaria.
Perch non c?
Mancano sia le condizioni soggettive, sia quelle oggettive. Sussistono le condizioni per una
rivoluzione solo se la maggior parte della popolazione sente il bisogno di un mutamento radicale ed 
disposta a lottare per esso. E non  questo il caso, qui.
Ci non significherebbe, allora, prof Marcuse, che la maggioranza della popolazione 
soddisfatta del proprio modo di vivere, che il sistema ne appaga i bisogni e che la sua critica del
sistema  infondata?
Questa domanda richiede una risposta accurata e, temo, lunga. Il fatto che la maggior parte della
popolazione sia soddisfatta della propria condizione non deve costituire il criterio decisivo in base al
quale analizzare la situazione e orientarsi allazione. Che direbbe, ad esempio, se una intera
popolazione, in forza di un efficace lavaggio del cervello e dell'indottrinamento, fossa soddisfatta di
condizioni uguali a quelle esistenti durante il nazismo? In effetti, si pu dire che, sino allinizio della
guerra, gran parte della popolazione tedesca lo fosse. Una tale circostanza giustifica il sistema?
Dovrebbe farmi recedere dal lavorare per il cambiamento, se tale cambiamento mi sembra necessario?
Che cosa trova di intollerabile nel modo di vivere americano?
Trovo che sia intollerabile, o, diciamo, che costituisca un motivo per cambiare questo paese, il
fatto che sia una societ impegnata in una guerra distruttiva e, dal mio punto di vista, di aggressione,
contro uno dei popoli pi poveri e deboli della terra; una societ che ha accumulato un livello terribile
di aggressivit e brutalit, che spreca le sue incredibili risorse mentre alimenta, al tempo stesso, la
povert e la miseria, non solo allesterno, ma anche allinterno delle proprie frontiere. Mi sembra che
una tale societ, proprio alla luce dellenorme potenziale di cui dispone, per il miglioramento della
condizione umana, debba essere oggetto di analisi, per determinare se non siano necessari dei
mutamenti radicali.
Ha rinunciato ai mezzi pacifici di cambiamento, fondati su quel processo democratico che ha
giovato a questo paese per qualcosa come duecento anni?
I mezzi pacifici del mutamento sono sempre da preferire, e nessuno sarebbe pi felice di me, se
le autorit costituite introducessero, in modo realmente pacifico, di propria iniziativa, i cambiamenti
necessari. Sfortunatamente, non ci sono molti segnali che vanno in questa direzione.
Ritiene, allora, che, per raggiungere quello che lei considera un obiettivo giusto, sia
giustificato luso della violenza?
Generalmente si concorda, mi sembra, sul fatto che il ricorso alla violenza  in molti casi
giustificato. Nessuno osa negare che un paese invaso da una forza straniera, per resistere allinvasione,
dovrebbe difendersi con tutti i mezzi disponibili. Se sono in strada, affrontato da un criminale che
minaccia di uccidermi, sono autorizzato a far uso di tutta la violenza a mia disposizione per difendermi.
Cos, nel nostro caso, il ricorso alla violenza mi sembra giustificato, se si tratta di una misura di difesa.
Difende le violenze che si stanno commettendo nei campus dei college e delle universit -
loccupazione di edifici, la distruzione di propriet, le aggressioni personali?
Di fronte alla violenza attuata dallaltra parte, esiterei davvero a considerare questa altro che
una forma di contro-violenza. Riguardo alla domanda se io condivida o meno i mezzi utilizzati dal
movimento degli studenti, vorrei fare una precisazione. Non sono stato io a sostenere che loccupazione
di edifici e la violazione della propriet privata sono parte essenziale del processo democratico. Era nel
quesito formulato da Arthur Schlesinger5, certo non un comunista, gi consigliere del defunto
presidente Kennedy6 e di Robert Kennedy7. Egli ha risposto con un s deciso: ha affermato di
considerare realmente loccupazione di edifici e la violazione della propriet privata parte del processo
democratico. Io concordo con questa definizione di democrazia.
Mi pare di capire che lei abbia di fatto rinunziato alla classe operaia in quanto avanguardia
della rivoluzione, giusto?
Ribadisco che io non esalto nulla e non rinuncio a nulla. Ho solo posto la questione se la classe
operaia, nella situazione storica data, sia la stessa di quando Marx scriveva, e il mio parere  che,
almeno in questo paese, la classe operaia, per ragioni del tutto comprensibili e legittime, non costituisce
una forza rivoluzionaria.
Dipende questo dal fatto che la classe operaia  stata o  soddisfatta delle sue condizioni?
Non so quanto sia soddisfatta. Se ci si riferisce agli operai dellindustria dellautomobile che
lavorano alla catena di montaggio, al nastro trasportatore, o comunque si chiami, soggetti al sistema
della continua accelerazione del ritmo di produzione, non credo che la si possa considerare della gente
molto soddisfatta. La domanda  se essi siano disposti a rinunciare a ci di cui godono in cambio di una
rivoluzione dagli esiti incerti, e io penso che risposta sia: no, non sono disposti a farlo.
Bene. Chi colloca allora oggi allavanguardia della rivoluzione?
Non parlerei di avanguardia della rivoluzione, perch, come ho gi detto, in questo paese non
c una situazione rivoluzionaria. Il movimento degli studenti, dal mio punto di vista, costituisce
realmente, in senso politico, unavanguardia. Io vedo la sua funzione principale, oggi, nello sforzo di
risvegliare la coscienza della popolazione, facendole vedere ci che  in atto nella loro societ, e al di
fuori di essa, e mostrandole quanto ci sia bisogno di un mutamento.
A tal proposito, una delle questioni pi spinose sollevate da quanti si sono schierati contro di
lei, la American Legion e il consigliere Stull della Contea di San Diego8,  questa: lei sarebbe un
rivoluzionario che avrebbe incitato gli studenti a intraprendere vere e proprie azioni militari di
guerriglia e azioni di sabotaggio, come primi passi in vista dellinstaurazione di una dittatura di
sinistra, e perci non dovrebbe pi conservare il posto in ununiversit che si regge sul pagamento
delle tasse. Come commenta tutto ci?
Non ho mai chiesto agli studenti di far alcunch. Se una cosa  certa,  che gli studenti non
vogliono una nuova immagine paterna, un nuovo pap, n ne hanno bisogno, e se io dicessi loro di fare
qualcosa, essi conserverebbero la loro opinione e non intraprenderebbero nulla. Io concordo
ampiamente con gli obiettivi del movimento degli studenti, ma non dico loro di far nulla, non propugno
nulla.
Nella sua attivit didattica avanza per delle critiche. Non  critico nei confronti del sistema
attuale?
Oh, certo.
Bene. Ed insiste sulla necessit di cambiamenti drastici?
S.
E ci non alimenta, non genera agitazioni e rivolte tra gli studenti?
No. Direi che ci che genera agitazioni e rivolte, non solo tra gli studenti, ma anche, ad
esempio, nella popolazione nera, sono le condizioni prevalenti, e non ci che scrivo o dico. E le forze
che realmente favoriscono la rivoluzione sono quelle che cercano di prevenire i cambiamenti necessari
con tutti i mezzi disponibili. Sono realmente queste le sole che promuovono la rivoluzione.
 daccordo con i cartelli e gli striscioni portati dagli studenti rivoluzionari in Europa, che
descrivono Marx come il profeta, Marcuse linterprete e Mao la spada?
Non sono responsabile di questi cartelli. Penso che mi rendano troppo onore.
Prof. Marcuse, molta gente ritiene che luniversit dovrebbe preparare i suoi studenti a vivere
in armonia con la societ cos com, invece di essere il focolaio della rivolta.
Penso che questa concezione delleducazione sia estremamente pericolosa. Mi permetta di farle
un nuovo esempio. Avrebbe sostenuto che le universit tedesche dopo il 1933 avrebbero dovuto
educare gli studenti a vivere in armonia con la societ? Esse lo fecero, e ne conosciamo il risultato.
Leducazione, come ha detto un grande filosofo, non  per la societ esistente, ma per una societ
futura, migliore9; credo che una autentica educazione debba sostenere la critica ed il pensiero
indipendente. Questo  il compito principale delleducazione in una societ democratica e libera. E se
una societ, una societ libera, non pu pi tollerare il dissenso che viola o sembra violare gli interessi
costituiti, c qualcosa di sbagliato, non nelleducazione, ma nella societ e nella sua comunit.
La si accusa di aver affermato di appoggiare la rivolta morale e sessuale dei giovani. Cosa
intendeva dire con questa espressione?
Non intendevo dire nulla, perch non ho mai fatto questa affermazione. E' una di quelle belle
false citazioni di cui, me lo lasci dire, la nostra stampa locale  zeppa. Ho detto, e lo posso citare alla
lettera, che la nuova sinistra dovrebbe sviluppare le implicazioni politiche della ribellione morale e
sessuale dei giovani, che  quasi il contrario di quanto mi si attribuisce, perch significa che
dovremmo cercare di trasformare la ribellione sessuale e morale in un movimento politico.
Si considera represso nella nostra societ? La sua critica non gode in misura enorme di quella
libert di espressione critica che in una forma comunista di governo le sarebbe di fatto negata ?
Certo, sono pienamente consapevole del fatto di appartenere a quel piccolo gruppo privilegiato
che dispone di una tale libert, e ne sono grato. Tuttavia, devo aggiungere immediatamente che questa
 una situazione privilegiata, e, se penso ai miei colleghi che non hanno ancora un incarico permanente
e devono mantenere una famiglia, so quanto essi temano di perdere il posto a causa dellattivit
politica, e di avere difficolt a trovarne uno nuovo.
La American Legion ritiene che dovrebbe essere grato a questo paese che le ha offerto asilo
quando era in fuga dalla Germania nazista, le ha dato la cittadinanza, un impiego e la piena libert di
portare avanti le sue attivit.
Per una volta, concordo pienamente con la American Legion. Sono enormemente grato a questo
paese che mi ha accolto come rifugiato della Germania nazista, ed  precisamente per questo che voglio
fare tutto ci che posso per evitare che esso si avvi ad essere uno stato di polizia.
...E per ritiene che dovrebbe avere luogo un mutamento totale della forma di governo e della
struttura sociale di questo paese.
Esclusivamente in riferimento a quelle condizioni che considero repressive - e non sono il solo
a considerarle tali - rispetto alle possibilit reali che ci si offrono per lo sviluppo di una societ libera e
giusta. Se tali condizioni continuassero a prevalere, sarebbero certo queste a dover essere eliminate.
Questo sar il suo ultimo anno allUniversit della California di San Diego, che terminer nel
giugno del 1970. Quali sono i suoi piani per il futuro?
Probabilmente far quanto avrei fatto in qualche modo gi questanno, se non si fosse
sviluppato questo vespaio; avrei rinunziato allinsegnamento a tempo pieno, in modo da trovare
finalmente quel tempo che mi  mancato sinora, per leggere e scrivere. Ho insegnato quasi senza
interruzione dal 1962, dal momento che, a causa della mia et, non ho potuto usufruire di nessuno dei
benefici e delle indennit di cui hanno goduto i miei colleghi, n del periodo sabbatico, n della
pensione, n daltro, perci sarei felice di poter avere finalmente un po di tempo.
Aveva realmente intenzione di ritirarsi dallinsegnamento prima del 1970, di ritirarsi
questanno?
S, ho seriamente considerato la possibilit di andare in pensione gi questanno.
E che cosa le ha fatto cambiare idea?
Che cosa mi ha fatto cambiare idea? Mi permetta di porre la questione con estrema chiarezza:
volevo vedere se questa universit era ancora capace e ancora abbastanza coraggiosa da lottare per la
sua integrit, e di lottare contro le forze ignoranti e reazionarie che cercano di esercitare pressione
sulluniversit. Il rettore McGill vi si  opposto, e gliene sono grato.
Allora ha deciso realmente di rimanere, o di resistere alle pressioni per la sua rimozione, per
questi motivi?
Ho deciso di rimanere principalmente per questa ragione, e per i miei studenti. Sento un obbligo
profondo nei loro confronti. Mi piacciono. E posso aggiungere di aver trovato qui alcuni degli studenti
pi intelligenti che abbia mai incontrato, ed  per loro che non voglio lasciare.
Si sente ancora in pericolo, come nel luglio scorso, quando ha ricevuto una lettera che la
minacciava di morte?
S, certo. Ho richiesto la protezione della polizia e mi  stata garantita.
Dalla polizia di San Diego?
Dalla polizia di San Diego.
E dalla polizia del campus?
Mi  stato detto che la polizia del campus non  competente in materia, perch la cosa si svolge
al di fuori del campus.
Perch si sente in pericolo?
Perch continuo a ricevere lettere di minacce, e sono molto preoccupato delle conseguenze che
possono avere gli editoriali e le lettere di fuoco sulla stampa locale. Ho imparato a conoscere questo
tipo di attacchi dalla Germania nazista e sono consapevole delle loro implicazioni.
Considera gli abitanti del posto generalmente ostili nei suoi confronti?
Certo non la comunit locale in generale. Ho ricevuto molte lettere da parte di gruppi e di
singole persone del posto che mi esprimono il loro appoggio, appoggio nei miei confronti, e nei
confronti della libert accademica e dellintegrit delleducazione. Mi preoccupa unicamente che tali
gruppi dissidenti - che credo siano molto ampi - in questa citt non abbiano voce. Lei sa che questa 
una citt con un solo giornale e la componente dissidente della comunit semplicemente non ha la
possibilit di parlare.
Il Comitato Centrale Repubblicano ha sostenuto che lei, prof. Marcuse, si  espresso
pubblicamente a favore della violenza, da lei considerata distruttivit socialmente utile. Che cosa
vuol dire questa citazione, se  corretta?
Non penso di aver detto un simile nonsenso e, di nuovo, si tratta probabilmente di un mero
equivoco, che mette insieme cose con le quali non ho nulla a che vedere. Probabilmente, mentre
discutevo della teoria psicoanalitica freudiana, ho parlato della sublimazione delle pulsioni aggressive
in aggressivit socialmente utile, ed ho menzionato lesempio molto familiare del chirurgo che,
secondo Freud, sublima le sue pulsioni aggressive in una attivit socialmente molto utile e salutare.
Riassumendo: lei subisce attacchi da tutti i versanti, da destra e da sinistra. Chi ritiene, allora,
che sostenga attualmente le sue posizioni? Il estrema destra e lestrema sinistra le si oppongono.
Penso di avere appoggio in tutti gli strati della popolazione. I miei amici mi chiedono sempre
perch non rispondo agli attacchi, e la mia risposta  sempre la stessa: non posso parlare con gente che
non ha letto i miei libri, n ascoltato le mie lezioni, e tuttavia pretende di giudicare ci che ho detto e
ci che sono. Sono perfettamente disposto a discutere con chiunque - e in ogni momento - abbia
realmente letto i miei libri, che abbia capito ci che ho detto, ed abbia intenzione di parlarne con me.
Vede, prof. Marcuse, qualche aspetto positivo nella nostra societ?
Vi vedo moltissimi aspetti positivi. Ad esempio, i giovani che protestano, che costituiscono
oggi, io credo, la nostra grande speranza. Anche le persone, le persone in generale, che fanno del loro
meglio per combattere linquinamento fisico e mentale nel nostro Paese. Vedo molti lati positivi in
questa lotta, nella lotta per salvare dallinquinamento e dalla mercificazione le ultime aree belle in
questo paese. Trovo in questo paese belle e positive quelle persone che ancora conservano la capacit,
umana, di pensare e sentire in modo indipendente, che stanno disperatamente cercando di proteggersi
dal lavaggio del cervello e dallindottrinamento al quale sono di fatto esposte quotidianamente.
Bene. Grazie, prof. Marcuse, per aver chiarito quelle posizioni che hanno suscitato una
controversia di proporzioni non solo nazionali, ma anche internazionali. Abbiamo presentato un
servizio speciale, un servzio speciale pubblico di TV-8.
NOTE
* Nel corso del 1968 Marcuse fu oggetto di pesanti accuse da parte degli ambienti conservatori
di San Diego, che chiesero il suo licenziamento dalluniversit o il mancato rinnovo del suo contratto in
scadenza nel 1969. Nonostante le forti pressioni, provenienti anche dallallora governatore della
California Ronald Reagan, luniversit rinnov il contratto di Marcuse ancora per un anno. Lintervista
qui pubblicata  stata trasmessa dalla KFMB-TV di San Diego, la televisione pubblica locale, il 25
febbraio 1969, poco dopo la notizia del rinnovo del contratto, a cura di Harold Keen, noto giornalista di
San Diego, che aveva seguito per televisioni e giornali americani la controversia riguardante Marcuse.
Lintervista  stata pubblicata per la prima volta in Herbert Marcuse, The New Left and the 1960s, ed.
by D. Kellner, London-New York, Routledge, 2005, pp. 128-136.
1 William McGill (1922-1997), psicologo americano. Fu rettore dellUniversit della California
di San Diego dal 1968 al 1970. In seguito fu anche rettore della Columbia University fino al 1980
[N.d.C.].
2 Organizzazione di veterani di guerra statunitensi fondata nel 1919. A partire dagli anni
Cinquanta si  contraddistinta per una pi diretta partecipazione nel dibattito politico statunitense su
posizioni ultraconservatrici [N.d.C.].
3 Marcuse fa riferimento allarticolo anonimo Marcuse: Cop-out or Cop?, pubblicato su
Progressive Labor il 6 febbraio 1969, pp. 61-67 [N.d.C.].
4 Si fa qui riferimento alla relazione presentata da Marcuse il 4 dicembre del 1968 a New York
ad un incontro organizzato da The Guardian: Alla Nuova Sinistra, in ha nuova sinistra americana, a
cura di M. Teodori, Milano, Feltrinelli, 1970, pp. 420-427. Il passo in questione  diverso da quello a
cui si fa riferimento nellintervista. Esso recita come segue: Credo ancora che lalternativa sia il
socialismo. Ma non quello stalinista o post-stalistista, bens quel socialismo libertario che  sempre
stato parte integrante del concetto di socialismo, ma che troppo spesso  stato represso e soppresso.
Nessuna menzione invece a forze di guerriglia politica, ma il consueto riferimento a nuove forme di
agire politico, dal basso e disperse sul territorio [N.d.C.].
5 Arthur Meier Schlesinger Jr. (1917-), storico e critico sociale statunitense, consigliere politico
di John Fitzgerald Kennedy [N.d.C.].
6 John Fitzgerald Kennedy (1917-1963), uomo politico statunitense. E' stato il trentacinquesimo
presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1961 al 1963, anno in cui mor in un attentato ancora oggi
dalle dinamiche non chiarite [N.d.C.].
7 Robert Francis Kennedy (1925-1968), uomo politico statunitense, fratello minore del
presidente John Fitzgerald Kennedy, con cui collabor strettamente al tempo della crisi missilistica con
Cuba. Fu assassinato nel 1968, dopo avere vinto le elezioni primarie come candidato democratico alla
presidenza degli Stati Uniti [N.d.C.].
8 Probabile riferimento a John Stull, in seguito senatore repubblicano della California [N.d.C.].
9 Probabile riferimento a Alfred N. Whitehead, The Aims of Education, London, Macmillan,
1929: The obligation of a teacher is to serve society, not to protect the existing state from change
[N.d.C.].
LA NUOVA SINISTRA HA FALLITO?*
Prima di discutere delle ragioni del fallimento della nuova sinistra,  necessario porsi due
domande: in primo luogo, chi e che cosa sia questa nuova sinistra e, secondariamente, se essa abbia
realmente fallito.
Inizio con alcune considerazioni sulla prima questione. La nuova sinistra  costituita da gruppi
politici che si collocano alla sinistra dei tradizionali partiti comunisti; essi non possiedono ancora
alcuna forma nuova di organizzazione, sono privi di una base di massa e, soprattutto negli Usa, isolati
dalla classe operaia.
I momenti fortemente libertari e antiautoritari che hanno caratterizzato inizialmente la nuova
sinistra sono nel frattempo venuti meno, o hanno addirittura lasciato il posto ad un nuovo autoritarismo
dei gruppi. Nondimeno, ci che distingue e caratterizza tale movimento  il fatto che esso ha ridefinito
il concetto di rivoluzione, ponendolo in rapporto con nuove possibilit di libert, con le nuove
potenzialit di uno sviluppo socialista dischiuse (e immediatamente neutralizzate) dal capitalismo
avanzato. Sono emerse, in tal modo, nuove dimensioni del mutamento sociale. Il mutamento  ora
definito non pi solo come una rivoluzione economica e politica, cio come linstaurazione di un altro
modo di produzione e di nuove istituzioni, ma anche e in prima linea come rovesciamento del sistema
dominante dei bisogni e delle loro possibilit di appagamento.
Tale rappresentazione della rivoluzione era sin dallinizio parte integrante della teoria marxiana:
il socialismo  una societ qualitativamente altra, una societ nella quale sia le relazioni reci-proche tra
gli uomini, sia quelle tra uomo e natura sono rivoluzionate. Sotto la pressione della potenza economica
del capitalismo, e costretti alla coesistenza, i paesi socialisti sembrano condannati a proseguire nel
dispiegamento delle forze produttive, nellespansione, cio, del settore produttivo delleconomia. Ci
implica al tempo stesso il perpetuarsi dell 'assoggettamento degli individui alle condizioni del loro
lavoro - un assoggettamento che, in determinate circostanze, pu risultare democratico, e pu
implicare una forma di produzione pi razionale ed efficiente, cos come una pi equilibrata
distribuzione dei beni.
La sovrabbondanza di beni materiali come presupposto del socialismo: significa rinviare la
trasformazione rivoluzionaria della societ allinfinito, oppure nutrire la speranza non dialettica che,
con la crescita quantitativa delleconomia, prenda forma, quasi come prodotto secondario, una nuova
qualit della vita sociale.
La comparsa della nuova sinistra negli anni Sessanta ha vigorosamente messo in discussione
tale concetto di socialismo, insieme con la strategia ad esso legata. Nellesperienza della contraddizione
tra limmensa produttivit del capitalismo monopolistico, da un lato, e, dallaltro, lincapacit del
grande apparato socialista e comunista di trasformarla in produttivit della rivoluzione, il baricentro
della rivolta si  gradualmente spostato.
Il movimento ha mobilitato e organizzato forze che nella tradizione della teoria e della prassi
del marxismo erano state sino ad allora per lo pi trascurate. Era il tentativo di rendere totale
lopposizione - di contro alla totalit della repressione e dello sfruttamento propria del capitalismo
monopolistico. Quanto pi univoco ed esteso risultava il controllo sui bisogni da parte dellapparato
capitalistico di potere, tanto pi indispensabile appariva il rovesciamento di quei bisogni negli individui
che riproducono lesistente: una ribellione dellesistenza umana nella sfera della produzione e in quella
della riproduzione, nella struttura e nella sovrastruttura. Il movimento ha assunto sin dallinizio la
forma di una rivoluzione culturale, nella quale, oltre a rivendicazioni politiche e economiche,
trovavano espressione anche altri desideri e speranze: linteresse per una nuova morale, per un
ambiente degno delluomo, per una compiuta emancipazione dei sensi (Marx), per la liberazione dei
sensi dalla coazione a percepire uomini e cose come meri oggetti di relazioni di scambio.
Limmaginazione al potere!: era in gioco lemancipazione dellimmaginazione dalle catene della
ragione funzionale. Allalleanza di realismo e conformismo si  contrapposta la parola dordine: Siete
realisti, chiedete limpossibile!. Da qui traeva origine la forte componente estetica del movimento:
larte ha assunto il significato di forza produttiva della liberazione, dellesperienza di una realt altra,
normalmente rimossa.
Era, tutto ci, espressione di romanticismo, o persino di litarismo? Certamente no. La nuova
sinistra era in anticipo sulle condizioni oggettive, nella misura in cui articolava obiettivi e contenuti
che il capitalismo avanzato aveva reso possibili, continuando per a deformarli o a soffocarli. Una
consapevolezza e una concezione di questo tipo trovava espressione anche nella strategia: sussiste un
intimo legame tra la lotta della nuova sinistra contro forme superate di opposizione, e le tendenze
dopposizione, della lotta di classe, che si affermavano allinterno della stessa classe operaia:
autonomia versus organizzazione burocratico-autoritaria. A partire dagli anni Sessanta le occupazioni
delle fabbriche e i progetti di autogestione della produzione e della distribuzione hanno acquistato
nuovamente rilevanza.
Veniamo adesso al secondo punto, alla questione se la nuova sinistra abbia realmente fallito. 
necessario fornire una risposta a differenti livelli. Il movimento  stato, in parte, assorbito
dallestablishment o represso apertamente; in parte si  distrutto da s, giacch non ha sviluppato
forme adeguate di organizzazione ed ha lasciato che dilagassero le divisioni interne, un processo
accompagnato da anti-intellettualismo, da un anarchismo politicamente impotente, e da una narcisistica
sopravvalutazione di s.
La repressione del movimento da parte delle strutture di potere dominanti ha assunto forme
molteplici.  stata violenta, ma anche, per cos dire, normale: tecniche perfette di controllo
scientifico, liste nere, discriminazione sul posto di lavoro, un esercito di spie e informatori - tutto
questo  stato messo in campo come strumento di repressione, il cui utilizzo  stato favorito dal fatto
che la sinistra  rimasta per lo pi isolata dalla popolazione. Tale isolamento ha le sue cause nella
struttura sociale dello stesso capitalismo monopolistico avanzato, poich ampi settori della classe
operaia sono da tempo integrati nel sistema. A questo si aggiunge la prevalenza di sindacati dalle
posizioni antirivoluzionarie e di partiti operai riformisti. Tali tendenze sono espressione della relativa
stabilit del capitalismo a base neocolonialistica e neoimperialistica, con la sua schiacciante
concentrazione di potere economico e politico.
Alla luce dellimmensa concentrazione di potere rappresentata dalla totalit capitalistica, la
rivolta conto il sistema doveva necessariamente essere portata avanti da gruppi minoritari, collocati al
di fuori o ai margini del processo materiale di produzione. Da questo punto di vista si pu parlare
realmente di gruppi privilegiati, di un lite, o persino di avanguardia. Daltra parte sono stati
proprio quei privilegi - la distanza dal processo di produzione e la mancata integrazione in esso - a
dare impulso allo sviluppo di una coscienza politica radicale, che ha tradotto lesperienza
dellalienazione in ribellione contro lobsolescenza della cultura esistente, materiale e intellettuale.
Proprio per questo, certo, la rivolta non  stata pienamente efficace. Le controculture create
dalla nuova sinistra si sono autodistrutte, appena hanno perso la loro forza durto politica: col ritiro in
una sorta di liberazione privata (cultura delle droghe, culto dei guru e altre sette pseudoreligiose);
con un antiautoritarismo astratto, accompagnato dal disprezzo della teoria in quanto guida della prassi;
con la ritualizzazione e la feticizzazione del marxismo. Tutto ci era espressione di una rassegnazione e
di una disillusione premature.
Il fatto che la nuova sinistra abbia posto laccento sul sovvertimento dellesperienza, della
coscienza individuale, su un radicale rovesciamento del sistema dei bisogni e delle soddisfazioni, in
breve, la sua accentuazione di una nuova soggettivit, conferisce alla psicologia un significato politico
decisivo. La coordinazione sociale, che oggi ha mobilitato in ampia misura lo stesso inconscio per la
conservazione dellesistente, pone nuovamente la psicoanalisi al centro dellattenzione. Solo la
liberazione di impulsi rimossi e repressi pu scuotere il sistema costituito dei bisogni negli individui, e
dischiudere la dimensione fisiologica e psicologica dei bisogni della libert. La mera riattivazione degli
impulsi, tuttavia, non  in grado di assolvere tale funzione; il processo della loro liberazione deve
continuare, sino a farsi critica, autocritica dei bisogni, in risposta ai bisogni socialmente controllati e
introiettati, che si oppongono alla liberazione, e il cui appagamento garantisce invece la riproduzione
repressiva della societ di scambio. Lanalisi critica dei bisogni costituisce la dimensione
specificamente sociale della psicologia.
Senza dubbio la psiche possiede una dimensione sovrasociale, o piuttosto sub-sociale, nella
quale i bisogni pulsionali sono comuni a tutte le forme di societ: la dimensione della sessualit e della
distruzione primarie. In questo ambito si radicano conflitti che continueranno ad esistere anche in una
societ libera: la gelosia, lamore infelice, la violenza, non possono semplicemente essere messi sul
conto della societ borghese; sono espressione della contraddizione immanente alla libido tra
onnipresenza ed esclusivit, tra il godimento del cambiamento e quello della fedelt. In questa stessa
dimensione, per, le manifestazioni delle pulsioni e le modalit del soddisfacimento pulsionale sono
socialmente determinate. Anche qui luniversale  presente e opera nel particolare; luniversale,
tuttavia, qui non  il sociale, la societ negli individui, ma piuttosto la struttura pulsionale primaria
negli individui socialmente determinati.
Al di l di tale dimensione, vi  il campo dei conflitti e delle disfunzioni psichiche (e fisiche) a
carattere specificamente sociale, che sono condizionati, cio, nella loro sostanza e nelle loro
manifestazioni, dalla societ esistente e dai suoi specifici dispositivi di repressione e desublimazione.
Ne fanno parte molti dei problemi, di cui oggi tanto si parla, tra i sessi, tra le generazioni, nella
definizione del s (crisi di identit) - molti fenomeni, che oggi troppo frettolosamente vengono
classificati come alienazione individuale. Su questo piano psichico, luniversale, lessenziale nei
conflitti e nelle disfunzioni particolari,  costituito dalla societ costituita e dal suo principio di realt;
la terapia  quindi una questione di psicologia politica: la politicizzazione della coscienza e
dellinconscio, e la contro-politicizzazione del super-io.
La stretta connessione strutturale tra questi due ambiti induce facilmente allerrore di
interpretare importanti problemi politici come problemi psicologici privati. Ne risulta una traslazione
del politico nella sfera del privato, dei suoi rappresentanti e dei suoi analisti. Luso non ortodosso del
concetto di traslazione  giustificato dal fatto che tale dislocamento comporta la soddisfazione di
impulsi rimossi: la rimozione o la trasformazione degli impulsi politici radicali delle controculture,
allindomani del loro supposto fallimento; nel corso di un simile mutamento essi assumono il valore di
desideri infantili.
Nella nuova sinistra si  imposta la consapevolezza che la psicologia del profondo costituisce
un fattore decisivo nella definizione del capitalismo monopolistico avanzato, la cui integrazione si basa
principalmente sullintroiezione dei controlli sociali da parte degli individui; in tal modo, essi
riproducono il sistema dominante e il loro proprio asservimento. La riproduzione sociale viene
garantita per lo pi attraverso la manipolazione sistematica dei bisogni pulsionali e della loro
soddisfazione: la sessualit viene mercificata (nella desublimazione repressiva), mentre, nelle guerre
imperialistiche (il massacro di My Lai1, ecc.), ma anche nella criminalit crescente e nella brutalit
della realt quotidiana, si libera un surplus di aggressivit primaria. Alla psicologia non conformista,
quale terapia ed educazione politica, corrisponde la psiche politicizzata. Al ripiegamento nel privato e
allesercizio conformistico della psicologia si oppongono i tentativi di una terapia radicale, di
unarticolazione della repressione sociale operante ancora nello strato profondo dellesistenza
individuale.
Tornando alla nuova sinistra, penso che, nonostante tutto, sarebbe sbagliato parlare del suo
fallimento. Come ho cercato di mostrare, il movimento si radica nella struttura dello stesso
capitalismo avanzato; pu ritrarsi, per darsi una nuova forma, ma pu anche cadere vittima di una
repressione neofascista.
Malgrado ci, ci sono segnali che la proposta della nuova sinistra si sia diffusa e abbia
trovato ascolto al di l dei propri circuiti, e ci ha le sue ragioni. La stabilit del capitalismo  scossa,
proprio su scala internazionale; il sistema svela sempre di pi la sua distruttivit e irrazionalit. Si
diffonde, pertanto, anche la protesta, sebbene, per il momento, prevalentemente non organizzata,
diffusa, sconnessa e del tutto priva di obiettivi univocamente socialisti. Si manifesta, tra gli operai, in
forma di scioperi selvaggi, di assenteismo, di un sabotaggio occulto, o di esplosioni di ostilit contro le
direzioni sindacali; trova espressione, ancora, nella lotta delle minoranza sociali oppresse e, infine, nel
movimento di liberazione della donne. Si pu dire, in termini generali, che ci sia un declino della
morale del lavoro, una diffidenza nei confronti dei valori fondamentali della societ capitalistica e
della sua morale ipocrita; si ha, complessivamente, una perdita di fiducia nelle priorit, nella
concezione e nella gerarchia dei valori poste dal capitalismo.
C una ragione del tutto plausibile, che spiega perch la profonda insoddisfazione sociale, che
ho appena tentato di descrivere, rimanga tuttavia priva di articolazione e di organizzazione, e limitata a
piccoli gruppi: la massa della popolazione identifica ogni alternativ socialista o col comunismo
sovietico, o con un vago utopismo. Evidentemente c una diffusa angoscia nei confronti della
possibilit di un mutamento radicale della societ, che potrebbe trasformare dalle fondamenta i modi di
vita tradizionali, sotterrando secoli di morale puritana e di alienazione - valori riconosciuti o imposti
agli uomini per lungo tempo. Si  insegnato loro quanto una vita intera di fatica e repressione sia
inevitabile, come sia dettata, persino, da un comando religioso. Lassoggettamento ad un apparato
produttivo in costante espansione  stato considerato come una condizione necessaria del progresso.
Verosimilmente, tale repressione  stata a lungo realmente necessaria, per avere successo nella
lotta contro la penuria delleconomia e accrescere la mobilitazione della forza lavoro ed il dominio
della natura - e in effetti il progresso tecnico ha portato ad un enorme incremento nello sviluppo delle
forze produttive e a una sempre maggiore ricchezza sociale. Daltro canto, per, tali conquiste sono
state utilizzate, in modo sempre pi brutale, per perpetuare la penuria, per conservare la repressione,
per violentare la natura e manipolare i bisogni delluomo - tutto ci con lunico scopo di preservare il
modo di produzione dominante e la gerarchia sociale esistente, dilatandone la base.
Oggi  diventato palese che le conquiste del capitalismo non possono continuare a sussistere
allinterno di tale quadro repressivo: il sistema pu continuare a svilupparsi ulteriormente solo
provocando la distruzione - e proprio su scala internazionale -delle forze produttive, persino della
stessa vita umana. Si pu dire che il capitalismo abbia elevato a principio la propria negazione.
Su questo sfondo possiamo meglio comprendere il significato storico della nuova sinistra. Gli
anni Sessanta segnano un punto di svolta nello sviluppo del capitalismo (forse anche in quello del
socialismo); in effetti  stata la nuova sinistra a porre nuovamente allordine del giorno quellampia
dimensione, per quanto dimenticata e repressa, del mutamento sociale radicale. Ed  stata la nuova
sinistra a imprimere sulle sue bandiere - per quanto in una forma caotica e in un certo senso immatura -
lidea di una rivoluzione del XX secolo, specificamente distinta da tutte le rivoluzioni precedenti. Tale
rivoluzione corrisponderebbe alle condizioni create dal tardocapitalismo. Ne sarebbe protagonista una
classe operaia mutata nel suo essere sociale e nella sua coscienza, della quale farebbero parte ampi
settori dei ceti medi prima indipendenti e degli intellettuali. Una simile rivoluzione troverebbe il suo
impulso originario non tanto nellimpoverimento materiale, quanto piuttosto nella rivolta contro una
costellazione inumana di lavoro e tempo libero, contro bisogni e soddisfazioni indotti, contro la miseria
e lassurdit della societ opulenta. Certo, la societ tardo-capitalistica riproduce anche
limpoverimento materiale, e le forme pi brutali di sfruttamento, e tuttavia  chiaro che le forze
motrici di un rovesciamento radicale nei paesi capitalistici altamente sviluppati non sono pi costituite
prevalentemente dal proletariato, e che le rivendicazioni mirano adesso a forme di vita e bisogni
qualitativamente altri.
La nuova sinistra, con le sue rivendicazioni e la sua lotta, ha reso la ribellione contro lesistente
totale; ha mutato la coscienza e gli impulsi di ampi settori della popolazione, ha mostrato come sia
possibile una vita libera da prestazioni sciocche ed improduttive, dallangoscia, libera dalla morale del
lavoro puritana (che da tempo non  pi tale, ma una morale della pura sottomissio-ne), dalla brutalit
e dallipocrisia ben pagate; una vita, infine, libera dalla bellezza artificiale e dalla bruttezza reale del
sistema capitalistico. In altri termini, la nuova sinistra ha ridato concretezza alla consapevolezza, da
tempo divenuta astratta, che la trasformazione del mondo non significa la sostituzione di un sistema
di dominio con un altro, ma il compimento del salto ad uno stadio della civilt qualitativamente
nuovo, nel quale gli uomini possono dispiegare i loro propri bisogni e possibilit in modo solidale.
Come deve prepararsi, allora, la nuova sinistra, per una tale trasformazione radicale? Per motivi
di spazio non posso affrontare la problematica dellorganizzazione, ma devo limitarmi a un paio di
considerazioni provvisorie.
In primo luogo, dobbiamo aver chiaro che viviamo nellepoca della controrivoluzione
preventiva. Il capitalismo  pronto alla guerra civile ed alla guerra imperialistica. Di fronte allapparato
globale di controllo, la nuova sinistra - isolata dallampia massa conservatrice della popolazione - 
vincolata alla strategia minima del fronte unito2: alla collaborazione tra studenti, operai militanti, e
liberali di sinistra, sia persone singole sia gruppi (persino apolitici). Un simile fronte unito avrebbe il
compito di organizzare proteste contro specifiche azioni di aggressione e repressione particolarmente
brutali, da parte del regime. In generale, lintegrazione dominante sembra escludere, provvisoriamente,
la costruzione di partiti radicali di massa; fulcro dellorganizzazione radicale sarebbero basi locali e
regionali (nelle fabbriche, uffici, universit, quartieri); il loro compito sarebbe quello di articolare la
protesta e promuovere la mobilitazione in vista di azioni concrete. Tali azioni non mirerebbero alla
transizione al socialismo: niente ha recato maggior danno ai gruppi marxisti della nuova sinistra, che il
loro linguaggio, fatto di una propaganda reificata e ritualizzata, che presuppone gi la coscienza
rivoluzionaria che dovrebbe formare. La transizione al socialismo non , oggi, allordine del giorno, 
la controrivoluzione che prevale. In queste circostanze, si tratta di combattere le tendenze peggiori. Il
capitalismo si dispiega giorno per giorno in azioni e in fatti che potrebbero servire da obiettivo della
protesta organizzata e delleducazione politica: preparazione di nuove guerre e interventi militari,
omicidi e tentati omicidi politici, violazione brutale dei diritti civili, razzismo, intensificazione dello
sfruttamento della forza lavoro. Allinizio, la lotta si svolgerebbe, ordinariamente, entro le forme della
democrazia borghese (elezioni e appoggio a politici liberal, diffusione di informazioni tenute nascoste,
proteste contro la distruzione dellambiente, boicottaggi, ecc.). Rivendicazioni e azioni, che in altre
situazioni sono state giustamente respinte come espressione di una politica riformistica, economicistica,
borghese-liberale, possono assumere oggi un significato positivo: il tardo- capitalismo mostra una
soglia di tolleranza ridotta.
Lampliamento degli agenti potenziali della rivoluzione corrisponde a un potenziale
rivoluzionario che diviene totale. Ho gi avuto modo di notare che la nuova sinistra, nel suo periodo
eroico, era pervasa dalla convinzione che la rivoluzione del XX secolo avrebbe toccato dimensioni
che si sarebbero lasciato alle spalle tutto ci che le rivoluzioni precedenti ci avevano reso familiare.
Essa, da un lato, mobiliter gruppi marginali e settori sociali sino a adesso ancora non politicizzati;
sar, dallaltro, una rivoluzione, oltre che economica e politica, prima di tutto culturale. In questo
nuovo genere di rivoluzione trova espressione il bisogno vitale di rovesciare le concezioni dei valori
che hanno pervaso la storia della societ di classe.
In tale contesto, il movimento per la liberazione delle donne potrebbe divenire una sorta di
terza forza della rivoluzione. E' chiaro che le donne non rappresentano una propria classe; esse
appartengono a tutte le fasce sociali, e lopposizione dei sessi ha una radice non classista, ma biologica.
Al tempo stesso, essa si sviluppa in un quadro storico-sociale.
La storia della civilt  la storia del dominio maschile, del patriarcato. Lo sviluppo della donna
 stato determinato e contenuto non solo dalle esigenze della societ schiavistica, feudale e borghese,
ma, ugualmente, da bisogni specificamente maschili. Si pu dire che la dicotomia uomo-donna si 
sviluppata nellopposizione maschile-femminile. Mentre le donne, in quanto oggetto di sfruttamento e
portatrici di lavoro astratto, venivano integrate in misura crescente nel processo materiale di produzione
(ineguale uguaglianza nello sfruttamento), esse hanno dovuto tempo stesso incarnare tutte quelle
qualit della soddisfazione, dellumanit, della dedizione, che non potevano dispiegarsi nel mondo del
lavoro capitalistico senza minarne le basi repressive, senza minare, innanzitutto, larticolarsi delle
relazioni tra gli uomini secondo le leggi dello scambio di merci. Per questa ragione, si  dovuto
rigorosamente separare il regno e la particolare aura del femminile dalla sfera della produzione: da
allora, la femminilit ha assunto il significato di una qualit che conservava il suo diritto solo
allinterno delle quattro pareti domestiche e nella sfera sessuale. Naturalmente, anche questo ambito
limitato al privato rimaneva parte della struttura di dominio maschile. Una simile separazione e
suddivisione delle facolt umane  stata infine completamente istituzionalizzata e si  riprodotta di
generazione in generazione. In tal modo, condizioni sociali antagonistiche hanno assunto la forma di
unopposizione naturale, dellopposizione tra qualit innate, a fondamento di una gerarchia ritenuta
naturale, del predominio delluomo sulla donna.
Oggi laggressivit e la brutalit proprie della societ dominata dai maschi hanno raggiunto il
culmine di distruttivit, cos da non poter pi essere compensate dallo sviluppo delle forze produttive
e dal dominio razionale della natura. Perci, nel quadro della societ esistente, la rivolta delle donne
contro il ruolo loro imposto assume necessariamente la configurazione di una negazione della
contraddizione, della lotta per lequiparazione a tutti i livelli della cultura materiale e intellettuale.
Questa negazione, naturalmente ancora astratta e incompiuta, non coincide con la liberazione,
ma costituisce un primo, indispensabile passo verso di essa. Se limpulso emancipativo dovesse
arrestarsi a questo livello, il potenziale radicale di tale movimento, volto alla costruzione di una societ
socialista alternativa, sarebbe soffocato - alla fine, non si sarebbe raggiunta nientaltro che
luguaglianza nel dominio.
Il sistema stesso muterebbe solo quando lopposizione delle donne al dominio maschile
arrivasse a incidere sulla base della societ: sullorganizzazione del processo di produzione, sul
carat-tere del lavoro e sulla trasformazione dei bisogni. Una volta che la produzione fosse diretta alla
ricettivit, al godimento dei frutti del lavoro, allemancipazione dei sensi, alla pacificazione della
societ e della natura, laggressivit maschile, nella sua forma pi repressiva e profittevole, pi
produttiva, propria della riproduzione del capitalismo, perderebbe la sua base. Allora, quella che,
allinterno del dominio del maschile, appariva come lantitesi femminile alle qualit dei maschi, in
realt una rimossa alternativa sociale, storica, verrebbe a coincidere con lalternativa socialista: sarebbe
la fine alla produttivit distruttiva e autopropulsiva, per creare quelle condizioni nelle quali gli esseri
umani sarebbero in grado di godere della propria sensibilit e del proprio intelletto, e di affidarsi alle
proprie emozioni.
Sarebbe, questo, un socialismo femminile? Credo che lespressione sia fuorviante. Una
rivoluzione sociale, infatti, che abbattesse il dominio maschile, negherebbe lattribuzione di
caratteristiche specificamente femminili alla donna in quanto donna, per dispiegarle in tutti i settori
della societ, nella sfera del lavoro come in quella del tempo libero. In questo caso, la liberazione della
donna coinciderebbe con quella delluomo - essa  necessaria per entrambi.
Nello stadio attuale del capitalismo, la spirale, sempre pi frenetica, di progresso e distruzione,
di domino e assoggettamento, pu essere arrestata solo se la sinistra radicale riesce a tenere dischiuse
queste nuove dimensioni del mutamento sociale, articolando e mobilitando il bisogno vitale di un modo
di esistenza qualitativamente differente. Possiamo riconoscere gli inizi di una strategia e di una
organizzazione che riflettono tali esigenze: il principio di un linguaggio adeguato, che cerca di liberarsi
dalla reificazione e dalla ritualizzazione. La nuova sinistra non ha fallito; hanno fallito coloro, fra i suoi
sostenitori, che sono fuggiti dalla politica.
La nuova sinistra - come la sinistra in generale - corre il rischio di rimanere vittima delle
tendenze aggressive e reazionarie del tardocapitalismo. Tali tendenze, tanto pi si rafforzano, quanto
pi la crisi si espande e costringe il sistema a cercare una via duscita nella minaccia della guerra e
nella soppressione dellopposizione. La necessit del socialismo  posta nuovamente di fronte a quella
del fascismo. La classica alternativa socialismo o barbarie  oggi pi attuale che mai.
NOTE
* Versione rivista e estesa di una conferenza tenuta nel 1975 alla Universit della California ad
Irvine. Il testo  stato pubblicato per la prima volta, in tedesco, in H. Marcuse, Zeit-Messungen,
Frankfurt a. Main, Surhkamp, 1975, pp. 37-48, qui usato per la traduzione. Il saggio  poi uscito anche
in lingua inglese in New German Critique, 18, 1979, pp. 3-11.
1 II massacro di My Lai, conosciuto anche come massacro di Song My, fu un massacro di
civili inermi che avvenne avvenne il 16 marzo 1968 a My Lai, una delle quattro frazioni raggruppate
nei pressi del villaggio di Song My, nella provincia di Quang Ngai a circa 840 chilometri a nord di
Saigon, durante la guerra del Vietnam. I soldati statunitensi della Compagnia Charlie, della 11a Brigata
di Fanteria Leggera agli ordini del Tenente William Calley, uccisero 347 civili - principalmente vecchi,
donne, bambini e infanti. I soldati si abbandonarono anche alla tortura e allo stupro degli abitanti
[N.d.C.].
2 Cfr. H. Marcuse, Fr Einsheitsfront der Linken, in Nues Forum, nov. 1972, pp. 19-23
[N.d.C.].
III. FEMMINISMO E AMBIENTALISMO
LA LIBERAZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIET REPRESSIVA. UNA
CONVERSAZIONE TRA HERBERT MARCUSE E PETER FURTH*
Non c pubblicazione che abbia esercitato un influsso tanto significativo sul modo in cui il
presente numero di Das Argument  stato concepito, quanto il libro del filosofo americano Herbert
Marcuse, Eros e civilt. Tanto pi ci riteniamo fortunati che Marcuse sia inaspettatamente venuto a
Berlino Est per tre giorni e ci abbia concesso unintervista sulla questione della donna. Ne  nata una
conversazione tra Herbert Marcuse e Peter Furth1, che riportiamo di seguito per i nostri lettori.
Nel lessico marcusiano spicca il termine repressione, che ha una funzione chiave:  il caso,
pertanto, di richiamarne il significato. La chiarificazione concettuale che segue vuole fungere al tempo
stesso da breve introduzione al tracciato teorico di Marcuse. Nel suo libro Eros e civilt, Marcuse
utilizza le espressioni repressione e repressivo, per indicare processi consci e inconsci, esterni e
interni, di costrizione, restrizione e rimozione2. A causa della penuria di beni in senso lato vitali, tale
restrizione risulta inevitabile. Oggettivamente il bisogno di inibire e sottoporre a costrizione gli istinti
dipende dalla necessit di lavorare e dal differimento della soddisfazione3. La necessit della
repressione si riduce in proporzione alla crescita della produttivit della societ e della sua possibilit di
appagamento. Lampiezza e lintensit della repressione istintuale acquistano il loro pieno significato
soltanto in rapporto con lestensione della libert possibile in quel momento storico4. Ora, nella
moderna societ del capitalismo avanzato, lestensione della libert possibile in termini economici, e
lestensione della repressione reale delle pulsioni sono in stridente contrasto. Un simile contrasto si
spiega sulla base del sistema irrazionale di dominio: la graduale vittoria sulla penuria fu
indissolubilmente legata agli interessi degli individui dominanti, e forgiata nei modi scelti da questi
ultimi. Il dominio  ben diverso dallesercizio razionale dellautorit. Questultimo [...]  limitato
allamministrazione di funzioni e di ordinamenti necessari al progresso dell'insieme. Invece il dominio
viene esercitato da un gruppo particolare o da un individuo particolare allo scopo di mantenersi e
rafforzarsi in una posizione privilegiata5. Il sistema di dominio si definisce in base alle finalit della
produzione e al principio che governa la distribuzione dei prodotti: Durante tutto il corso della civilt
il bisogno prevalente fu sempre organizzato [...] in modo tale da non distribuire mai collettivamente la
penuria a seconda delle necessit individuali, cos come la conquista dei beni necessari alla
soddisfazione dei bisogni non fu organizzata con lobiettivo di soddisfare nel modo migliore le
necessit degli individui. Al contrario, la distribuzione della penuria, come anche lo sforzo di superarla
sono stati imposti agli individui6. E ancora: Lideologia doggigiorno si basa sul fatto che la
produzione e il consumo riproducono e giustificano il dominio7. I vantaggi sono pur sempre reali, e
Marcuse  molto lontano dal deplorare labbondanza di beni di consumo o i moderni modi di
produzione. Nella piena realizzazione della divisione del lavoro e dellautomazione, quindi nel
compimento dellalienazione del lavoro, egli vede la possibilit di superare lalienazione sociale
delluomo. Leliminazione delle potenzialit umane dal mondo di lavoro (alienato) crea le condizioni
preliminari per leliminazione del lavoro dal mondo delle potenzialit umane8. Tuttavia, Il
totalitarismo si diffonde nella tarda civilt industriale dovunque gli interessi del potere prevalgano sulla
produttivit, bloccando e facendo divergere le sue potenzialit9.
Dunque, quando di seguito si parler del carattere repressivo della societ, si intender quella
repressione e manipolazione sociale che, al servizio degli interessi dominanti, va ampiamente oltre la
necessit oggettiva e tende al dominio totalitario, l dove la discrepanza tra liberazione possibile e la
riduzione del singolo a una condizione di impotenza e di stupidit ha raggiunto un grado sinora mai
toccato nella storia. Come Marcuse ha ripetutamente sottolineato nel colloquio, in una societ che
rimane repressiva, lemancipazione della donna non pu portare allagognata liberazione. Dove
lemancipazione si istituzionalizza allinterno del sistema generale del dominio, gli effetti di tale
liberazione parziale sono ancora sempre repressivi. Da qui Marcuse giunge anche al netto rifiuto di un
movimento delle donne organizzato unilateralmente. La repressione colpisce entrambi i sessi, e il
suo superamento non pu essere ottenuto dalla sola donna. Marcuse appoggia tutti i tentativi -
innanzitutto quelli delle interessate - di trasmettere alle donne una coscienza della loro situazione. Ma,
cos come nel caso di ebrei e neri, la repressione della donna - ritiene Marcuse - pu essere cancellata
solo se viene cancellata complessivamente la repressione sociale.
W.F.H.10
Furth: La societ del nostro tempo pretende di aver equiparato uomini e donne, o, come si dice,
di aver realizzato lemancipazione delle donne, di aver soddisfatto, di diritto e di fatto, antiche
aspirazioni e desideri; di aver realizzato lequiparazione giuridica, come anche economica, superando
vecchi privilegi. Si pone ora la questione se lemancipazione, di cui i movimenti delle donne si sono
fatti portatori, sia stata raggiunta in questa societ, o se essa non conservi in s qualcosa in pi, che
ancora non lo  stato.
Marcuse: Dipende da quello che si intende per emancipazione. Se si intende che le donne
conseguano il diritto al lavoro e la libert di lavorare, di cui erano prive in precedenza, allora si pu
parlare di emancipazione. Conosco solo la situazione degli Stati Uniti e a quella mi riferisco nella mia
discussione; non posso parlare della Germania. Non c dubbio che l il numero delle donne che
lavorano, e per le quali i lavori domestici costituiscono solo unattivit supplementare,  enormemente
cresciuto. Se questa  emancipazione, la societ ha fatto molto in questa direzione, per quanto, nello
stesso mondo del lavoro, la donna rimanga esclusa da molti tipi di attivit. Anche su questo, quindi,
non si deve esagerare.
Io per intenderei per emancipazione qualcosa di pi. In caso contrario, se lemancipazione
consistesse solo o principalmente in una pi ampia partecipazione della donna al sistema lavorativo
socialmente costituito, alla divisione del lavoro socialmente data, ci significherebbe solamente che
essa partecipa in ugual misura anche della repressione che si esprime in tale divisione sociale del
lavoro. Allora la donna si sarebbe emancipata solamente in quanto esposta alla medesima repressione
in precedenza subita dalluomo come lavoratore. In questo senso non si pu parlare di una reale
emancipazione della donna in una societ ancora repressiva, poich qui lemancipazione non supera
mai i confini della repressione sociale.
Le speranze del movimento della donne, in quanto dichiaratamente parte del generale
movimento di emancipazione, andavano oltre. Non contenevano solo lidea di inseguire gli uomini, per
arrivare al loro stesso livello, di avere successo nella societ borghese cos come essa .
Molti contenuti di questo movimento, invece, vanno al di l di questa.
Non la si pu vedere in un duplice modo, o non si danno, qui, due momenti, ai quali si legano
tali speranze: le donne si sono comprese, in una certo senso, come lultima istanza sulla quale pu
ancora una volta riversarsi la pressione esercitata nella societ; mentre gli uomini rimangono
ingabbiati e sotto pressione nel processo di produzione, si  sperato che, se fosse venuta meno
quellultima istanza, sulla quale pu dislocarsi la pressione, e rispetto alla quale ogni oppresso pu
presentarsi come oppressore, la societ tutta si sarebbe trasformata.
Qui si compie un errore decisivo. Emancipandosi nellattivit lavorativa, infatti, la donna non si
emancipa in quanto donna, ma si trasforma in uno strumento di lavoro. Una simile emancipazione
rimane allinterno dei confini della societ esistente, senza trascenderli.
Non si pu sostenere, per, che la societ borghese non pu soddisfare una simile aspirazione,
e che questo ha i suoi buoni motivi?
Perch non pu? Non in tutte le attivit lavorative. Alcune, quelle troppo pesanti per le donne,
sono escluse, ed  un bene. Altre, che sicuramente sarebbero adatte per le donne, sono loro escluse per
altri motivi. Ma, secondo me, in questo ambito la societ pu soddisfare tale rivendicazione.
Ritiene che la societ borghese possa emancipare le donne integralmente, in quanto donne?
Per ci che riguarda la collocazione nel processo lavorativo, la donna vi prende gi parte come
luomo. Essa viene liberata come forza lavoro, come forza lavoro femminile, ma non in quanto donna.
Le sue qualit, che non si risolvono in forza lavoro, non vengono liberate. Se esse si emancipano in
altra sede, questo  un problema del tutto differente. Vorrei iniziare ad affrontarlo:  il problema della
liberalizzazione della morale, della liberalizzazione dei tab, che ha luogo nella moderna societ
industriale, anche perch risponde alle esigenze di tale societ. Senza dubbio i tab, che ancora nellet
vittoriana venivano rigorosamente rispettati, oggi non esistono pi; o costituiscono, in ogni caso, solo
qualcosa da trasgredire. Ci sono aree della societ industriale avanzata, ad esempio, in cui una ragazza
che non ha avuto rapporti sessuali prima del matrimonio perde di prestigio. Dunque, il tab viene quasi
capovolto. Non  necessario che mi soffermi su altro, sul fatto che i vecchi tab delladulterio e cose
simili si sono fortemente indeboliti. Si tratta di una questione del tutto differente. Se questa, che
potremmo chiamare desublimazione, sia davvero una liberazione,  un altro problema.
Lei muove, qui, dallesperienza americana. Da noi, al contrario, si deve registrare il tentativo
di ritornare ai tab del diciannovesimo secolo; e le riviste femminili negli ultimi anni riprendono di
continuo la questione se la donna debba avere esperienze sessuali prima del matrimonio. Possiamo
dire, in generale; che i tab sono considerati superati. Si deve per osservare che, se i tab
sostanzialmente non sono pi presi sul serio, la libert che se ne ricava risulta nuovamente ingabbiata
in una concorrenza imposta, conformemente al suo carattere, dalla societ delleconomia, e che,
quindi, la libert sessuale viene ora sfruttata nella sua valenza economica, come mezzo di
concorrenza, di accrescimento di prestigio, ecc.
Come ogni dinamica di liberazione, anche questa fa parte del processo sociale.  differente,
per, dallemancipazione nel processo di lavoro. Come ho tentato di dire, ad esempio, nel mio nuovo
libro11, la questione  se a un tale allentamento dei tab sessuali non sia legata unintensificazione della
repressione. In una societ repressiva, infatti, la desublimazione  essa stessa repressiva e pu forse
costituire un mezzo anche pi repressivo dei tab, in quanto  in grado di conciliare gli uomini con la
societ esistente.
Ci significherebbe che lemancipazione, tanto giuridica, che economica e morale, reca con s
un livellamento della divaricazione tra i sessi, ma, con ci, anche un livellamento delle persone che si
fronteggiano. In ci consisterebbe l'emancipazione: la donna  ridotta a un essere astratto, a un essere
economico, giuridico, soggetto a tab che ancora vigono, ma senza quella forza che consentirebbe agli
individui di identificarsi con essi o contro di essi. Nel modo in cui oggi risultano vincolanti, i tab non
inducono gli uomini a identificarsi e integrarsi allinterno della societ e contro di essa, a prendere
coscienza ed opporre resistenza, a diventare persone; si oscilla, invece, e ci si pu barcamenare; cos
si affonda, per, in questa societ.
Lintera societ industriale sviluppata  mobilitata per impedire il sorgere di una tale coscienza
negativa, e lallentamento dei tab, supposto o reale che sia,  uno dei mezzi che servono allo scopo.
C, per, ancora un altro elemento. Come ho detto in precedenza, agli inizi del movimento per
la liberazione della donna erano fortemente presenti due speranze: si sperava, in primo luogo, che il
superamento di questultima classe sulla quale poteva riversarsi la repressione avrebbe mutato la
societ, senza che si potesse prevedere il punto di arrivo di questo cambiamento; un secondo aspetto
ha per giocato forse un ruolo significativo: se le donne hanno investito tante speranze nella
prospettiva dellemancipazione,  perch la donna, in forza di un tab estremamente potente, ha
dovuto imparare a conoscersi come essere naturale - naturale nel senso che essa, a differenza
delluomo,  vincolata periodicamente a una natura che irrompe in lei sempre di nuovo, con ciclicit
periodica, e nel senso, conseguentemente, di dover generare i figli, rimanendovi legata; entrambi gli
elementi conservano nella valutazione sociale una forte ambivalenza.
Ma nessuno dei due costituisce un impedimento essenziale per lemancipazione lavorativa,
soprattutto alla luce dello sviluppo della tecnica moderna e della moderna igiene intima...
Infatti, se si apre una rivista o un giornale illustrato, nella parte dedicata alla pubblicit, ogni
tre pagine si pu leggere: Usi lassorbente interno X e non avr pi queste macchie. Nessuno le
noter. Come se si potesse fare in modo che non sia successo nulla. Vuol dire qui  presente un
esigenza o un interesse, e, corrispondentemente, forse anche una speranza: la speranza che tale
vincolo naturale possa essere eliminato e la divaricazione tra i sessi risolta.
Perch la si dovrebbe eliminare? E' un bene che ci sia.
Ma  anche molto gravosa. Proprio lallusione alligiene  indicativa dellesigenza di
neutralizzare lo sfondo o la struttura naturale, se cos la vogliamo chiamare, di questa divaricazione.
Non la si vuole accettare.
Non prendiamola troppo seriamente, questa pubblicit degli assorbenti e cose simili: si tratta, in
fondo, di reclame. Non vi vedrei un problema sociale. Di sicuro questa societ non vuole cancellare la
differenza naturale tra uomo e donna. Non dimentichi che nella societ borghese le particolari qualit
della donna rimangono pur sempre qualit borghesi. Non  in quanto natura - e questo rimane
comunque un concetto astratto - che la donna trascende questa societ. Del resto, questa natura 
diventata natura sociale.
Io direi di nuovo che qui lemancipazione trapassa in mero livellamento, in mera riproduzione
di ci che luomo gi  e rappresenta nella societ, e, comunque la si voglia considerare,
nellappiattimento su di un essere che  un astrazione - se non vi si vuole gi riconoscere luomo, se
tale astrazione non reca limpronta della parte maschile.
Come ho gi detto, per me questo non costituisce uno dei problemi centrali, e non vorrei
occuparmi troppo di dettagli delligiene. Preferirei affrontare con lei brevemente una questione che mi
sembra estremamente importante, riprendendo unannotazione - che  in realt molto pi di
unannotazione - dall'Essere e il nulla di J. P. Sartre: qui egli sostiene che la capacit della donna di
provare felicit, della donna intesa non come strumento di lavoro, ma come colei che dona piacere,
dipende proprio dal fatto che essa non prende direttamente parte al processo di produzione. Sartre
scende nei particolari: le parti del corpo che meno hanno a che fare col lavoro sono quelle
maggiormente investite dal piacere, e pi la donna si approssima al processo lavorativo, sul piano sia
organico che psicologico, pi si riduce la capacit di provare piacere12. Proseguendo il ragionamento, si
potrebbe concludere che anche lemancipazione lavorativa della donna nella societ esistente - e
sottolineo nella societ esistente - ha una ricaduta negativa sulla capacit di provare piacere. Questa ,
per, una questione estremamente ambivalente e problematica: non la si pu, naturalmente, intendere e
formulare come se si fosse contrari allemancipazione lavorativa della donna. Qui ritorna il problema
nel quale sempre ci si imbatte, per cui in una societ repressiva anche il bene diventa cattivo. Non per
questo, per, si pu condannare il bene.
Si potrebbe, tuttavia, nutrire forse la speranza che lequiparazione giuridica costituisca
realmente un momento di avanzamento, a patto che si concretizzi nel processo economico, a patto che
nel processo economico la donna possa diventare effettivamente uguale alluomo.
La situazione si evolve in questa direzione.
Certo, sicuramente in America molto pi che in Germania. E, ancora, in un modo molto
particolare, nel senso che - come  evidente - si cerca di tenere la donna lontana da determinate
occupazioni. Non le si impedisce solamente di fare lavori pesanti. Questi  lei stessa che li evita,
perlomeno nella nostra societ. Al contrario, da altri tipi di occupazione, che sarebbero alla sua
portata, rimane ugualmente esclusa. Si pu osservare sempre pi di frequente, ad esempio, che della
libert lavorativa, presente da principio in modo astratto, si usufruisce - e se ne raccomanda la
fruizione - per delle occupazioni determinate, a carattere educativo, di assistenza, tutti lavori che
conservano - si presume - una prossimit al ruolo tradizionale della donna nella famiglia.
Ma anche in grandissima parte nellindustria. Con la meccanizzazione del lavoro, nella stessa
industria il ruolo della donna sul piano tecnico cresce.
S, ma anche qui con una modalit nella quale ritorna la tradizionale subordinazione
femminile. Gli operai di sesso maschile lasciano le catene di montaggio e diventano tecnici,
capisquadra, operai specializzati, meccanici, che svolgono una funzione di controllo, mentre le donne
si riversano nei processi meramente meccanici. In tal modo i livelli pi bassi sono nuovamente
reclutati tra le donne.
 del tutto vero, e dipende dal fatto che la formazione e la preparazione professionale della
donna nel campo tecnico e scientifico  molto limitata.
Si tratta di un caso? E' solo una fase storica di passaggio?
Credo che si tratti di un momento storico. Non vedo perch qui dovrebbe sussistere una
limitazione di principio. Tutto dipende per essenzialmente dalla forza lavoro disponibile nella societ,
dalla disoccupazione e dallofferta di lavoro, e cos via. Qui entrano in gioco di nuovo persino altri
elementi.
Finch  assicurata la piena occupazione, ci si pu immaginare che questo processo andr
avanti. Ma si deve naturalmente sapere che le prime vittime di una crisi saranno...
Si tender a occupare in primo luogo gli uomini, perch da ultimo le faccende domestiche
qualcuno deve pur farle. E non  del tutto irrazionale. Il lavoro domestico non  meccanizzato al punto
tale che si possa fare a meno di qualcuno che lo svolga.
Se questo processo dovesse realmente costituire un progresso, lo si dovrebbe pensare tale che
la societ metta a disposizione sempre pi istituzioni e strumenti per alleggerire il lavoro domestico, a
partire da ci che  pi importante, leducazione dei bambini.
Che si tratti o meno di un progresso, in ogni caso ci che riguarda leducazione dei bambini 
ancora tuttaltra cosa. Lalleggerimento, la meccanizzazione del lavoro domestico procede
rapidamente. La donna viene naturalmente anche qui caricata di aggeggi e di ogni possibile oggetto di
moda, per non parlare poi del cosiddetto tempo libero (che realmente libero non ). Anche qui, dunque,
la penetrazione dellapparato sociale di produzione nella sfera privata diventa uno strumento di
adattamento e repressione sociale.
La prossima domanda  molto delicata e di difficile formulazione. L'avevo gi abbozzata in
precedenza, in modo per del tutto equivoco. Posto che lemancipazione, cos come  dato osservarla,
consiste in un livellamento, nel tentativo di colmare quel divario oggettivo che si conserva
nellistituzionalizzazione di ruoli legati al genere...
Perch la societ dovrebbe essere propriamente interessata a colmare questo divario? La societ
 pur sempre interessata ancora a un aumento delle nascite, ecc.; di sicuro non ha alcun interesse,
quindi, ad unattenuazione del divario.
Perch, se tale divario pu essere attenuato, se pu riconfigurarsi in ruoli nuovi, che lo
contengono in misura minore, allora pu avere luogo proprio ci che abbiamo gi menzionato: una
repressione indiretta, non pi esercitata per mezzo di tab che alimentano la contraddizione. I tab
non devono pi essere avvertiti come elemento di contraddizione, e la repressione pu aver luogo gi
in anticipo, sottobanco, come censura preventiva di ciascuno, senza che questi debba pi avvertirla e
logorarsi su di essa; cos, essa opera in modo maggiormente occulto e silenzioso, e perci pi efficace.
Per queste ragioni mi sembra che la societ sia interessata a disinnescare le contraddizioni sulle quali
pure si fonda...
Nella vita lavorativa, poich qui laumento di ci che lei chiama divario pregiudicherebbe il
lavoro allinterno del processo di produzione.
Anche nel senso che le speranze che una volta investivano lemancipazione, come la possibilit
di far valere, al di sopra delle istituzioni e attraverso di esse, nelle relazioni tra i sessi, la spontaneit -
la libera scelta, la liberazione dellamore dal momento del dominio...
La libert di scelta, nella misura in cui pu esserci in questa societ,  stata gi realizzata: non
sono pi i genitori a imporre alla donna lo sposo.
...non  possibile constatare, malgrado ci, che la speranza, che una volta si legava alla libert
di scelta,  stata delusa?
Certo, perch una simile libert di scelta - giacch in una societ repressiva non c nessuna
scelta libera - significa solo poter scegliere tra ci che viene imposto direttamente o indirettamente.
Proprio come accade nella politica con le elezioni.
E c ancora un altro elemento. Anche la speranza in una sorta di promiscuit, pure presente
allinterno del movimento di emancipazione,  rimasta insoddisfatta, giacch anche quando la si
pratica - e oggi lo si pu fare facilmente, e non solo negli ambienti pi elevati, non solo nellambito
della grande borghesia, come accadeva, per quello che ne so, nel diciannovesimo secolo, ma ora
ognuno pu imitare quanto si legge in Proust - anche allora...
Non so, c qualcosa di cos terribile come la promiscuit, in Proust?
S c, ma lasciamolo da parte... anche allora si cade nella noia, sicch ci si chiede: perch
tutto ci? Che cosa vi avevamo cercato?
S, certo. La promiscuit, se Freud ha ragione, non implica necessariamente un aumento del
piacere. Freud era convinto che nella stessa pulsione sessuale sia presente la tendenza a creare ostacoli,
per accrescere il piacere - non per reprimerlo, ma per aumentarlo. La promiscuit si colloca in questo
discorso. In quanto valvola di sfogo della soddisfazione pulsionale, controllata direttamente o
indirettamente dalla societ, la promiscuit  ancora repressiva.
NOTE
* Intervista pubblicata in Das Argument, 23, 1962, pp. 2-12.
1 Peter Furth (1930-), professore di filosofia alla Frei Universitt di Berlin e redattore di Das
Argument [N.d.C.].
2 Eros und Kultur, pp. 15-16 [trad. it., Eros e civilt. Con una nuova prefazione dellautore,
trad. it. di L. Bassi, intr. di G. Jervis, Einaudi, Torino 1968, p. 55].
3 Ivi, p. 91 [124],
4 Ibidem [124],
5Ivi,p. 43 [80-81],
6 Ibidem [80].
7 Ivi, p. 102 [133],
8 Ivi, p. 107 [133].
9 Ivi, p. 95 [128],
10 Wolfgang Fritz Haug (1936-), filosofo tedesco. E' stato professore di filosofia alla Frei
Universitt di Berlino dal 1979 al 2001 e direttore della rivista Das Argument [N.d.C.].
11 Interrogato in proposito, Marcuse ha risposto: Ancora non ho un titolo definitivo per il mio
nuovo libro. Si tratta di uno studio sullideologia della societ industriale avanzata, che viene
rappresentata come un sistema di dominio essenzialmente nuovo. Il libro contiene unanalisi critica
della trasformazione sociale (in particolare della classe operaia: la neutralizzazione [Gleichschaltung;]
dellopposizione, sul piano politico come su quello culturale, la neutralizzazione del linguaggio, dei
concetti; critica della filosofia neopositivistica). Problema principale: la posizione della teoria dialettica
di fronte a questa nuova situazione [Il riferimento  a L'uomo a una dimensione, pubblicato nel 1964,
N.d.C.].
12 J.-P. Sartre, L'essere e il nulla (1943), Milano, Il saggiatore, 1997, spec. pp. 433-458
[N.d.C.].
MARXISMO E FEMMINISMO*
Mi prender la libert di incominciare e di terminare con annotazioni per lo pi personali. Inizio
col dire che questo  il solo invito a tenere una lezione che io abbia accettato nel corso dell'intero anno
accademico. La ragione  molto semplice: credo che oggi il movimento di liberazione delle donne sia
forse il movimento politico pi importante e, potenzialmente, il pi radicale che ci sia, anche se la
consapevolezza di questo fatto non ha ancora pervaso il movimento stesso nella sua interezza.
Spiegazione dei termini:
PRINCIPIO DI REALT
- linsieme complessivo delle norme e dei valori che governano il comportamento in una
societ costituita, incorporati in istituzioni, rapporti, e cos via;
PRINCIPIO DI PRESTAZIONE
- un principio di realt fondato sullefficienza e sullabilit nella realizzazione di funzioni
economiche competitive ed acquisitive.
EROS, in quanto distinto dalla SESSUALIT:
- la sessualit  una pulsione parziale, energia libidica confinata e concentrata nelle zone
erogene del corpo, principalmente: sessualit genitale;
Eros, invece,  energia libidica, in lotta con lenergia aggressiva, che cerca di ottenere
lintensificazione, la soddisfazione e lunificazione della vita e dellambiente vitale: le pulsioni di vita
contro la pulsione di morte (Freud).
REIFICAZIONE, VERDINGLICHUNG
- gli esseri umani, e i rapporti tra esseri umani, appaiono come oggetti, cose, e rapporti tra
oggetti, tra cose.
Ora, due annotazioni preliminari su come mi appare lo stato del movimento di liberazione delle
donne. Il movimento trae origine ed opera allinterno della civilt patriarcale; ne segue che lo si deve
considerare dapprima in relazione alla condizione effettiva delle donne nella civilt dominata dai
maschi.
In secondo luogo, il movimento opera allinterno di una civilt classista, e ci d luogo a un
primo problema, perch le donne non costituiscono una classe in senso marxiano. Il rapporto
maschio-femmina taglia trasversalmente le demarcazioni di classe, ma i bisogni immediati e le
potenzialit delle donne presentano sicuramente un alto livello di condizionamento di classe. Malgrado
ci, ci sono buone ragioni per considerare quella di donna una categoria generale contrapposta a
uomo: durante un lungo processo storico, infatti, le caratteristiche sociali, psichiche e anche
fisiologiche delle donne si sono differenziate da quelle degli uomini, e a queste opposte.
Una considerazione, qui, sulla questione se le caratteristiche femminine o femminili siano
socialmente condizionate, o in ogni senso naturali, biologiche. La mia risposta  che, al di l delle
ovvie differenze fisiologiche tra maschi e femmine, le caratteristiche femminili sono socialmente
condizionate. Esse, tuttavia, in forza del lungo processo di condizionamento sociale, durato migliaia di
anni, possono diventare una seconda natura, che non si lascia trasformare automaticamente con la
fondazione di nuove istituzioni. Le donne possono essere vittime di discriminazione anche allinterno
del socialismo.
Nella civilt patriarcale, le donne sono state oggetto di uno specifico tipo di repressione, e il
loro sviluppo psichico e fisico  stato incanalato in una specifica direzione. Per queste ragioni,
lesistenza di un distinto movimento per la liberazione delle donne  non solo giustificata, ma
necessaria. La realizzazione degli obiettivi di questo movimento richiede per dei cambiamenti, nella
cultura materiale come in quella intellettuale, di entit tale da implicare un mutamento dellintero
sistema sociale. In virt della sua stessa dinamica, il movimento  legato alla lotta politica per la
rivoluzione, per la libert degli uomini e delle donne. Al di l, infatti, della dicotomia
maschio-femmina, c lessere umano, ci che  comune al maschio e alla femmina, lessere umano la
cui liberazione, la cui realizzazione costituisce ancora la posta in gioco.
Il movimento opera su due livelli; in primo luogo, la lotta per la piena uguaglianza economica,
sociale e culturale. Qui si pone la domanda se una tale uguaglianza economica, sociale e culturale sia
raggiungibile nellambito del capitalismo. Prima di ritornare sulla questione, intendo formulare,
preliminarmente, lipotesi che non ci siano ragioni economiche che impediscano il conseguimento di
una simile uguaglianza nellambito del capitalismo, per quanto di un capitalismo ampiamente
modificato. Le potenzialit, gli obiettivi del movimento di liberazione delle donne si spingono per
molto al di l di esso, in regioni impossibili da raggiungere nel quadro del capitalismo, e di una societ
di classe. La loro realizzazione richiederebbe un secondo livello, nel quale il movimento
trascenderebbe il quadro nel quale si trova ora ad operare. In questo stadio, al di l delluguaglianza,
la liberazione implica la costruzione di una societ governata da un differente principio di realt, una
societ nella quale la dicotomia costituita tra il maschile e il femminile  superata nei rapporti sociali e
individuali tra esseri umani.
Perci il movimento stesso serba limmagine non solo di nuove istituzioni sociali, ma anche di
una trasformazione della coscienza, di un mutamento dei bisogni pulsionali degli uomini e delle donne,
liberati dalle esigenze legate al domino ed allo sfruttamento. E questo  il potenziale maggiormente
radicale, sovversivo, del movimento. Ci significa impegnarsi in nome non solo del socialismo (la
piena uguaglianza delle donne  sempre stata una fondamentale rivendicazione socialista), ma di una
specifica forma di socialismo, che  stata denominata socialismo femminista1, concetto sul quale
torner in seguito.
Tale trascendenza implica la negazione dei valori repressivi, legati allo sfruttamento, propri
della civilt patriarcale. Implica la negazione dei valori sostenuti e riprodotti nella societ, in forza del
dominio maschile. Una simile sovversione radicale dei valori non pu in nessun caso costituire la mera
ricaduta secondaria di nuove istituzioni sociali, ma deve radicarsi negli uomini e nelle donne che
costruiscono le nuove istituzioni.
Qual  il significato di questa sovversione dei valori nella transizione al socialismo? E, in
secondo luogo, questa transizione reca con s la liberazione e lo sviluppo su scala sociale di
caratteristiche specificamente femminili?
Per iniziare con la prima domanda, ecco i valori dominanti nella societ capitalistica: la
produttivit profittevole, la capacit di affermarsi, lefficienza, la competitivit; in altri termini, il
principio di prestazione, il dominio della razionalit funzionale, della discriminazione nei confronti
delle emozioni, una moralit duale, letica del lavoro, che significa, per la grande maggioranza della
popolazione, la condanna ad un lavoro alienato e inumano, e la volont di potere, lostentazione della
forza, la virilit.
Ora, secondo Freud, tale gerarchia di valori  espressione di una struttura psichica nella quale
lenergia aggressiva primaria tende a contrarre e a indebolire le pulsioni di vita, cio lenergia erotica.
Secondo Freud, la tendenza distruttiva si afferma allinterno della societ nel momento in cui la civilt
deve ricorrere a una repressione sempre pi intensa, per preservare il dominio, a fronte di possibilit di
liberazione sempre pi realistiche; e lintensificazione della repressione porta, a sua volta,
allattivazione di una aggressivit addizionale, incanalata in aggressione socialmente utile. Tale
mobilitazione sociale dellaggressivit pu risultarci, oggi, solo troppo familiare: la militarizzazione, le
forze della legge e dellordine che diventano sempre pi brutali, la fusione di sessualit e violenza,
lattacco diretto alle pulsioni di vita che premono per salvare lambiente, lattacco alla legislazione
contro linquinamento e cos via.
Tali tendenze sono radicate nella struttura stessa del capitalismo avanzato. Le crisi economiche
sempre pi gravi, i limiti del capitalismo, la riproduzione della societ costituita attraverso lo spreco e
la distruzione, si fanno sentire in misura crescente e rendono necessari controlli pi intensi ed estesi,
per tenere in riga la popolazione - controlli e manipolazione che penetrano nelle profondit della
struttura psichica, nel regno delle stesse pulsioni. Nella misura in cui laggressivit e la repressione,
divenute totali, permeano la societ intera, limmagine del socialismo si modifica in un punto
essenziale. Il quanto societ qualitativamente differente, il socialismo deve incorporare l'antitesi, la
negazione determinata dei bisogni e dei valori, aggressivi e repressivi, del capitalismo, quale forma di
civilt governata dai maschi.
Le condizioni oggettive per la realizzazione di questa antitesi, di tale sovvertimento dei valori
stanno maturando e rendono possibile lo sviluppo, perlomeno per una fase transitoria della
ricostruzione della societ, di caratteristiche che, nella lunga storia della civilt patriarcale, sono state
ascritte alla donna piuttosto che alluomo. Formulate in antitesi alle qualit maschili dominanti, tali
qualit femminili sarebbero la recettivit, la sensitivit, la nonviolenza, la tenerezza e cos via. Esse si
presentano realmente come lopposto del dominio e dello sfruttamento. Al livello psicologico primario
esse farebbero parte del regno dellEros; vi si esprimerebbe lenergia delle pulsioni vitali, di contro
allenergia distruttiva della pulsione di morte. Sorge allora la domanda: perch tali caratteristiche,
legate alla protezione della vita, appaiono come tratti specificamente femminili? Perch le medesime
caratteristiche non hanno plasmato anche le qualit maschili dominanti? Tale processo ha una storia
millenaria, durante la quale la difesa della societ costituita e della sua gerarchia  dipesa, in origine,
dalla forza fisica; ne  seguito il ridimensionamento del ruolo della donna, bloccata periodicamente
dalla procreazione e poi dalla cura dei figli. Una volta costituitosi su queste basi, il dominio maschile si
 esteso dalla sfera originaria, militare, alle altre istituzioni sociali e politiche. La donna ha finito con
lessere considerata inferiore, pi debole, essenzialmente come un supporto o unappendice delluomo,
come oggetto sessuale e strumento di riproduzione. Solo in quanto lavoratrice ha raggiunto una forma
di uguaglianza con luomo, unuguaglianza repressiva. Il suo corpo e la sua mente sono stati reificati,
sono divenuti oggetti. E, insieme col suo sviluppo intellettuale,  stato bloccato il suo sviluppo erotico.
La sessualit  stata oggettivata in un mezzo utile al conseguimento di uno scopo, la procreazione o la
prostituzione.
Una prima controtendenza si  manifestata agli albori dellet moderna, nel dodicesimo e
tredicesimo secolo, e - ci riveste un grande significato - in stretto rapporto con lampio e radicale
movimento eretico dei Catari e degli Albigesi2. In questi secoli, in contrasto e in contrapposizione
allaggressivit e alla brutalit maschile, si sono esaltate lautonomia dellamore e della donna.
Lamore romantico: so benissimo che questi termini sono diventati dei dispregiativi, specialmente
allinterno del movimento. Io, tuttavia, li prendo un po pi seriamente, assumendoli in quel contesto
nel quale questi sviluppi dovrebbero essere considerati. Questo  stato il primo grande sovvertimento
della gerarchia costituita dei valori: la prima grande protesta contro la gerarchia feudale e contro i
vincoli costituiti della gerarchia feudale, repressivi in modo specialmente gravoso nei confronti della
donna.
Sia chiaro, si trattava di una protesta, di unantitesi ampiamente ideologica e limitata alla
nobilt. Non era, per, del tutto ideologica. La famosa Corte dellamore, istituita da Eleonora di
Aquitania3, sovvertiva le norme sociali prevalenti: il suo giudizio era, di fatto, sempre in favore degli
amanti e contro il marito; sul diritto del signore feudale si affermava il diritto dellamore. E, secondo
quanto si tramanda,  stata una donna a difendere lultima fortezza degli Albigesi contro le armate
assassine dei signori del Nord4.
Tali movimenti progressisti furono ferocemente soppressi. I fragili inizi del femminismo, con la
loro fragile base sociale, furono distrutti. Nondimeno, con lo sviluppo della civilt industriale, il ruolo
della donna  gradualmente mutato. Sotto limpatto del progresso tecnico, la riproduzione sociale
dipende sempre meno dalla forza e dallabilit fisiche, sia in guerra, che nel processo materiale di
produzione, o nel commercio. Ne  risultato un pi esteso sfruttamento delle donne come strumenti di
lavoro.
Lindebolimento della base sociale del predomino maschile non ha messo fine al suo
perpetuarsi ad opera della nuova classe dominante. La crescente partecipazione delle donne al processo
del lavoro industriale, che ha minato le basi materiali della gerarchia maschile, ha anche esteso la base
umana dello sfruttamento e lo sfruttamento addizionale della donna come casalinga, madre, serva, che
si aggiunge al suo lavoro nel processo di produzione.
Il capitalismo avanzato, tuttavia, ha creato gradualmente le condizioni materiali per la
traduzione dellideologia delle caratteristiche femminili in realt, le condizioni oggettive per
capovolgere la fragilit a quelle associata, in forza, loggetto sessuale in soggetto, per fare del
femminismo una forza politica nella lotta contro il capitalismo, contro il principio di prestazione.
Guardando a questa prospettiva Angela Davis parla della funzione rivoluzionaria della donna come
antitesi al principio di prestazione, in un testo scritto nel dicembre del 1971 nel carcere di Palo Alto, 
intitolato Donne e capitalismo!5.
Emergono le principali condizioni di una simile evoluzione:
- lalleviamento del lavoro fisicamente pesante,
- la riduzione dellorario di lavoro,
- la produzione di un abbigliamento piacevole e a buon mercato,
- la liberalizzazione della morale sessuale,
- il controllo delle nascite,
- la generalizzazione dellistruzione.
Tali fattori costituiscono la base sociale dellantitesi al principio di prestazione,
dellemancipazione dellenergia femminile e femminina, fisica ed intellettuale, allinterno della societ
costituita. Al tempo stesso, per, tale emancipazione  bloccata, manipolata, sfruttata da questa societ.
Il capitalismo, infatti, non pu consentire lo sviluppo di qualit libidiche, che minaccerebbero letica
del lavoro repressiva, propria del principio di prestazione, e la riproduzione costante delletica del
lavoro da parte degli stessi esseri umani. In questa fase, perci, tali tendenze liberatrici sono diventate
parte, in forma manipolata, della riproduzione del sistema costituito. Sono diventate valori di scambio,
che vendono il sistema e ne sono venduti. Con la mercificazione del sesso la societ di scambio giunge
al suo compimento: il corpo femminile diventa non solo un bene di consumo, ma un fattore vitale nella
realizzazione di plusvalore. E le donne lavoratrici continuano, in numero sempre maggiore, a soffrire il
doppio sfruttamento, come lavoratrici e come casalinghe. In questa forma, la reificazione della donna si
conserva, in modo particolarmente efficace. Come la si pu dissolvere? Come pu lemancipazione
della donna diventare una forza decisiva nella costruzione del socialismo in quanto societ
qualitativamente differente?
Torniamo alla prima fase dello sviluppo del movimento e assumiamo il conseguimento della
completa uguaglianza. Divenute uguali agli uomini nelleconomia e nella politica del capitalismo, le
donne devono condividerne le caratteristiche competitive e aggressive, necessarie per conservare un
lavoro e andare avanti nel lavoro. Crescerebbe, pertanto, il numero degli individui che subiscono e
riproducono il principio di prestazione, insieme con lalienazione che questo implica. Per conseguire
luguaglianza, che  la condizione assoluta della liberazione, il movimento deve essere aggressivo.
Luguaglianza, per, non  ancora libert. La donna pu rivendicare un ruolo centrale nella
ricostruzione della societ solo in quanto soggetto economicamente e politicamente uguale. Ma, al di l
delluguaglianza, la liberazione sovverte la gerarchia stabilita dei bisogni - e tale sovvertimento di
valori e norme farebbe emergere una societ governata da un nuovo principio di realt. Qui risiede, dal
mio punto di vista, il potenziale del socialismo femminista.
Socialismo femminista: ho fatto riferimento alla necessit di modificare la nozione di
socialismo, giacch penso che nel socialismo marxiano siano presenti elementi, residuali, legati al
principio di prestazione e ai suoi valori. Li colgo, per esempio, nellenfasi riposta sullo sviluppo,
sempre pi efficiente, delle forze produttive, sullo sfruttamento, sempre pi produttivo, della natura,
sulla separazione del regno della libert dal mondo del lavoro.
Le potenzialit del socialismo, oggi, trascendono tale immagine. In quanto modo di vita
qualitativamente differente, il socialismo utilizzerebbe le forze produttive non solo per ridurre il lavoro
alienato e il tempo di lavoro, ma anche per fare della vita un fine in s, per sviluppare i sensi e
lintelletto nella pacificazione dellaggressivit e nel godimento dellessere, per emancipare i sensi e
lintelletto dalla razionalit del dominio: ricettivit creativa versus produttivit repressiva.
In questo contesto, la liberazione della donna costituirebbe realmente lantitesi del principio di
prestazione, costituirebbe realmente la vera funzione rivoluzionaria della donna nella ricostruzione
della societ. Invece di alimentare la sottomissione e la debolezza, in tale ricostruzione le caratteristiche
femminili attiverebbero lenergia aggressiva contro il dominio e lo sfruttamento. Esse sarebbero
allopera, in qualit di bisogni e di obiettivi ultimi, nellorganizzazione socialista della produzione,
nella divisione socialista del lavoro, nella ridefinizione delle priorit, una volta che la penuria sia stata
sconfitta. Pervadendo la ricostruzione della societ nel suo complesso, le caratteristiche femminili
cesserebbero, pertanto, di essere esclusivamente femminili, poich sarebbero universalizzate nella
cultura socialista, materiale ed intellettuale. Laggressivit primaria, come in ogni forma societ,
persisterebbe, ma perderebbe la qualit specificamente maschile del dominio e dello sfruttamento. Il
progresso tecnico, la principale espressione dellaggressivit produttiva, sarebbe liberato dai suoi tratti
capitalistici e indirizzato alla distruzione della turpe distruttivit del capitalismo.
Credo che ci siano buone ragioni per dare a tale immagine della societ socialista il nome di
socialismo femminista: la donna avrebbe conseguito la piena uguaglianza economica, politica e
culturale, nello sviluppo onnilaterale delle sue facolt, e, al di d di tale uguaglianza, le relazioni sia
sociali che personali sarebbero permeate dalla sensitivit ricettiva che, sotto il dominio maschile, si
concentra ampiamente nella donna. Lantitesi maschile-femminile si sarebbe allora trasformata in una
sintesi, secondo lidea mitologica dell 'androgino.
Mi soffermer brevemente su questa idea estrema o, se si vuole, romantica o speculativa - che
credo non sia poi cos estrema n speculativa. Penso che non sia possibile intendere razionalmente
limmagine dellandroginia in nessun altro modo, se non come la fusione, nellindividuo, delle
caratteristiche psichiche e somatiche, sviluppatesi nella civilt patriarcale in modo ineguale negli
uomini e nelle donne - una fusione nella quale le caratteristiche femminili, con la cancellazione del
domino maschile, avrebbero la meglio sulla loro repressione. Nessun livello di fusione androgina
potrebbe per mai abolire le differenze naturali tra maschio e femmina in quanto individui. Ogni gioia
e ogni dolore sono radicati in tale differenza, in tale relazione con laltro, del quale vuoi diventare
parte, e che vuoi diventi parte di te, senza che egli possa diventarlo e senza che egli mai lo diventer. Il
socialismo femminista continuerebbe perci ad essere attraversato dai conflitti alimentati da tale
condizione, conflitti inestirpabili, di bisogni e di valori, ma, grazie al carattere androgino di questa
societ, sarebbe possibile affrontarli, riducendone gradualmente il contenuto di violenza e di
umiliazione.
In conclusione:
- il movimento delle donne ha conseguito un significato politico in forza dei recenti
mutamenti dello stesso modo di produzione capitalistico, che hanno fornito al movimento una nuova
base materiale. Ne richiamo i tratti distintivi:
- il numero crescente di donne impiegate nel processo produttivo,
- la crescente forma tecnica della produzione, che riduce progressivamente luso della forza
lavoro fisica pesante;
- la diffusione di una forma estetica dei prodotti, con linvito sistematico, attraverso la
pubblicit, alla sensualit e al lusso, e il dirottamento della capacit dacquisto su beni e servizi che
procurano piacere;
- la disintegrazione della famiglia patriarcale attraverso la socializzazione dei figli
dallesterno (mass media, gruppi dei pari, ecc.);
- il fatto che la produttivit del principio di prestazione sia sempre pi legata allo spreco ed
alla distruzione.
Il femminismo  una rivolta contro un capitalismo decadente, contro lobsolescenza storica del
modo di produzione capitalistico. Questo  il nesso precario tra lutopia e la realt: il movimento, in
quanto forza potenzialmente radicale e rivoluzionaria, ha una base sociale, questo  il nocciolo duro del
sogno. Il capitalismo, per,  ancora capace di trattenerlo nel sogno, di sopprimere le forze trascendenti
che lottano per il sovvertimento dei valori inumani della nostra civilt.
Quella per abolire tali condizioni  ancora una lotta politica, e in questa lotta il movimento
femminista gioca un ruolo sempre pi decisivo. Le sue forze psichiche e fisiologiche si affermano
nelleducazione politica e nellazione politica, nel rapporto tra gli individui, a lavoro e nel tempo libero.
Ho sottolineato che non ci si pu attendere che la liberazione sia il prodotto secondario di nuove
istituzioni, che essa deve emergere negli individui stessi. La liberazione delle donne ha inizio in casa,
prima che possa pervadere la societ nella sua ampiezza.
Questa  la mia conclusione, del tutto personale. La si pu interpretare come una dichiarazione
di resa, o, se si vuole, di impegno. Io credo che dobbiamo pagare per i peccati di una civilt patriarcale
e del suo potere tirannico: la donna deve diventare libera di determinare la propria vita, non come
moglie, n come madre, n come amante o compagna di qualcuno, ma come un essere umano
individuale. Sar una lotta fatta di scontri aspri, di tormento e di sofferenza (psichica e fisica). Pensate
solo alla situazione esemplare che ci  pi familiare ai nostri giorni, e che si ripete sempre di nuovo,
quando un uomo e di una donna lavorano o trovano un lavoro distanti luno dallaltra, e si pone
naturalmente il problema: chi segue chi?
Anche pi serio  il caso di rapporti erotici conflittuali, che inevitabilmente sorgeranno nel
corso del processo di liberazione. Tali conflitti erotici non potranno essere risolti in modo semplice e
giocoso, n con lintransigenza, n stabilendo relazioni di scambio; queste le si dovr lasciare alla
societ di scambio, alla quale appartengono. Il socialismo femminista dovr sviluppare una propria
moralit, che sar qualcosa di pi e di diverso dalla mera cancellazione della morale borghese.
La liberazione della donna sar un processo tormentato, ma costituir, credo, una fase
necessaria, vitale, nella transizione ad una societ migliore, per gli uomini e per le donne.
NOTE
* Testo di una conferenza tenuta alla Stanford University il 7 marzo 1974. Apparso per la prima
volta in Womens Studies, 2, 3, 1974, pp. 279-288. In apertura del testo si legge: La seguente
lezione  stata tenuta da Herbert Marcuse alla Stanford University il 7 marzo 1974. Il testo  stato
scritto e riscritto dopo discussioni intense, rigorose e spesso infuocate con le donne presenti. Nel corso
di tale confronto ho avuto modo di approfondire alcune questioni del socialismo, largamente trascurate,
e il potenziale di radicalit proprio del movimento delle donne, in quanto forza sovversiva. Il seguente
testo  dedicato, con gentile riconoscenza, a Catherine Asmann, Carol Becker, Anne-Marie Feenberg,
Ruth George; Antonia Kaus e Susan Orlofsky.
1 Corrente femminista, fondata nel 1967, che coniuga la critica femminista radicale con la
critica marxista del capitalismo. Cfr. The Radical Women Manifesto: Socialist Feminist Theory,
Program and Organizational Structure, Seattle, Red Letter Press, 20012, e G. Martin, Socialist
feminism: The First Decade 1966-1976, Freedom Socialist Publications, 19862 [N.d.C.].
2 Movimento eretico del XII, XIII e XIV secolo, detto anche degli Uomini puri, che, in
polemica con la corruzione della Chiesa e con la sua compromissione con il potere, propugnava un
ritorno al cristianesimo delle origini. Venivano chiamati in modo diverso a seconda del luogo in cui
vivevano, ad esempio Albigenesi da Albi. Furono sconfitti nella crociata del 1208 lanciata da Papa
Innocenzo III e condotta per diversi anni dagli eserciti dei nobili della Francia settentrionale [N.d.C.].
3 Eleonora di Aquitania (1122-1204), regina di Francia e poi dInghilterra. Dopo il 1170
stabil la sua residenza a Poitiers e vi tenne la sua corte. Qui teneva gli arrts damours, in cui gli
uomini erano messi a giudizio per il loro legame con le donne. Nella sessione del 1174 si asser fra
laltro che lamore tra moglie e marito  impossibile, poich i coniugi hanno il dovere di prestarsi
reciproci desideri e non rifiutarsi scambievolmente, mentre gli amanti concedono favori liberamente e
non spinti da necessit legale. Alla sua corte furono stabiliti le regole fondamentali dellamor cortese,
per iniziativa del chierico Andrea Cappellano, compose il trattato Dellarte di amare cortesemente
[N.d.C.].
4 Marcuse fa qui riferimento alla difesa di Tolosa del 1218, che vide la morte di Simon de
Montfort, capo dei crociati, per un masso lanciatogli dalle donne che difendevano la fortezza.
Lepisodio  immortalato in un dipinto di J.P. Laurens [N.d.C.].
5 A.Y. Davis, Women and Capitalism: Dialectics of Oppression and Liberation, ora in The
Angela Y. Davis Reader, Oxford, Blackwell, 1998, pp. 161-192 [N.d.C.].
ECOLOGIA E CRITICA DELLA SOCIET MODERNA*
Grazie per la calorosa accoglienza. Sono lieto di parlare a degli studenti di un corso sulla difesa
delle aree naturali. In realt non saprei cosa dire, perch mi pare non ci sia pi il problema. Come
sapete, il presidente Carter ha lottizzato pi di 36 milioni di acri di aree naturali1. Non ci sono pi molte
aree naturali da difendere, ma ci proveremo ugualmente.
Mi propongo di affrontare il tema della distruzione della natura nel contesto della distruttivit
generale che caratterizza la nostra societ, rintracciandone, quindi, le radici negli stessi individui;
esaminer, cio, la distruttivit psicologica, interna allindividuo.
La mia esposizione odierna si fonda largamente sui concetti fondamentali della psicoanalisi,
sviluppati da Sigmund Freud. Per cominciare vorrei definire, brevemente ed in modo molto
semplificato, quelli pi importanti, dei quali faccio uso. Mi riferisco, in primo luogo, allipotesi che
lorganismo vivente sia plasmato da due impulsi primari, o pulsioni, denominate luna Eros, energia
erotica, pulsioni di vita - questi termini sono pressoch sinonimi -, laltra Thanatos, energia distruttiva,
desiderio di distruggere la vita, di annientare la vita. Freud ha ricondotto tale desiderio a una pulsione
primaria di morte degli esseri umani. Intendo brevemente spiegare solo un altro concetto psicoanalitico,
quello che Freud ha chiamato principio di realt. Il principio di realt pu essere definito come la
somma complessiva di quelle norme e valori che si suppone governino il comportamento normale
allinterno della societ costituita.
Da ultimo, intendo delineare brevemente le prospettive di un mutamento radicale nella societ
odierna. Definisco radicale un mutamento che investe non solo le istituzioni e le relazioni di base di
una societ costituita, ma anche la coscienza degli individui in una tale societ. Il mutamento radicale
pu essere cos profondo, da coinvolgere anche linconscio degli individui. Tale definizione ci consente
di distinguere il mutamento radicale di un intero sistema sociale dai mutamenti interni ad esso. Il
mutamento radicale, in altre parole, implica un mutamento sia delle istituzioni della societ, sia della
struttura caratteriale prevalente tra gli individui di quella societ.
Dal mio punto di vista, la nostra societ  oggi caratterizzata dalla prevalenza, negli individui
che ne sono membri, di una struttura caratteriale distruttiva. Come possiamo parlare, per, di un simile
fenomeno? In che modo possiamo identificare una struttura caratteriale distruttiva nella nostra societ
odierna? Sostengo che la dimensione profonda della societ sia illustrata e chiarita da alcuni eventi
simbolici, da alcuni elementi simbolici e alcune azioni simboliche. Questa  la dimensione nella quale
la societ si riproduce, tanto nella coscienza degli individui, quanto nel loro inconscio. Questa
dimensione profonda  la base del mantenimento dellordine sociale costituito, politico ed economico.
Offrir tra breve tre esempi di tali eventi simbolici, che rivelano la dimensione profonda della
societ. Prima voglio sottolineare che la distruttivit di cui ho parlato, la struttura caratteriale
distruttiva, cos vistosa oggi nella nostra societ, deve essere vista nel contesto della distruttivit
istituzionalizzata, che caratterizza la politica sia estera sia interna. La conosciamo bene, ed  facile
fornirne degli esempi. Essi includono la crescita costante delle spese militari a discapito dello stato
sociale, la proliferazione di installazioni nucleari, il generale avvelenamento e inquinamento del nostro
ambiente vitale, levidente subordinazione dei diritti umani alle esigenze della strategia globale, e la
minaccia della guerra, nel caso che tale strategia venga messa in discussione. Questa distruttivit
istituzionalizzata, tanto manifesta quanto legale, costituisce il contesto nel quale ha luogo la
riproduzione individuale della distruttivit.
Permettetemi di tornare ai miei tre esempi di situazioni, avvenimenti simbolici, istanze che
gettano luce sulla dimensione profonda della societ. In primo luogo, la sorte riservata dalla Corte
Federale ad una legge statale di regolamentazione sul nucleare. Questa legge avrebbe disposto una
moratoria su tutte le installazioni nucleari presenti sul territorio dello Stato, prive di mezzi adeguati per
il trattamento delle mortali scorie atomiche. Il giudice competente lha invalidata, dichiarandola
incostituzionale2. Interpretazione brutale: viva la muerte! Viva la morte! In secondo luogo, la lettera su
Auschwitz apparsa su un grande quotidiano. In questa lettera, una donna lamentava che la
pubblicazione di una fotografia di Auschwitz sulla prima pagina del giornale era - cito - una cosa di
pessimo gusto. A che scopo, chiedeva la donna, riproporre nuovamente questo orrore? La gente ha
ancora bisogno di conservare la memoria di Auschwitz? Interpretazione brutale: dimentichiamo. Terzo
e ultimo esempio, il termine surfista nazi, accompagnato dal simbolo della svastica. Sia lespressione
che il simbolo sono orgogliosamente adottati da surfisti e riferiti a surfisti che - cito - dedicano tutta la
loro vita al surf3. Interpretazione brutale: non ve n necessit. Lintento dichiaratamente (e, voglio
credere, sinceramente) non politico del surfista nazi non cancella linterna affinit inconscia col pi
distruttivo regime del secolo, qui espressa attraverso una identificazione linguistica.
Torno alla mia esposizione teorica. La pulsione primaria alla distruzione risiede nellindividuo
stesso, come laltra pulsione primaria, Eros. Negli individui si realizza anche lequilibrio tra queste due
pulsioni. Mi riferisco allequilibrio tra la loro volont ed il loro desiderio di vivere, e la loro volont ed
il loro desiderio di distruggere la vita, lequilibrio tra la pulsione di vita e la pulsione di morte. Secondo
Freud, entrambe le pulsioni sono costantemente fuse insieme negli individui. La crescita delluna
avviene a spese dellaltra. In altre parole, ogni incremento di energia distruttiva nellorganismo porta,
meccanicamente e necessariamente, a un indebolimento di Eros, a un indebolimento della pulsione di
vita. E', questa, una concezione di estrema importanza.
Il fatto che tali pulsioni primarie siano radicate nellindividuo sembrerebbe vincolare e
circoscrivere la teoria del mutamento sociale a una questione di psicologia individuale. Come possiamo
connettere la psicologia dellindividuo e la psicologia sociale? Come si pu passare dalla psicologia
individuale alla base pulsionale di unintera societ, anzi, di unintera civilt? A mio parere, il contrasto
e lopposizione tra psicologia individuale e psicologia sociale  fuorviante. Non c separazione tra le
due. In misura diversa, tutti gli individui sono esseri umani socializzati. Il principio di realt prevalente
nella societ governa anche le manifestazioni delle pulsioni primarie degli individui, sia quelle dellego
che quelle del subconscio. Gli individui introiettano i valori e gli obiettivi che sono incorporati nelle
istituzioni sociali, nella divisione sociale del lavoro, nella struttura di potere costituita, e cos via. E,
allinverso, le istituzioni e la politica della societ riflettono (sia affermandoli, che negandoli) i bisogni
gi socializzati degli individui, che in questo modo diventano i loro propri bisogni.
Questo  uno dei pi importanti processi della societ contemporanea. In effetti, i bisogni
realmente garantiti, e in molti casi imposti, agli individui dalle istituzioni, finiscono col diventare i
bisogni e le esigenze proprie degli individui. Tale acquisizione di bisogni imposti alimenta una struttura
caratteriale affermativa. Favorisce un atteggiamento affermativo e conformista verso il sistema
costituito di bisogni, sia esso volontario o imposto con la forza. Anche se laccettazione cede alla
negazione, anche se lascia il passo ad una condotta sociale non conformista, in realt questa condotta
continua ad essere largamente determinata da ci che il non conformista rifiuta e contrasta: accettare e
affermare bisogni imposti dallesterno e introiettati - una tale introiezione negativa d origine ad una
struttura caratteriale radicale.
Struttura caratteriale radicale. Desidero presentarvene, ora, una definizione in termini
psicoanalitici - che ci condurr immediatamente al nostro problema odierno. In base ai principi
freudiani, una struttura caratteriale radicale pu essere definita come una preponderanza,
nellindividuo, delle pulsioni di vita su quelle di morte, una preponderanza dellenergia erotica sugli
impulsi distruttivi.
Nello sviluppo della civilt occidentale, i meccanismi dellintroiezione hanno raggiunto un tale
livello di affinamento ed estensione, che non  stato necessario imporre brutalmente la struttura
caratteriale affermativa, richiesta dalla societ, come avviene sotto regimi autoritari e totalitari. Nelle
societ democratiche, lintroiezione (insieme con le forze della legge e dellordine, sempre pronte e
legittimate ad intervenire)  sufficiente al funzionamento del sistema. In pi, nei paesi industriali
avanzati, lintroiezione affermativa e una coscienza conformista sono favorite dal fatto che esse
maturano su basi razionali e hanno un fondamento materiale. Mi riferisco allesistenza di un alto livello
di vita per la maggioranza della popolazione, privilegiata, e ad una morale sociale e sessuale
decisamente meno restrittiva. Questi fatti compensano, in misura considerevole, lintensificazione
dellalienazione nel lavoro e nel tempo libero, che caratterizza questa societ. In altre parole, la
coscienza conformista procura una compensazione non solo immaginaria, ma anche reale. Ci ostacola
il sorgere di una struttura caratteriale radicale.
Tuttavia, nella cosiddetta societ dei consumi, lattuale soddisfazione risulta sostitutiva e
repressiva, se messa a confronto con la possibilit reale della liberazione qui e ora. Risulta repressiva a
confronto con ci che Ernst Bloch una volta chiam luto-pia concreta4. Il concetto blochiano di
utopia concreta si riferisce a una societ nella quale gli uomini non devono pi ridurre la loro vita a
mezzo per guadagnarsi da vivere attraverso prestazioni alienate. Utopia concreta: concreta perch
una tale societ  una possibilit storica reale.
Ora, in uno stato democratico, lefficacia e lestensione dellintroiezione affermativa possono
essere misurate. Possono essere misurate sul livello di consenso di cui gode la societ esistente. Questo
trova espressione, per esempio, nei risultati elettorali, nellassenza di una opposizione radicale
organizzata, nei sondaggi dopinione, nel fatto che sopraffazione e corruzione sono accettate quali
regole normali di condotta negli affari e nellamministrazione. Una volta che, in forza
dellappagamento compensativo, lintroiezione si  radicata nellindividuo, alla gente pu essere
garantita una considerevole libert di co-determinarsi. Il popolo vuole, con buone ragioni, sostenere o
perlomeno tollerare i suoi leader, persino quando incombe lautodistruzione. Nelle condizioni della
societ industriale avanzata la soddisfazione  sempre legata alla distruzione. Il dominio sulla natura 
legato alla violazione della natura. La ricerca di nuove fonti energetiche  legata allavvelenamento
dellambiente vitale. La sicurezza  legata alla schiavit, linteresse nazionale allespansione globale. Il
progresso tecnico  legato alla crescita della manipolazione e del controllo degli esseri umani.
E tuttavia, le forze potenziali del mutamento sociale ci sono. Esse costituiscono il potenziale
perch emerga una struttura caratteriale nella quale le spinte all  emaancipazione predominino su
quelle compensative. Questa tendenza si presenta oggi come una ribellione primaria della mente e del
corpo, della coscienza e dellinconscio. Si presenta come una ribellione contro la produttivit
distruttiva della societ costituita e contro la repressione e la frustrazione sempre pi intense, connesse
con questa produttivit. Simili fenomeni possono davvero prefigurare un sovvertimento della base
pulsionale della civilt moderna.
Prima di delineare in modo sintetico i tratti storicamente nuovi di questa ribellione, spiegher il
concetto di distruttivit in riferimento alla nostra societ. Il concetto di distruzione  offuscato e
neutralizzato dallintima connessione della distruzione stessa con la produzione e la produttivit.
Questultima, mentre consuma e distrugge risorse umane e naturali, accresce pure le soddisfazioni
materiali e. culturali accessibili alla maggioranza della popolazione. La distruttivit appare oggi
raramente nella sua forma pura, in assenza di unadeguata razionalizzazione e compensazione. La
violenza trova unampia possibilit di sfogo, controllabile, nella cultura popolare, nelluso e abuso della
potenza delle macchine, e nella perversa espansione dellindustria di difesa. Questultima  resa ben
accetta dallinvocazione dellinteresse nazionale, che da tempo  divenuto cos elastico da essere
esteso al mondo intero.
Non c da meravigliarsi, quindi, della difficolt di sviluppare, in queste circostanze, una
coscienza non conformista, una struttura caratteriale radicale; non c da meravigliarsi della difficolt
di dar forza ad una opposizione organizzata. Non stupisce che disperazione, illusione, fuga dalla realt
siano dimpedimento costante ad una simile opposizione. Per tutte queste ragioni, la ribellione dei
nostri giorni si manifesta in piccoli gruppi trasversali alle classi sociali - ad esempio, il movimento
degli studenti, quello per la liberazione delle donne, le iniziative di cittadinanza, lecologismo, i
collettivi, le comuni, ecc. Inoltre, soprattutto in Europa, tale ribellione assume un carattere personale
coscientemente enfatizzato, praticato metodicamente. Esso denota una preoccupazione per la propria
psiche, le proprie pulsioni, per lautoanalisi, la celebrazione dei propri problemi, il famoso viaggio nel
privato, nel mondo interiore di ciascuno. Tale ritorno a se stessi risulta liberamente connesso con la
realt politica. Difficolt, problemi, dubbi personali vengono (senza essere affatto negati) riportati e
spiegati in base alle condizioni sociali, e viceversa. La politica si  personalizzata. Ci troviamo di fronte
alla politica in prima persona.
La funzione sociale e politica di questa radicalizzazione primaria, personale, della coscienza, 
fortemente ambivalente. Da un lato, indica depoliticizzazione, rinuncia e fuga. Dallaltro, per, questo
ritorno al s dischiude o riconquista una nuova dimensione del mutamento sociale: quella della
soggettivit e della coscienza individuale. Dopotutto, gli individui rimangono (in massa o
singolarmente) i soggetti del mutamento storico. Perci, lattuale ribellione di piccoli gruppi 
caratterizzata dallo sforzo spesso disperato di contrastare la scarsa considerazione cui lindividuo va
incontro nella prassi radicale tradizionale. Per di pi, tale politica in prima persona si contrappone
anche ad una societ dellintegrazione compiuta. Nella societ moderna, il processo dellintroiezione
affermativa massifica, in superficie, gli individui. I bisogni e le aspirazioni che essi introiettano sono
universalizzati. Diventano generali, comuni allintera societ. Il mutamento, per, presuppone
lincrinazione di tale universalit.
Il mutamento presuppone una graduale sovversione dei bisogni esistenti, in modo tale che, negli
stessi individui, allinteresse per una soddisfazione compensativa subentrino bisogni emancipativi.
Questi non sono bisogni nuovi. Non sono semplicemente il prodotto di una speculazione o di una
proiezione nel futuro. Tali bisogni sono presenti, qui e ora. Permeano la vita degli individui.
Accompagnano la condotta individuale, mettendola in discussione, ma sono presenti unicamente in una
forma che  pi o meno efficacemente repressa e distorta. Ne fanno parte perlomeno i seguenti: per
primo, il bisogno di ridurre drasticamente il lavoro alienato socialmente necessario, per sostituirlo con
unattivit creativa. Secondo, il bisogno di un tempo libero autonomo, al posto di uno svago
controllato. Terzo, il bisogno di porre fine alla recita di un copione. In quarto luogo, il bisogno di
ricettivit, di tranquillit e gioia diffusa, al posto del costante frastuono della produzione.
Evidentemente lappagamento di tali bisogni emancipativi  incompatibile con le societ
costituite, del capitalismo di stato o del socialismo di stato. E' incompatibile con sistemi sociali
riprodotti attraverso lavoro alienato a tempo pieno e prestazioni auto-perpetuantisi, sia produttive sia
improduttive. Lo spettro che oggi si aggira per la societ industriale avanzata  lobsolescenza
dellalienazione a tempo pieno. La coscienza di tale spettro  diffusa, in misura maggiore o minore, tra
lintera popolazione. E la consapevolezza popolare di tale obsolescenza si mostra sempre pi
nellindebolimento di quei valori operativi che oggi governano la condotta richiesta dalla societ.
Letica puritana del lavoro, per esempio, perde forza, come pure la morale patriarcale. Gli affari leciti
confluiscono con quelli della mafia, le rivendicazioni dei sindacati passano dagli aumenti salariali alla
riduzione del tempo di lavoro, e cos via.
Che una qualit alternativa della vita sia possibile  dimostrato. Lutopia concreta di Bloch 
realizzabile. Nondimeno, la grande maggioranza della popolazione continua a respingere lidea di un
mutamento radicale. La ragione di ci , in parte, nel potere schiacciante e nella forza compensativa
della societ costituita; in parte nellintroiezione degli evidenti vantaggi di questa societ. Ma la
ragione principale risiede nella struttura pulsionale di base degli individui medesimi. Giungiamo,
pertanto, da ultimo, a discutere brevemente di come il rifiuto del mutamento storicamente possibile sia
radicato nello stesso individuo.
Come ho detto allinizio, Freud sostiene che lorganismo umano presenta un impulso primario
verso uno stato dellesistenza privo di tensione dolorosa, verso una condizione di libert dalla pena. Lo
stesso Freud ha individuato tale stato di appagamento e libert proprio allinizio della vita, nella vita
intrauterina. Ha colto, conseguentemente, nella pulsione diretta verso una condizione priva di dolore, il
desiderio di ritornare ad uno stadio precedente dellesistenza, anteriore alla vita cosciente
dellorganismo, ed ha ricondotto tale desiderio di un ritorno a stadi anteriori della vita a una pulsione di
morte e distruzione. Questultima persegue la negazione della vita, attraverso la propria
esternalizzazione. Ci significa che si dirige fuori dellindividuo, fuori di lui o di lei, contro la vita
esterna allindividuo. La pulsione risulta esternalizzata; se non lo fosse, ci troveremmo semplicemente
nella situazione del suicidio. E' diretta alla distruzione di altri oggetti viventi, di altri esseri viventi, e
della natura. Freud ha denominato tale pulsione una via lunga e tortuosa verso la morte5.
E' possibile ipotizzare, diversamente da Freud, che la ricerca di uno stato libero dalla pena
appartenga allEros, alle pulsioni di vita, piuttosto che alla pulsione di morte? Se fosse cos, il desiderio
di appagamento raggiungerebbe la sua meta non al principio della vita, ma nel fiore della sua maturit.
Opererebbe quale desiderio non di regredire, ma di progredire. Servirebbe alla protezione ed alla
crescita della vita stessa. La pulsione volta alla libert dalla pena, alla pacificazione dellesistenza,
cercherebbe soddisfacimento nella cura e nella protezione del vivente. Troverebbe il suo appagamento
nel recupero e nella ricostruzione del nostro ambiente vitale, e nella reintegrazione della natura, sia
esterna sia interna agli esseri umani. Proprio questo  il modo in cui guardo al movimento ambientalista
dei nostri giorni, lodierno movimento ecologista.
In ultima analisi, il movimento ecologista si rivela come un movimento di liberazione politico e
psicologico.  politico, perch si oppone al potere compatto del grande capitale, sfidandone interessi
vitali. Ha un carattere psicologico (e questo  il punto pi importante) perch la pacificazione della
natura esterna, la protezione dellambiente vitale, pacificher anche la natura interna degli uomini e
delle donne. Un ambientalismo coronato da successo non potr che sottomettere, negli individui stessi,
lener-gi distruttiva a quella erotica.
Ai nostri giorni, la spinta allappagamento della forza trascendente dellEros  pericolosamente
contenuta dallorganizzazione sociale dellenergia distruttiva. Di conseguenza, le pulsioni di vita
risultano quasi del tutto incapaci di alimentare una rivolta contro il principio di realt dominante.
Lenergia dellEros  invece forte abbastanza da muovere un gruppo non conformista, insieme con altri
gruppi di cittadini non silenziosi, ad una protesta del tutto differente dalla forme tradizionali della
protesta radicale. La comparsa, in tale protesta, di un nuovo linguaggio, di nuovi comportamenti, nuovi
obiettivi, ne attesta le radici insieme psichiche e corporee. Ci troviamo di fronte ad una politicizzazione
dellenergia erotica. E' questo, ritengo, il tratto distintivo dei movimenti pi radicali dei nostri tempi.
Essi non rappresentano la lotta di classe in senso tradizionale. Non promuovono la lotta per sostituire
una struttura di potere con unaltra. Piuttosto, tali movimenti radicali costituiscono delle rivolte
esistenziali contro un principio di realt obsoleto: una rivolta portata avanti dalla mente e dal corpo
degli individui stessi. Si tratta di un esito che  tanto intellettuale che pulsionale, in cui lintero
organismo, lanima stessa dellessere umano, si fa politico. E' una rivolta delle pulsioni di vita contro la
distruzione organizzata e socializzata.
Devo sottolineare ancora una volta lambivalenza di tale ribellione, per il resto promettente. Il
fatto che la protesta radicale assuma un carattere individuale e corporeo, concentrandosi sulla
sensibilit e sui sentimenti degli individui, si scontra con lorganizzazione e lautodisciplina richieste
da una prassi politica efficace. La lotta per mutare quelle condizioni oggettive, economiche e politiche,
che sono alla base della trasformazione soggettiva, psichica e corporea, sembra affievolirsi. Il corpo e
lanima degli individui sono sempre stati spendibili, pronti ad essere sacrificati (o a sacrificarsi) in
nome di una totalit reificata, ipostatizzata - sia che si trattasse dello Stato, che della chiesa, o della
rivoluzione. Sensibilit e immaginazione non possono tener testa ai realisti che governano le nostre
vite. In altri termini, una certa impotenza sembra essere una caratteristica inerente ad ogni opposizione
radicale che rimanga al di fuori delle organizzazioni di massa quali partiti politici, sindacati e
quantaltro.
Lattuale protesta radicale sembra essere condannata a rivestire un significato marginale, a
confronto con lefficacia delle organizzazioni di massa. Una tale impotenza, tuttavia,  sempre stata la
qualit iniziale di gruppi e individui che hanno sostenuto diritti e obiettivi propri delluomo, al di l dei
cosiddetti obiettivi realistici. La debolezza di questi movimenti  forse un segno della loro autenticit.
Il loro isolamento  forse un segno degli sforzi disperati necessari per sottrarsi ad un sistema di
dominio onnicomprensivo, per incrinare il continuum della distruzione realistica, legata al profitto.
Il ritorno praticato dai movimenti radicali contemporanei, il loro ritorno nel regno psichico e
insieme corporeo delle pulsioni di vita, allimmagine dellutopia concreta, pu suggerire una
ridefinizione delle mete propriamente umane del mutamento radicale. Provo ad indicarle con ununica,
breve frase. Il mutamento radicale oggi mira a far emergere esseri umani che, fisicamente e
intellettualmente, non siano pi capaci di creare unaltra Auschwitz.
Lobiezione che talora si solleva contro questo nobile obiettivo, per cui esso sarebbe
incompatibile con la natura umana, d prova solo di una cosa: della misura in cui ci si  arresi ad
unideologia conformista. Questultima presenta il continuum storico di repressione e regressione come
una legge della natura. Contro questideologia, ribadisco che non esiste niente di simile ad una natura
umana immutabile. Al di l del livello animale, gli esseri umani sono plastici, nel corpo e nella mente,
nella profondit della loro stessa struttura pulsionale. Uomini e donne possono essere manipolati come
robot, s, ma possono anche opporre il loro rifiuto. Grazie dellattenzione.
NOTE
* Testo di una conferenza tenuta da Marcuse nel 1979 poco prima della sua morte. E' stata
pubblicata per la prima volta in Capitalism, Nature, Socialism, 3, 1992, pp. 29-38.
1 James Earl Carter (1924-), trentanovesimo presidente degli Stati Uniti dal 1977 al 1981. Nel
2002 ha ottenuto il premio Nobel per la pace [N.d.C.].
2 II riferimento  probabilmente ad una legge della California del 1979, invalidata
allunanimit dalla Corte suprema nel processo Pacific Legai Foundation v. State Energy Resources
Department and Conservation Commission [N.d.C.].
3 Termine in voga negli anni Sessanta e Settanta per descrivere persone dediche
fanaticamente allattivit sportiva del surf [N.d.C.].
4 Cfr. E. Bloch, Il principio speranza (1955), 3 voli., Milano, Garzanti, 1994.
5 Cfr. S. Freud, Al di l del principio del piacere, in cui si dice che, sotto la pressione di
stimoli esterni, lorganismo  costretto a percorrere strade sempre pi tortuose e complicate prima di
raggiungere il suo scopo, la morte (Opere IX, p. 224). La formula  ripetutamente ripresa in Eros e
civilt, cit., pp. 26 e 164 [N.d.C.].
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FINE Parte 1.